• Sab 26 Nov 2022

Mazziotti, Bolsena, il tempo e il vino

Il vino e il tempo sono indissolubilmente legati e per comprendere ciò è sufficiente pensare alla maturazione delle uve in vigna e all’attesa per l’evoluzione del vino in cantina. Il tempo, però, è un attore esigente che non si limita a un ruolo di comprimario ma vuole essere ovunque protagonista richiedendo un ruolo anche nella storia e nelle tradizioni dei territori di produzione e delle aziende che vi operano e, non da ultimo, anche nell’origine dei territori stessi in virtù del suo lento trascorrere che vede originarsi suoli, monti e valli che influenzano in modo profondo le caratteristiche delle uve e dei vini da esse ottenute.

L’Azienda Agricola Mazziotti di Bolsena – con i suoi 120 anni di storia, le sue quattro generazioni che l’hanno fondata nel 1900 e condotta in anni che hanno visto cambiare in modo inimmaginabile il nostro Paese e, non certo da ultimo, con i suoi vulcani ormai spenti che in centinaia di migliaia di anni hanno originato i suoli che oggi ne ospitano i vigneti – rappresenta un bell’esempio di quanto il tempo possa offrire alla passione che tutti noi, che amiamo il vino, condividiamo.

Bolsena, il suo territorio, la sua storia

Una terra nata dal fuoco

La porzione di provincia di Viterbo tra Bolsena e Montefiascone appartiene al complesso vulcanico Vulsino la cui attività sembra essere iniziata circa 800.000 anni or sono per raggiungere il suo apice dopo circa 200.000 anni; i materiali eruttivi che compongono i suoli a est e a sud del Lago di Bolsena, che occupa la caldera ormai collassata del vulcano, si sono originati in questa fase di massima attività ed è proprio sulla sponda orientale del lago stesso che oggi è attiva l’Azienda Agricola Mazziotti. Questi materiali sono principalmente costituiti da tufi grigiastri poveri in silice e ricchi di leucite – detti di Montefiascone – alternati a ceneri, sabbie vulcaniche e lapilli; sono anche presenti inclusi lavici di dimensioni variabili oltre a colate laviche di limitata estensione aventi la stessa composizione chimica e mineralogica dei tufi. La permeabilità di questo tipo di rocce è sempre piuttosto elevata sia a causa della porosità dei tufi, dei lapilli e delle sabbie sia per la fessurazione delle lave. I suoli da essi derivati sono particolarmente ricchi di potassio e fosforo.

Il clima

La zona gode di un clima temperato di transizione con una temperatura media annuale compresa fra 13,8 ed i 15,6°C; la temperatura media mensile si mantiene sotto i 10°C per un periodo di circa 3 – 4 mesi. Le precipitazioni complessive medie annuali sono comprese fra gli 810 e i 1214mm; nei mesi estivi l’area è soggetta a una certa aridità dato che le precipitazioni complessive medie del periodo si attestano tra 73 e 123mm.

Cenni di storia delle viticoltura tra Bolsena e Montefiascone

La viticoltura in questa zona è conosciuta fin dalla tempi della civiltà villanoviana – che in seguito diede origine a quella etrusca – ovvero da un periodo che si colloca nella prima età del ferro (X secolo a.C. – VIII secolo a.C.). La conoscenza di tale coltura, infatti, è testimoniata dal ritrovamento, avvenuto nel 1959, di frammenti di tralci e di vinaccioli di viti selvatiche presso l’insediamento palafitticolo del Grancaro o Granciaro situato proprio tra Montefiascone e Bolsena. La coltivazione della vite continuò a essere praticata nei secoli ricevendo un forte impulso da parte dell’antica Roma e sopravvivendo senza particolari problemi, fatto questo poco comune, alla scomparsa dell’Impero.

