• Mer 01 Feb 2023

Le Giornate Altoatesine del Pinot nero: quando la classe non è…acqua

L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai

Elegance is the only beauty that never fades.

Audrey Hepburn

Alcuni vini, alcune aziende, alcuni eventi si limitano a passarti accanto, ti sfiorano, ti parlano ma non ti dicono nulla: talvolta perché non sappiamo ascoltare, altre perché nulla hanno da dire.

Le Giornate Altoatesine del Pinot nero – che si sono tenute in Alto Adige a Egna e a Montagna nei giorni 6 – 7 e 8 maggio e che sono state precedute dal Concorso Nazionale del Pinot Nero (6 – 7 aprile) – sono state capaci, per quanto mi riguarda, di lasciare un segno. È il segno dell’eleganza di un vitigno che ha letteralmente fatto la storia dell’enologia europea e mondiale, ma è anche il segno lasciato dalla mia maggior consapevolezza di quanto questi vini siano capaci di raccontarci sul territorio e sull’annata che li hanno visti nascere nonché dal confronto con colleghi e con tecnici di diversa estrazione e formazione ma tutti accomunati dal grande amore per questo vitigno.

Le “Giornate” e il Concorso: il Pinot nero si presenta

Le Giornate Altoatesine del Pinot nero, giunte alla XIX edizione (nonché alla XVI edizione del relativo Concorso Nazionale) si prefiggono di permettere ad appassionati e operatori di assaggiare e confrontare i Pinot nero provenienti da diverse Regioni italiane (Alto Adige, Trentino, Veneto, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Sicilia per un totale di 56 etichette) di una determinata annata: quest’anno era proposta la stagione 2014 che, com’è noto, è stata, per lo meno per l’Italia centro-settentrionale, caratterizzata da scarsa insolazione, temperature estive piuttosto basse ed elevate precipitazioni. Inoltre, fuori concorso, partecipano numerose Aziende estere: a quest’Edizione hanno aderito produttori di Nuova Zelanda – nazione ospite alla quale è stata dedicata una degustazione guidata l’enologo Jeffrey Chilcott – Austria, Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio, Ungheria, Repubblica Ceca, U.S.A., Argentina, Cile e Australia per un totale di 32 produttori partecipanti. Gli oltre 600 partecipanti, ai quali devono essere aggiunti i circa 50 addetti ai lavori, confermano l’interesse per un vino che, pur se tutt’ora limitato ad un pubblico di consumatori esperti, non cessa – e non può essere altrimenti – di affascinare chiunque si avvicini con amore e curiosità al vino e alle sue molteplici sfaccettature.

Durante il Concorso, al quale ho avuto il piacere di partecipare in veste di degustatore, i 56 Pinot nero italiani in competizione sono stati, come di consuetudine valutati alla cieca da una severa Commissione d’assaggio composta da 40 degustatori suddivisi in 20 tavoli; ciascuna coppia di degustatori ha assaggiato 45 campioni il primo giorno e 20 il secondo. Per garantire il massimo equilibrio di valutazione, oltre a fare precedere gli assaggi dei vini in concorso da tre campioni di taratura, i giudici avevano provenienze geografiche diverse: circa la metà era, infatti, della Provincia di Bolzano mentre l’altra metà proveniva da numerose regioni italiane (Veneto, Trentino, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Lazio); in giuria, inoltre, erano presenti un esperto tedesco e un sommelier austriaco. A ulteriore garanzia di obiettività, i giudici erano scelti tra differenti professioni, ovvero: enologi, sommelier, esperti di vino a vario titolo e giornalisti. Le due impegnative giornate di assaggi sono state coordinate da Ulrich Predi del Centro Sperimentale Laimburg, la struttura che ha ideato il metodo di degustazione applicato: ogni coppia di degustatori ha dato un giudizio per ogni vino degustato: in seguito i 20 giudizi sono stati elaborati da un software ad hoc e i vini con un punteggio superiore agli 80 punti (al massimo 15) sono stati riassaggiati il giorno successivo per stabilire i primi 10 classificati (clicca qui). Inoltre, cosa questa certo non secondaria, alcuni vini sono stati proposti due volte – ovviamente all’insaputa dei giudici – per poter testare la ripetibilità delle valutazioni. Da ultimo, ma non certo per importanza, i vini degustati nei diversi tavoli erano serviti in ordine differente per evitare di potersi confrontare – e in tal modo influenzare – con i colleghi dei tavoli vicini.

