Taste Alto Piemonte 2018: un elogio all’eleganza
L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare
Giorgio Armani
Un evento in crescita: 150 vini presentati da 50 produttori, le eccellenze gastronomiche di 17 aziende del territorio, circa 2.000 presenze, 23 giornalisti e una delegazione di 14 importatori provenienti da tutta Europa.
Questi i numeri di Taste Alto Piemonte, la tre giorni enogastronomica (24, 25 e 26 marzo 2018) svoltasi all’interno del Castello Visconteo Sforzesco di Novara al fine di valorizzare le “piccole grandi” Denominazioni del nord Piemonte a base Nebbiolo e il meglio della loro gastronomia; l’evento è stato reso possibile dall’impegno e dalla passione del Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte con il sostegno della Regione Piemonte, il patrocinio del Comune di Novara ed il supporto della Camera di Commercio di Novara, della Camera di Commercio di Biella e Vercelli, dell’Atl Novara, della Fondazione del Castello di Novara e di A.I.S Piemonte.
È evidente che quanto scritto finora – pur rappresentando chiaramente il ritrovato interesse per le Denominazioni del nord del Piemonte che stanno più che meritatamente tornando a essere protagoniste del meglio dell’Italia enoica – è ben lontano dal poter esprimere l’emozione che questi vini sono capaci di comunicare. Eleganza, finezza, carattere, longevità e un’anima “timida” ma piena di forza e di risvolti
affascinanti sono solo alcuni dei veri valori che hanno contraddistinto questa manifestazione nata, oltre che dal merito di quanti sono appena stati citati, soprattutto dalla caparbietà di chi, contro tutti e contro tutto, hanno creduto nel loro territorio e hanno continuato a coltivare la vite vinificandone i frutti convinti che un bel giorno – che pare stia finalmente arrivando – i loro sforzi sarebbero stai ricompensati.
Ciò che seguirà vuole essere il mio modesto grazie al loro impegno.
Le Denominazioni nel calice: il mio piccolo diario di degustazione
Purtroppo, ho potuto partecipare solo alla giornata del lunedì, ovvero quella dedicata agli operatori e gestita dai più che competenti sommelier AIS in forma di banco di assaggio senza, pertanto, poter direttamente conoscere i produttori. Di seguito, in rigoroso ordine alfabetico per Denominazione, descriverò gli aspetti essenziali di ciascuna di esse raccontandone il vino che maggiormente mi ha colpito; i miei complimenti sono, però, ovviamente estesi a tutti i produttori partecipanti.

Un’ultima premessa: i vini degustati si sono mostrati praticamente sempre di un bellissimo color granato luminoso e vellutato e pertanto, in assenza di una specifica descrizione, ogni vino di seguito descritto va inteso con tali caratteristiche visive; per tutti, inoltre, va segnalato il più che garbato e sapiente uso del legno.
Boca Doc
La Denominazione di Origine Controllata Boca, per la quale è prevista anche la tipologia Riserva, si estende nell’intero il territorio di Boca e in parte del territorio dei comuni di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco in provincia di Novara. Alla sua produzione concorrono le uve Nebbiolo, detto Spanna, in gran parte del Piemonte settentrionale, dal 70 al 90%, Vespolina e Uva rara (Bonarda novarese), da sole o congiuntamente, da un minimo del 10% a un massimo del 30%; la Doc Boca è stata riconosciuta nel settembre del 1969. Il substrato è caratterizzato dalla presenza di numerosi affioramenti porfirici ai quali si sovrappongono suoli di origine morenica composti da argilla, sabbia, ciottoli di granito e sfaldature di rocce dolomitiche del Fenera.
Cantine del Castello Conti – Boca Doc – 2009
Al naso, questo Boca 2009 si presenta capace di far coesistere finezza, tipicità e intensità regalando sensazioni di frutto rosso maturo e violetta appassita alle quali si aggiungono, in sequenza, le note delle scorze di arancia amara e quelle minerali della grafite nonché i sentori tostati del caffè.
L’attacco al palato è inaspettatamente giovanile in virtù di tannini fitti, eleganti ma ancora scalpitanti nonché di una ben vestita freschezza; l’equilibrio dell’insieme è garantito dalla pienezza del corpo e da una piacevole morbidezza; La davvero lunga persistenza chiude un assaggio che fin da subito ci pone davanti alla grandezza di questo territorio.