Un nuovo periodo di grande importanza fu poi vissuto dalla vitivinicoltura del territorio nel corso del primo Rinascimento, grazie anche all’impulso datole dallo Stato Pontificio, tanto che gli Statuti di Montefiascone, degli anni 1471 e 1584, le riservavano ampio spazio normando le pratiche di coltivazione nonché la produzione, la conservazione e il commercio del vino prodotto.

La notorietà dei vini di queste terre attraversò indenne i secoli seguenti tanto che li troviamo citati in numerosi trattati del XIX secolo; infine, a ulteriore testimonianza della rilevanza nazionale che questi vini hanno sempre mantenuto, è giusto ricordare che la Denominazione di Origine Controllata “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone” venne istituita già nel 1966.

Bolsena e i suoi vitigni tradizionali

L’area di Bolsena e Montefiascone trova in alcuni vitigni – principalmente in quelli a bacca bianca utilizzati nella produzione dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc – l’anima profonda delle proprie tradizioni: malvasia bianca lunga, malvasia del Lazio (nota anche come malvasia puntinata), trebbiano toscano – localmente denominato procanico – e rossetto, spesso considerato erroneamente sinonimo di trebbiano giallo, rappresentano, pertanto, la tradizione dei vini di queste colline. È giusto, però, sottolineare che anche alcuni vitigni internazionali hanno trovato casa su queste terre vulcaniche riuscendo a dar vita a prodotti di sicuro interesse. (per le sinonimie e le parentele genetiche fare riferimento al volume Wine Grapes di J. Robinson, J. Harding e J. Vouillamoz – 2012)

Trebbiano toscano

Noto almeno dal Rinascimento, questo vitigno è ampiamente diffuso in centro Italia ma è molto ben rappresentato anche nel resto del mondo e, in particolare, in Francia dove è noto con nome di ugni blanc. Il trebbiano toscano ha mostrato una stretta parentela con la garganega e, dato il gran numero di varietà che si sono originate da questo vitigno, anche – solo per citarne alcuni – con l’albana, il catarratto bianco, la malvasia bianca di Candia, il montonico e la passerina.

Malvasia bianca lunga

Nota anche con nome di malvasia del Chianti, questa varietà è ampiamente diffusa in Italia centrale pur essendo localmente presente anche in quella settentrionale e meridionale. Questo vitigno, identico a due varietà croate e greche, mostra strette parentele con la malvasia delle Lipari oltre che con la malvasia nera di Brindisi.

Malvasia del Lazio

Detta anche malvasia puntinata, la malvasia del Lazio è risultata essere un incrocio naturale fra moscato d’Alessandria e schiava grossa; si ipotizza che tale incrocio sia avvenuto in Lazio dove, in passato, entrambe le varietà potrebbero essere state presenti. Questo vitigno regala ai vini da esso ottenuti note aromatiche floreali nonché di frutta esotica con profumi che, già dalle bacche, riportano alla mente i sentori del moscato dal quale ha tratto origine. La malvasia del Lazio è oggi coltivata prevalentemente nella regione da cui trae il nome.

Rossetto

Questa varietà a bacca bianca, che può a piena maturazione mostrare sfumature rosate, è spesso erroneamente considerata essere coincidente con il trebbiano giallo che le analisi biomolecolari hanno invece dimostrato essere un vitigno a sé stante. Da sempre coltivato nelle zone di Orvieto, Bolsena e dei Castelli Romani, il rossetto, che ha rischiato l’estinzione negli anni ‘60 dello scorso secolo, è previsto – con una percentuale compresa fra il 5 e il 40% – nel disciplinare dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc.

L’Azienda Agricola Mazziotti: quattro generazione tra Bolsena e il vino

La storia in breve

Fondata a Bolsena nel 1990 dal barone Gerardo Mazziotti, calabrese di nascita e già attivo nel settore vitivinicolo da circa un decennio, l’Azienda ottenne numerosi riconoscimenti fin dall’inizio della propria attività. Alla scomparsa de fondatore, suo figlio Italo prese le redini dell’attività e intraprese immediatamente un cammino di sviluppo e ammodernamento che vide nell’acquisto dell’attuale Tenuta e nell’adozione del vigneto specializzato i suoi punti focali.