Vorrei aggiungere una considerazione personale a seguito della mia prima partecipazione a questo Concorso: godere del privilegio di assaggiare una così vasta selezione di Pinot nero italiani è un’occasione unica per comprendere più a fondo questo grande vitigno, almeno per quanto riguarda il nostro Paese. I grandi vini, così come le opere dei maggiori maestri dell’arte, per essere pienamente apprezzati devono, infatti, essere conosciuti non solo per mezzo di alcuni di loro – per quanto rappresentativi – ma grazie alla conoscenza diretta, e quanto più completa possibile, delle loro differenti espressioni.

Concludo questo lungo racconto segnalando che, nel corso della manifestazione, è stata presentata la seconda edizione, riveduta e ampliata, dell’interessante libro di Peter Dipoli e Michela Carlotto dal titolo “Mazzon e il suo Pinot nero” dedicato a questo nobile vitigno, alla sua storia in Alto Adige e a quella che, da sempre, è considerata la zona d’elezione per la produzione di questo vino in provincia di Bolzano.

Le degustazioni: un breve racconto di viaggio nell’Italia del Pinot nero

Raccontare un Pinot nero, spiegare perché un bicchiere ti si imprima nella memoria mentre un altro semplicemente scorre via senza lasciare traccia è – almeno per me – un compito difficile, come spiegare perché una singola pennellata in un quadro possa trasformare un dipinto in un’opera che mai potrà essere dimenticata. Il Pinot nero, infatti, è il vino delle sfumature, dei lievi contrasti, delle leggerezze: un vino “acquarellato” dove sono l’eleganza, le “tinte pastello e i mezzi toni” a fare la vera differenza. Questi vini, insomma, dovrebbero raccontarsi da soli: a me tocca, invece, l’arduo compito di parlare in loro vece.

Nel suo complesso, l’annata 2014, come già accennato nelle righe precedenti, è stata particolarmente difficile per la vitivinicoltura dell’Italia centrosettentrionale e, di conseguenza, anche il Pinot nero, vitigno notoriamente di difficile gestione sia in vigna sia in cantina, non poteva non risentirne. Nel bicchiere, pertanto, si sono presentati, mediamente, vini di struttura piuttosto leggera, anche tenendo in considerazione il vitigno, ma spesso di indiscutibile finezza, eleganza e tipicità. Al palato, si sono riscontrati, talvolta, tannini eccessivamente verdi e “secchi”, in parte per la relativa gioventù dei campioni, in parte per una probabile difficoltà di maturazione polifenolica in vigna.

Un’ultima precisazione: nelle righe che seguiranno ho deciso di raccontare i primi tre vini classificati al concorso e altre tre etichette, al di fuori dell’Alto Adige, che, a mio avviso, sono state capaci di ben interpretare il vitigno portando nel bicchiere il territorio che le ha viste nascere.

A tutti i produttori partecipanti vanno comunque i miei più sentiti ringraziamenti per il loro impegno e i miei più sentiti auguri di poter continuare, con sempre migliori risultati, a svolgere un lavoro che regala a tutti noi momenti davvero indimenticabili.

1° Classificato

Klosterhof – Pinot Nero Riserva – Südtirol – Alto Adige Doc – 2014

Oskar Andergassen e suo figlio Hannes, titolari dell’Azienda Klosterhof a Caldaro (BZ), hanno conquistato il primo posto al Concorso con il loro Pinot nero Riserva, un vino capace di esprimere tipicità ed eleganza non comuni. Fin dal primo approccio al naso, infatti, il loro Pinot nero Riserva presenta un bouquet ampio e fine, con marcate connotazioni floreali – riconducibili alla rosa – arricchito dalle tipiche e piacevoli sensazioni di piccoli frutti rossi, quali fragoline di bosco e ribes rosso. Nel suo insieme, un profilo olfattivo armonico, aggraziato, intenso pur senza mai apparire “prepotente”. In bocca si offre lieve, come un soffio di profumi liquidi che avvolgono la bocca soddisfacendola senza appesantirla. Vino persistente e di grande armonia, con tannini già setosi, dolci e gradevoli – pur se ancora giustamente giovanili – spicca per la sua capacità di coniugare corpo e “leggerezza” nonché carattere e piacevolezza di beva.

