Recantina: il vitigno autoctono del Montello e dei Colli Asolani

Una giornata dedicata alla recantina, simbolo di Montello e Colli Asolani

L’11 luglio 2025, a Nervesa della Battaglia (TV) nel cuore del Veneto, si è celebrato un evento che segna una tappa importante nella rinascita della recantina, vitigno autoctono dei Colli Asolani e del Montello. Una varietà a bacca nera che, per secoli dimenticata, oggi torna al centro della scena grazie all’impegno congiunto di produttori, istituzioni e ricercatori.

L’incontro – dal titolo Recantina: il Montello e i Colli Asolani tra storia, tradizione e scienza è stato organizzato dall’Accademia della Vite e del Vino in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Asolo Montello, Giusti Wine e il progetto G.R.A.S.P.O.; la giornata ha proposto un ricco programma fatto di approfondimenti scientifici, contributi storici, riflessioni culturali e una grande degustazione collettiva.

Recantina: un vitigno quasi perduto, oggi simbolo di identità

Negli ultimi decenni, il Veneto ha conosciuto un’enorme espansione enologica, soprattutto grazie al successo dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG. Ultimamente, però, al fianco delle bollicine si fa strada un rosso identitario: la recantina, una varietà autoctona che oggi viene considerata tra le più promettenti del panorama enologico regionale.

Come ha dichiarato Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello:

La recantina è il volto rosso delle nostre colline. Un vitigno che abbiamo quasi rischiato di perdere, ma che oggi rinasce con forza grazie a un lavoro paziente e condiviso tra ricerca e produzione”.

Recantina Montello e Colli Asolani
Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello

Un convegno tra scienza e cultura del vino

Il convegno della mattina, rivolto agli Accademici della Vite e del Vino e moderato da Danilo Riponti, ha rappresentato il cuore scientifico e divulgativo della giornata. Dopo i saluti di Ermenegildo Giusti, sono intervenuti specialisti di diverse discipline:

  • Giuseppe Benciolini, pedologo, ha illustrato le caratteristiche dei suoli dei Colli Asolani e del Montello, fondamentali per comprendere l’espressione territoriale della recantina.
  • Luigi Bavaresco, genetista della vite, ha approfondito l’identità genetica del vitigno e il suo recupero nell’ambito dei progetti di biodiversità viticola.
  • Graziana Grassini, nota enologa, ha parlato del potenziale enologico della recantina, sottolineando l’eleganza e la struttura dei vini ottenuti.
  • Silvia Baratta, esperta di comunicazione del vino, ha riflettuto sull’importanza di costruire un racconto coerente e coinvolgente intorno a questa varietà.
  • Franco Dalla Rosa, Gran Maestro della Confraternita dei Vini Asolo Montello, ha ripercorso le origini storiche della recantina, offrendo un affascinante affresco del legame tra vitigno e territorio.
Recantina Montello e Colli Asolani
Abbazia di Sant'Eustachio - Nervesa della Battaglia (TV)

Il progetto G.R.A.S.P.O. e la riscoperta dei vitigni rari

Durante il convegno è stato anche presentato il progetto G.R.A.S.P.O., che si occupa della salvaguardia e valorizzazione dei vitigni rari. I tecnici Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi hanno introdotto una selezione di vini prodotti da varietà dimenticate, tra cui la recantina, evidenziando la necessità di un’agricoltura viticola più diversificata, sostenibile e identitaria.

La recantina: un approfondimento sul vitigno e il suo territorio

La storia

La recantina è un vitigno a bacca nera di antica coltivazione nella provincia di Treviso, in Veneto, documentato fin dal Seicento. Questo vitigno autoctono ha attraversato periodi di grande diffusione, venendo citato da Agostinetti nel 1600 come una delle migliori varietà nel Trevigiano, capace di produrre “molta quantità d’uva” e “vino buono e bello”. Tuttavia, agli inizi del Novecento, la recantina rischiò l’estinzione, scomparendo quasi del tutto a causa di diversi fattori, tra cui la fillossera e le sue intrinseche difficoltà di coltivazione. Fortunatamente, è sopravvissuta grazie alla memoria di alcuni viticoltori e alla presenza in vecchi filari e vigneti nella zona dei Colli Asolani. Un lungo lavoro di studio e ricerca ha permesso il suo recupero e la reintroduzione, portando all’iscrizione ufficiale nel Catalogo nazionale varietà di vite nel 2007.

Recantina Montello e Colli Asolani
Grappolo di recantina

Genetica, parentele e sinonimi

Non sono disponibili informazioni specifiche riguardo la parentela genetica della recantina. Tuttavia, sono stati recuperati e identificati tre diversi biotipi o cloni con lo stesso nome: recantina peccolo rosso e recantina peccolo scuro – presenti nei pressi di Fonte Alto (TV) – e recantina Forner nei pressi di Castelcucco (TV); quest’ultimo prende il nome dall’azienda agricola che lo ha coltivato. Attualmente, sul Registro Nazionale delle Varietà di Vite per recantina si intende la recantina Forner.

Storicamente, il vitigno è stato talvolta confuso con la Rabosa, sebbene il Zambenedetti, circa un secolo dopo Agostinetti, abbia nettamente distinto le due varietà. Un sinonimo registrato per la recantina è “recaldina”.

