Manuela, un ristorante d’acqua dolce

Il territorio che oggi appartiene al Comune alessandrino di Isola Sant’Antonio, fino al secolo scorso costituito da un isolotto circondato dai fiumi Po e Tanaro e dal torrente Scrivia e attraversato da una rete di canali e da fitte selve impenetrabili, si divideva in tre frazioni, che richiamano le cantiche dantesche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Tra queste ultime due si trovava – e si trova tuttora – il c.d. Campo del Diavolo.

Risale al 1545 il primo nucleo di popolazione stabile quando, per volere degli Isimbardi, vi fu inviata una colonia di contadini per coltivarne le fertili terre.

Oggi il fiume Po e la stretta vicinanza con la Lomellina connotano la natura, il paesaggio, il clima e la vegetazione del posto, così come di essi risentono in modo marcato il cibo e le preparazioni culinarie.

Poco sotto l’argine maestro di Po, appena prima del ponte che passa in grande fiume, sorgeva una baracca fluviale, gestita in origine da un pescatore.

Oggi questa “baracca” è stata ristrutturata e riadattata dalla famiglia Papavero che, da oltre vent’anni, vi conduce il ristorante Manuela.

Il fiume è la traccia che segue tutta la cucina di questo ristorante.

Fornitore di qualità ambientale del Parco Fluviale del Po e dell’Orba, il Ristorante Manuela propone verdure della Bassa Valle Scrivia, quali l’aglio di Molino dei Torti, la cipolla e le patate di Castelnuovo Scrivia, il sedano di Alluvioni Cambiò, gli asparagi e il melone di Isola Sant’Antonio.

Il pesce di fiume è alimento principe della Carta di Manuela, che recita “…dalle dolci acque del fiume, dai fossi e dalle risaie…”.

Tra gli antipasti, spiccano un memorabile carpaccio di trota affumicata in casa, la carpionata di fiume, ma anche il “salame” di pesce di fiume, un rotolo di pesce bianco, tagliato a fette e guarnito con julienne di peperoni rossi e gialli. Sempre sul fiume, troviamo alcuni interessanti primi piatti, come i tortelli di luccio perca agli asparagi e la zuppa di pesce di acqua dolce; tra le pietanze, si “pesca” bene con la tinca al cartoccio, ma anche con l’anguilla, che si può ordinare dorata, alla griglia, oppure in umido.

In un locale del genere, non possono mancare le rane, fritte oppure in guazzetto, così come le lumache, che sono preparate alla Bourguignonne, ma anche gratinate al Taleggio.

Venendo alle proposte di terra, la cultura della gastronomia e dei prodotti locali non si smentisce.

Dal petto d’oca affumicato e stagionato degli antipasti, si passa ai ravioli d’anatra con sugo di brasato, alle mezzelune di ricotta di capra e ortiche e, tra i secondi, la frittata di cipolle (di Castelnuovo Scrivia), lo stracotto di puledro, l’anatra con le fave e il carpaccio di magatello con il sedano di Alluvioni Cambiò.

Ricca selezione dei formaggi, scelti dal Piemonte e dall’Oltrepò Pavese, segno di quanto questo ristorante sia terra di confine (e comunicazione) tra regioni, ambienti e culture gastronomiche distinte, ma affini, e contigue e goloso carrello del dessert, da cui si possono scegliere torte casalinghe, crostate, dolci al cucchiaio, frutta e sorbetti.

La cantina del Ristorante Manuela è a dir poco monumentale, con oltre 500 referenze e il meglio dei produttori piemontesi e oltrepadani, con bottiglie di annate ed etichette rare, di assoluto pregio e rispetto.


Alcune domande alla famiglia Papavero.

Chi è Manuela e qual è la storia del nome del vostro ristorante?

Manuela era la figlia dei proprietari precedenti che, purtroppo, è mancata in giovane età a causa di una leucemia, per rispetto e per la fama di cui già nutriva il ristorante ci è sembrato giusto mantenerlo“.

Il fiume e la tutela dell’ambiente: pensate che l’enogastronomia possa in qualche modo farsi promotrice di un maggior rispetto per la natura?

A nostro parere, da sempre l’enogastronomia è l’unico strumento per valorizzare un territorio e valorizzare un territorio significa in primis rispettarlo!”.

La vostra cantina è un paradiso per gli appassionati: come nasce e quali sono i vostri criteri di selezione enologica?

“La nostra cantina è nata e si è ampliata negli anni sviluppandosi sia in base alle richieste della clientela, ma anche offrendo spazio a piccoli e validi produttori talvolta penalizzati dalla scarsa visibilitá che possiedono”.

Per concludere: quali sono le armi della ristorazione di qualità per sopravvivere alla crisi economica che viviamo e per tutelare nel futuro la cultura della nostra gastronomia?

“Riallacciandoci alla domanda precedente, sicuramente il territorio, l’unicità dei suoi prodotti e la presenza costante del ristoratore nel ristorante”.

Ristorante Manuela
Via Ponte sul Po n. 31
Isola Sant’Antonio (AL)
Tel.: 0131.857.177 – 0131.857.454
E-mail: papavero1975@libero.it
Sito Web: www.ristorantedamanuela.it

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