Bramaterra Doc
Il Bramaterra Doc, per il quale è prevista anche la tipologia Riserva, è prodotto nei comuni di Masserano, Brusnengo, Curino, Villa del Bosco, Sostegno in provincia di Biella e nei comuni di Roasio e Lozzolo in provincia di Vercelli a partire da uve Nebbiolo (50-80%), Croatina (fino a un massimo del 30%), Uva rara, localmente chiamata Bonarda novarese, e Vespolina, da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 20%; la Doc Bramaterra è stata riconosciuta nel mese di aprile del 1979. Da punto di vista geo-pedologico, l’area, che in profondità è ancora costituita da strati porfirici dovuti alla presenza del super vulcano del Sesia, si mostra, in superficie, assai diversificata; sul lato occidentale, ovvero verso la zona di Lessona, i suoli hanno una maggiore ricchezza di sabbie mentre ad est si trovano zone prevalentemente argillose; la porzione più meridionale dell’area si connota per suoli più profondi con maggior presenza di limo oltre che di argilla.
Le Pianelle – Bramaterra Doc – 2011
Le evidenti note ematiche che ricoprono il ruolo di protagonista nel bouquet di questo Bramaterra 2011 non coprono – bensì esaltano – le sensazioni di ciliegia matura e di fiori rossi appassiti dando così vita a un panorama olfattivo di buona complessità ma, soprattutto, di grande fascino e interesse.
All’assaggio, si offre morbido, di corpo e avvolgente ma, nel contempo, ricco di anima e carattere grazie all’elegante, ma ben presente, tessitura tannica e al nerbo acido che, nel loro insieme, gli conferiscono equilibrio e una beva piacevole ma cero non banale; lunga la persistenza.

Colline Novaresi Doc
Le Denominazione di Origine Controllata Colline Novaresi, nata nel mese di novembre del 1994, comprende numerosi comuni nella porzione settentrionale della provincia di Novara e prevede le tipologie Bianco (Erbaluce 100%), Rosso, Rosato e Novello (minimo 50% di Nebbiolo; possono concorrere fino al 50% altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione in Piemonte) oltre alla alle menzioni di singoli vitigni – Nebbiolo, Vespolina, Uva Rara, Croatina e Barbera – nel quale detti vitigni debbono essere presenti almeno per l’85%. Nel territorio della Denominazione i suoli sono morenico-alluvionali e si presentano maggiormente limoso-argillosi nella parte bassa delle colline ed appena più sciolti nella parte superiore.
Il Roccolo di Mezzomerico – Valentina – Colline Novaresi Doc – 2012
Ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, il Valentina 2012 si presenta grazie a un bouquet fine, chiaro sobrio ed elegante nel quale le note tipiche di marasca, violetta fresca e ribes rosso trovano ulteriore armonia e complessità con l’aiuto delle ben presenti sensazioni di erba fresca e cioccolato dolce alle quali si aggiunge una lieve pennellata di anice stellato.
La piacevole morbidezza, ben percepibile all’ingresso in bocca, unitamente alla pienezza del corpo trovano nerbo e sostegno nell’evidente, ma perfettamente integrata, spina acida nonché in tannini fitti e gradevoli pur nella loro ancora evidente gioventù; la lunga persistenza conclude un assaggio che chiama a gran voce il sorso successivo.
Fara Doc
Approvata nel mese di agosto del lontano 1969, il Fara Doc, anche in tipologia Riserva, deve essere prodotto nei soli comuni di Fara e Briona (NO) a partire da uve Nebbiolo (50- 70%), Vespolina e/o Uva rara (30-50%); sono ammesse altre uve a bacca nera non aromatiche, nella quota massima del 10%, purché autorizzate alla coltivazione nel territorio. La viticoltura di Fara si sviluppa in sponda sinistra del fiume Sesia su una collina morenica con sviluppo nord-sud dando origine a un altopiano prevalentemente argilloso diviso in due strisce collinari. I suoli sono profondi nella parte pianeggiante sommitale e più ciottolosi e sciolti lungo i versanti esposti a ovest.