Recantina Montello e Colli Asolani
Tratta da Wikimedia Commons; Foto di Frassionsistematiche

Aspetti agronomici

La recantina è un vitigno con particolari esigenze agronomiche che ne hanno limitato la diffusione in passato. È caratterizzata da un grappolo compatto e una maturazione tardiva. Queste caratteristiche la rendono vulnerabile all’umidità, aumentando il rischio di rottura degli acini e marcescenza. Inoltre, storicamente, la recantina era nota per la sua scarsa resa, un fattore che ha contribuito alla sua sostituzione con varietà più produttive come merlot e glera. Nonostante ciò, il suo perfetto adattamento alle zone collinari trevigiane è un punto di forza.

Aspetti enologici

Il vino ottenuto dalla recantina si distingue per la sua intensa colorazione con marcati riflessi violacei. Al naso offre sentori di corniola, amarena e ribes nero, con un’elegante nota speziata. Presenta un buon corpo, un’ottima persistenza e un giusto equilibrio tannico.

Al palato, il vino è secco, caldo e ben strutturato, con profumi che possono variare da note leggermente erbacee a sentori di frutta rossa matura. Si abbina bene con piatti a base di coniglio in umido, carni alla brace e formaggi stagionati.

Recantina Montello e Colli Asolani
Tratta da: https://www.asolomontello.it/

Clima e pedologia del Montello e dei Colli Asolani

Pedologia

La zona del Montello e dei Colli Asolani, situata nella provincia di Treviso, rappresenta un’unica entità geologica che si protende verso le Prealpi Bellunesi.

I suoli sono caratterizzati da una forte componente ferrosa su un substrato di arenaria. Sono composti da grosse formazioni di conglomerato tenace, costituito da rocce cementate tra loro, e sono ricoperti da suolo marnoso-argilloso o marnoso-sabbioso. La tipica colorazione rossa di questi terreni testimonia la loro origine antica. I suoli sono decarbonatati e a reazione acida, mediamente profondi, con una buona capacità di riserva idrica e una discreta dotazione minerale.

Clima

Il clima del Montello e dei Colli Asolani è di tipo temperato. La relativa vicinanza al Mare Adriatico, la latitudine elevata e l’andamento dei rilievi determinano condizioni ideali per la complessità del vino. Le estati sono calde ma non afose, mentre gli inverni sono moderatamente freddi. Le peculiarità climatiche, come i versanti esposti al sole e protetti dai venti freddi provenienti da nord, favoriscono condizioni autunnali miti, consentendo maturazioni prolungate che riducono le note erbacee e ruvide nei vini, favorendo invece una maturazione zuccherina e fenolica che si traduce in vini morbidi ed aristocratici. La piovosità, la giacitura collinare che favorisce lo smaltimento dell’acqua in eccesso e la natura sciolta del terreno permettono un equilibrio nella vigoria del vitigno.

Questo connubio di suoli e clima contribuisce in modo significativo alle caratteristiche uniche dei vini prodotti in questa area, inclusi quelli ottenuti da varietà autoctone come la recantina.

Recantina Montello e Colli Asolani
Tratta da Wikimedia Commons; Foto di Luciadurante82

Degustazioni guidate e confronto tra produttori

Il pomeriggio ha visto protagonisti i 24 produttori soci del Consorzio che oggi coltivano e vinificano recantina. Un’occasione unica di confronto tecnico e culturale, accompagnata da una degustazione collettiva a cui hanno preso parte anche giornalisti di settore e opinion leader del vino.

Tra gli ospiti di rilievo figuravano Michele Zanardo, presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, e Eddy Furlan, presidente emerito dell’AIS. I loro interventi hanno ribadito il valore strategico della recantina all’interno della nuova mappa del vino italiano.

Una voce nuova nella geografia del vino italiano

Grazie al crescente impegno del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello, alle attività dell’Accademia della Vite e del Vino e al supporto di progetti come G.R.A.S.P.O., la recantina si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante nel contesto dei vini rossi italiani.

Abbiamo ascoltato voci autorevoli raccontare la recantina non solo dal punto di vista scientifico, ma anche esperienziale. L’obiettivo è stimolare sempre più aziende a produrla”, ha sottolineato ancora Noal.

Una sfida culturale oltre che enologica

La riscoperta della recantina non è solo una questione produttiva. È anche una sfida culturale, che chiama in causa il ruolo della viticoltura come custode della memoria agricola e motore di identità territoriale. In un mondo del vino sempre più globalizzato, tornare a investire sui vitigni autoctoni come la recantina significa scegliere la via dell’unicità, della sostenibilità e del radicamento.

Conclusioni

La giornata dell’11 luglio a Nervesa della Battaglia è stata molto più di un evento: è stata la dichiarazione d’intenti di un territorio che ha deciso di investire su un vitigno dal passato glorioso e dal futuro promettente. La recantina è oggi un simbolo della rinascita enologica del Montello e dei Colli Asolani, una varietà capace di raccontare, con la forza del vino, la storia di una comunità che non ha mai smesso di credere nel valore delle proprie radici.

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