In seguito, fu la figlia Flaminia, tutt’ora titolare dell’Azienda di famiglia insieme a sua figlia Valeria Laurenzi, a condurre l’attività nel difficile percorso di transizione verso i mercati globali e un mutato approccio al consumo di vino che ha caratterizzato questi ultimi decenni.

La prima etichetta aziendale dell’Est Est Est risalente agli inizi del 1900

Mazziotti oggi: la vigna e la cantina

L’Azienda, che si estende su una superficie di circa 100 ettari, può attualmente contare su quasi 30ha di vigneto per una produzione complessiva di 350.000 bottiglie suddivise tra cinque differenti etichette. Il vigneto, allevato a doppio guyot per le varietà a bacca bianca e a cordone speronato per quelle a bacca nera, è sito a una quota di 370m s.l.m. su suolo vulcanico, sciolto con poco scheletro e ricco di potassio e fosforo.

I vini sono tutti vinificati e affinati in acciaio ad esclusione del Volgente che trascorre un periodo di maturazione di 12 mesi in barrique di rovere d’Allier e Limousin.

La degustazione, ovvero i vini alla prova del calice

Le righe che seguono rappresentano il racconto dei cinque vini dell’Azienda Agricola Mazziotti degustati nel corso degli ultimi due mesi; per ogni bottiglia sarà indicata la data esatta di degustazione e il numero di lotto della bottiglia stessa al fine di rendere quanto più “tracciabile” possibile l’assaggio e la relativa descrizione.

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc Classico – 2019

Di un lucente color giallo verdolino, questo Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc Classico, ottenuto da uve trebbiano toscano, malvasia del Lazio e rossetto, sfoggia un naso fine, intenso e riccamente fruttato nel quale si riconoscono nitidamente le note fragranti della mela Golden, della pera e della pesca a polpa bianca; una lieve rotazione del calice permette al suo quadro olfattivo di arricchirsi dei sentori floreali dell’acacia oltre che dei profumi delle erbe officinali tra le quali è facile riconoscere il timo e la maggiorana.

Al palato, spicca per la ricchezza del corpo e l’altrettanto importante morbidezza che sembrano avvolgere, donando così equilibrio e armonia all’insieme, la marcata sapidità e la vivida freschezza; ne deriva un vino dalla beva facile, di grande piacevolezza ma certo non piatto o scontato che, anche in virtù della piacevole chiusa lievemente ammandorlata e dell’adeguata persistenza, ci offre un sorso snello ma di carattere che ben rende onore alla plurisecolare tradizione di questo vino.

Degustazione del giorno 24 aprile 2020; bottiglia appartenente al lotto L. E191

Canuleio – Lazio Igp Bianco – 2019

Ottenuto a partire da uve chardonnay (60%), sauvignon blanc (20%) e malvasia del Lazio (20%), il Canuleio 2019 sfoggia nel calice un cristallino color paglierino chiaro, preludio a un quadro olfattivo marcatamente fruttato nel quale spiccano la pera, la pesca a polpa bianca e la banana oltre a richiami tropicali ben riconducibili all’ananas fresco; col tempo, l’insieme svela nuove sensazioni quali i sentori agrumati del cedro fresco e quelli vegetali – garbati ed eleganti – della mentuccia e della foglia di pomodoro a ricordarci la presenza del sauvignon blanc.

L’attacco in bocca è ampio e rotondo grazie alla ricchezza del corpo e all’importante morbidezza; al centro bocca, l’equilibrio è garantito dalla vivida freschezza e dalla spiccata sapidità. La più che adeguata persistenza, la piacevolezza del fin di bocca e una beva capace di reclamare il sorso successivo concludono un assaggio di piena soddisfazione.