Vigneti Valle Roncati – Vigne di Sopra – Fara Doc Riserva – 2012
Un vino giocato decisamente più sulla finezza che non sull’intensità e che presenta un bouquet assai territoriale ed elegante nel quale le tipiche sensazioni di marasca e violetta si alternano ai sentori minerali e terrosi della grafite; una lieve nota eterea di alcol, ben composta e gradevole, gli conferisce un’accattivante verticalità.
In bocca, conferma finezza ed eleganza oltre a mostrare un ottimo equilibrio in virtù di una ben integrata freschezza e di tannini fitti e giustamente vivaci che ne sorreggono corpo e morbidezza; assolutamente adeguata la persistenza.
Gattinara Docg
Ottenuta la Doc nel 1967, la costante ricerca della qualità svolta nel corso degli anni ha condotto questo vino all’ambito riconoscimento della Docg nel mese di ottobre del 1990. Il Disciplinare di Produzione del Gattinara Docg prevede, oltre alla menzione Riserva, che tale vino che possa essere prodotto esclusivamente nell’omonimo comune in provincia di Vercelli a partire da uve Nebbiolo (minimo 90%); possono concorrere alla sua produzione anche le uve Vespolina, per un massimo del 4%, e/o Uva Rara purché, complessivamente, non superino il 10% del totale. Il sottosuolo è di origine vulcanica e presenta prevalentemente rocce magmatiche intrusive quali porfidi e graniti con abbondanza di potassio, magnesio e ferro; al di sopra della roccia madre sono spesso presenti suoli di origine morenica dalla composizione assai diversificata.
Cantina Delsignore – Il Putto – Gattinara Docg – 2014

Ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, il Putto 2014 si presenta di grande fascino in virtù non solo dei tipici profumi di ciliegia matura, ribes rosso e violetta fresca ma, soprattutto, dell’insieme di sensazioni che lentamente emergono dal calice conferendo al suo bouquet complessità ed eleganza. Ecco quindi comparire, col tempo, leggeri sentori di erba fresca oltre a piacevoli note tostate capaci di oscillare col tempo tra il caffè e il lievemente affumicato.
All’assaggio si offre molto morbido, avvolgente, di ottimo corpo e piacevolmente caldo ma, nel contempo, capace di sfoggiare equilibrio e piacevolezza di beva grazie alla ben presente – ma altrettanto ben vestita – freschezza e a una tessitura tannica fitta e setosa; ottima la persistenza. Vino di carattere e personalità che ben si presta all’assaggio sia da parte di un consumatore alla ricerca di un vino di qualità dalla beva non eccessivamente impegnativa sia da parte di un assaggiatore più esigente alla ricerca di eleganza e di vere emozioni.
Ghemme Docg
Prodotto nei comuni di Ghemme e Romagnano Sesia (NO), il Ghemme Docg ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata nel 1969 per raggiungere, in seguito, gli onori della Docg nel mese di maggio del 1997; è prevista la tipologia Riserva. È prodotto da uve Nebbiolo (minimo 85%) ed è consentito l’utilizzo di Vespolina ed Uva Rara, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15%. Le colline moreniche, sulle quali sono prodotte le uve, si sviluppano da nord a sud e sono caratterizzate da uno stato superficiale di argille e caolini; i terreni si presentano più compatti e profondi nella parte sommitale più pianeggiante mentre sono più sciolti e ciottolosi lungo il versante occidentale.
Mirú – Ghemme Docg – 2009
Vino dal color granato luminoso con evidenti sfumature aranciate, questo Ghemme 2009 si presenta al naso con sensazioni di marasca, ribes rosso e violetta fresca che si mostrano essere capaci di valorizzare l’insieme delle eleganti note che ne completano il panorama olfattivo spaziando da una mineralità “rocciosa” alle note dolci del confetto e della cipria. In bocca, gli eccellenti tannini – fitti, setosi e avvolgenti – e l’ancora vivace freschezza donano all’insieme equilibrio, armonia e nerbo sorreggendone la pienezza del corpo e la davvero notevole morbidezza; assai lunga la persistenza.
Lessona Doc
Denominazione nata nel dicembre 1976, il Lessona Doc viene prodotto, anche nella tipologia Riserva, nel solo comune di Lessona (BI) a partire da uve Nebbiolo (minimo 85%) alle quali possono essere aggiunte, per un massimo del 15% , uve delle varietà Vespolina e Uva Rara. I suoli della Denominazione sono in grandissima parte costituiti da sabbie acide e rossicce di origine marina – molto ricche di ferro, potassio e magnesio – che ricoprono la piattaforma porfirica del supervulcano del Sesia.