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2° Classificato

Elena Walch – Pinot Nero “Ludwig” – Südtirol – Alto Adige Doc – 2014

Prodotto con uve ottenute da alcuni vigneti di Caldaro e Gleno in comune di Montagna, il Ludwig 2014 presenta un bouquet tipico, fine, garbatamente intenso e leggermente più evoluto del precedente nel quale le pur evidenti sensazioni di piccoli frutti maturi, quali fragola e lampone, sono capaci di lasciare spazio alle delicate note di fiori di rosa, nonché ai primi gradevoli sentori di cuoio. L’ingresso in bocca è ampio e profondo ma nel contempo lieve pur nella pienezza del corpo; quest’ultimo appare ben sostenuto da tannini di ottima fattura nonché da una corretta freschezza dando così concretezza a un vino per il quale eleganza, equilibrio e persistenza rappresentano le cifre stilistiche distintive.

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3° Classificato

Tenuta Plonerhof – Pinot Nero Riserva “Exclusiv” – Südtirol – Alto Adige Doc – 2014

Il Pinot Nero Riserva “Exclusiv” prodotto da Tenuta Plonerhof – sita nei pressi di Marlengo, sopra Merano, e di proprietà di Tutzer Erhard e Schafer Herta – si presenta al naso con un bouquet decisamente gradevole e capace di ben esprimere le caratteristiche del vitigno e del proprio territorio. Vino caratterizzato, al naso, da sensazioni di piccoli frutti maturi, lievi note dolci riconducibili al confetto e sentori boisé, che riportano alla mente la polvere di caffè e il cacao amaro, offre un ingresso in bocca armonico ed elegante. Il buon corpo, l’equilibrata freschezza e l’avvolgenza della trama tannica gli conferiscono una beva piacevole, ma non banale, prolungata nel tempo da una più che soddisfacente persistenza.

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Casteldelpiano Az. Agr – Pinot Nero “Melampo” – Toscana Igt – 2014

L’Azienda Agricola Casteldelpiano svolge la propria attività in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara, e ha la propria sede nel medioevale Castello dei Malaspina, nella valle del torrente Tavernone in comune di Licciana Nardi.

Il Melampo apre, al naso, con sensazioni di piccoli frutti alle quali si vanno ad aggiungere, dopo una breve rotazione del calice, leggeri sentori di vegetale fresco oltre a equilibrate e gradevoli sensazioni di cioccolato fondente.

All’assaggio, mostra una struttura più spiccata rispetto ai campioni finora descritti ma comunque sempre elegante e in linea con le caratteristiche varietali; i tannini, ben percepibili ma di ottima fattura, donano nerbo e carattere a un vino che chiude lungo e con un gradevole fin di bocca. Degne di nota le sensazioni di scorza di arancia amara chiaramente percepibili per retrolfazione che aggiungono complessità gusto-olfattiva a un Pinot nero sicuramente non banale.

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Cantina Riva del Garda – Pinot Nero “Maso Élesi” – Trentino Superiore Doc – 2014

Prodotto da un vigneto situato all’interno di un bosco di lecci – una quercia sempreverde tipica del Mediterraneo – a indicare la forte mitigazione del clima dovuta alla presenza del Lago, il Maso Élesi si presenta al naso con un’intrigante nota dolce di talco e confetto che cede rapidamente il palco alle tipiche sensazioni di lampone e fragola; nel complesso, un bouquet sicuramente molto gradevole, varietale e caratterizzato da un frutto giovane e fragrante. Al palato, offre buon corpo e una soddisfacente struttura tannica in grado di conferigli equilibrio e una beva facile ma non stucchevole né priva di personalità.

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Az. Agr. Emanuele Scammacca del Murgo – Pinot nero “Tenuta San Michele” – Terre Sicilane Igt – 2014

Nato dalle vigne della Tenuta San Michele, in comune di Santa Venerina (CT) alle pendici sudorientali dell’Etna, questo Pinot nero offre un bouquet tipico ed elegante nei quali la fragranza dei piccoli frutti rossi – lampone e fragolina di bosco – si fonde piacevolmente con una territoriale mineralità nonché con leggerissime note boisé che, senza intaccarne finezza e tipicità, ne arricchiscono il profilo olfattivo. L’ingresso in bocca è ampio, piacevolmente caldo e svela un corpo importante che, pur mantenendosi adeguato al vitigno, ne evidenzia le origini mediterranee; di buona fattura i tannini e più che soddisfacente la persistenza. Un vino capace di coniugare provenienza e vitigno salvaguardando le principali caratteristiche di entrambi in un unicum decisamente interessante.

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