Degustazione del giorno 1 maggio 2020; bottiglia appartenente al lotto L. C191

Merlot – Lazio Igp Rosso – 2019

Le uve merlot utilizzate per questo Lazio Igp Rosso danno vita a un vino dal più che intenso color porpora che regala un naso piacevole, ancorché semplice, nel quale le intense note di ciliegia matura sono affiancate dalle sensazioni floreali del giaggiolo oltre che da quelle più dolci del confetto; gli ultimi sentori vinosi ne tradiscono, insieme al color porpora, la troppo giovane età.

È all’assaggio, però, che questo vino riesce a stupire offrendo un sorso molto ricco e avvolgente e, nel contempo, teso e vibrante grazie alla composta freschezza e a una tessitura tannica di ottima fattura; adeguata la persistenza.

Un vino ancora giovane ma che promette soddisfazioni a chi avrà la pazienza di aspettarlo qualche anno.

Degustazione del giorno 7 maggio 2020; bottiglia appartenente al lotto L. M192

Terre di Melona – Lazio Igp Bianco Vendemmia tardiva – 2019

Il Terre di Melona 2019 è stato ottenuto a partire da uve grechetto (70%) e malvasia del Lazio (30%) vendemmiate tardivamente alla fine del mese di settembre.

Dal calice, nel quale sfoggia un intenso e luminoso color dorato, questa Vendemmia tardiva apre al naso con intense note agrumate di pompelmo giallo e bergamotto alle quali si affiancano quelle floreali della rosa bianca oltre a quelle fruttate dell’albicocca disidratata. Una lieve rotazione del calice permette a questo vino di regalarci nuove sensazioni con la comparsa delle note speziate dello zenzero oltre che di un arcobaleno di sentori capaci di spaziare dalla caramella mou alla mandorla amara così come dal miele di castagno alla confettura di mela cotogna; infine, una vena minerale di grafite nel completa il già molto complesso bouquet.

L’attacco al palato è avvolgente, ampio, piacevolmente caldo e dolce in virtù della grande morbidezza, dell’ottimo corpo e di un “indovinato” residuo zuccherino; al centro bocca, emerge nitida e vibrante un’importante spalla acida che, unitamente a una ben presente sapidità, conferisce al sorso un funambolico equilibrio che gli dona una beva agile pur se importante; molto lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 20 maggio 2020; bottiglia appartenente al lotto L. T.19

Volgente – Lazio Igt Rosso – 2017

Ottenuto da uve merlot (50%), cabernet sauvignon (30%) e sangiovese (20%), il Volgente è l’unico vino aziendale che, dopo la vinificazione in acciaio, matura per un anno in barrique di rovere francese.

Di color rubino intenso, questo Lazio Igt Rosso si presenta al naso con intensi, fini e croccanti sentori fruttati di marasca e ribes rosso affiancati da quelli floreali della violetta. Una breve attesa e una leggera rotazione del bicchiere permettono al suo bouquet di aprirsi ulteriormente, offrendoci note garbatamente tostate di cioccolato dolce oltre a sfumature di peperone a ricordarci l’utilizzo dei nobili vitigni bordolesi; accenni di sottobosco e sensazioni di rosmarino ne completano il già ampio panorama olfattivo.

All’assaggio, si presenta ampio, piacevolmente caldo, di ottimo corpo e molto morbido per svelare successivamente una ben vestita freschezza e una tessitura tannica di ottima fattura anche se di non raggiunta maturità.

Nel complesso, un vino dal sorso ricco, succoso e potente pur se di non compiuto equilibrio a causa di un’adolescenza ancora non del tutto trascorsa; più che adeguata la persistenza. Una nota di merito è dovuta al sapiente uso del legno che ne arrotonda gli spigoli senza però palesarsi al naso.

Degustazione del giorno 24 maggio 2020; bottiglia appartenente al lotto L T.172

Azienda Agricola Mazziotti

Via Cassia Km 110

01023, Bolsena (VT)

mazziottiwines@libero.it

www.mazziottiwines.com

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