Tenute Sella – San Sebastiano allo Zoppo – Lessona Doc – 2009
L’evidente – ma fine – nota ematica, che sembra inizialmente sovrastare le altri componenti del bouquet, lascia rapidamente posto ai profumi del frutto rosso maturo oltre che a sensazioni floreali riconducibili al potpourri di fiori rossi; i ben presenti sentori minerali ne completano il panorama olfattivo arricchendolo di ulteriore eleganza e tipicità.
In bocca, sfoggia tannini di eccellente fattura – fitti e ancora giustamente scalpitanti – che, unitamente alla ben presente freschezza, ne sorreggono la pienezza del corpo e l’altrettanto evidente morbidezza; la lunga persistenza sembra volerci permettere di assaporare a fondo ogni istante di questo assaggio.
Sizzano Doc
È dal mese di luglio del 1969 che la Denominazione di Origine Controllata Sizzano vede nascere, nel solo territorio dell’omonimo comune in provincia di Novara, vini ottenuti da uve Nebbiolo (dal 50 al 70%) oltre che da Vespolina ed Uva rara che, da sole o congiuntamente, devono essere presenti in percentuale compresa fra il 30 e il 50%; possono essere utilizzate, in misura massima del 10%, anche altre varietà a bacca nera non aromatiche idonee alla coltivazione nella regione Piemonte. È prevista la tipologia Riserva. La viticoltura di Sizzano si sviluppa in sponda sinistra del fiume Sesia su una collina morenica con sviluppo nord-sud dando origine a un altopiano prevalentemente argilloso diviso in due strisce collinari. I suoli sono profondi nella parte pianeggiante sommitale e più ciottolosi e sciolti lungo i versanti esposti a ovest.
Paride Chiovini – Sizzano Doc – 2013
Alla vista, il Sizzano 2013 di Paride Chiovini mostra le prime sfumature aranciate, che ne arricchiscono il luminoso color granato, preludio a un naso piuttosto “scuro”, ma di ottima finezza, nel quale le note di marmellata di frutto rosso si trovano frammiste a un insieme complesso ed intrigante di altre sensazioni quali i sentori ematici, quelli minerali della grafite e quelli di confettura di arancia amara oltre al ben riconoscibile profumo di potpourri di fiori rossi.
In bocca, si offre di corpo, morbido e di ottimo equilibrio grazie ai ben presenti e gradevoli tannini e a una più che adeguata freschezza; decisamente adeguata la persistenza.
Valli Ossolane Doc
La Denominazione di Origine Controllata Valli Ossolane, la più recente tra quelle presenti, nasce nel mese di ottobre 2009 e prevede la produzione, in numerosi comuni della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, di vini nella tipologia Bianco e Rosso (per ulteriori dettagli è possibile consultare il link riportato appena sopra). È prevista la specifica del vitigno Nebbiolo – minimo 85% – anche nella tipologia Superiore; per la sua produzione possono concorrere, fino ad un massimo del 15%, altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte.
L’area di produzione mostra caratteristiche pedoclimatiche estremamente variabile tra le varie vigne che rendono estremamente complessa una descrizione, anche sommaria, di tali aspetti.
Cantine Garrone – Prünent – Valli Ossolane Doc Nebbiolo Superiore – 2015
Ottenuto da sole uve Nebbiolo, localmente chiamato Prünent, questo 2015 regala un bouquet elegante e complesso nel quale, alle note di marasca e fragolina di bosco, si affiancano, donandogli ulteriori motivi di interesse, le sensazioni dolci del confetto oltre a quelle agrumate delle arance rosse. Il suo quadro olfattivo trova pieno compimento, col tempo, con la comparsa di sentori di fiori rossi appassiti e cioccolato fondente.
Al palato, si offre morbido e di corpo con tannini eleganti e fitti che, insieme alla ben presente freschezza, gli conferiscono equilibrio e una davvero notevole gradevolezza di beva; lunga la persistenza.
Un vino capace di interpretare le Alpi e il vitigno con grazia e personalità.




