• Mer 19 Giu 2024

Il vino del sabato: Alla salute di nonna Eufemia: lo Jenia dell’Azienda Agricola De Bacco

Io, l’imputato, ammetto la mia colpa: conflitto di interesse! Ora, se parlassi davanti a un pubblico, mi aspetterei una risata generale e la domanda “Ma che, sei svizzero?” In realtà l’interesse è concreto così come il conflitto. Il Feltrino è la mia seconda casa, il rifugio dove trascorrere le vacanze da quando sono nato, il luogo dove rifugiarsi per lasciare fuori i problemi.

Ecco quindi l’interesse per la sua storia, i suoi prodotti, le sue tradizioni nonché per la sua capacità di ripartire da queste tradizioni guardando avanti, utilizzando le proprie radici per trarre linfa vitale per nuove idee, nuovi prodotti e – in fondo – nuove future tradizioni. E il conflitto?

Il conflitto nasce dalla difficile convivenza fra sviluppo e ambiente, fra crescita e sostenibilità. Ritengo che la ricerca di una soluzione a questo dilemma debba passare dalle forche caudine dell’etica e, perché no, del buon senso. Ben venga uno sviluppo centrato sulle reali potenzialità di un territorio, sulle esigenze delle persone che lo vivono e che lo vogliono lasciare vivibile alle generazioni a venire, sulla consapevolezza che non siamo soli su questa pianeta (su altri, non so…).

No, al contrario, alla ricerca del profitto contro tutti e tutto, allo sfruttamento della Terra e delle persone (frase decisamente tautologica: sfruttare la Terra coincide inevitabilmente con lo sfruttare le persone) o a un’economia mordi e fuggi che depreda, impoverisce e scappa lasciando solo rovine.

Marco e Valentina De Bacco, giovanissimi vignaioli feltrini, hanno, a mio avviso, intrapreso la strada giusta. Viticoltura a basso impatto, conservazione degli antichi autoctoni senza disdegnare alcune varietà internazionali, vigneti di piccole dimensioni recuperati o piantati nei luoghi più vocati e ben inseriti nel contesto paesaggistico e naturalistico.

Eccomi così a scrivere di viticoltura feltrina e della loro Azienda: sono giovani, sono bravi e, soprattutto, sono veri. Non la perfezione, non l’adesione incondizionata a dogmi di fede vitivinicola, ma tanta passione, tanto coraggio per investire e una luce vivida in fondo agli occhi quando parlano della loro terra, dei loro vigneti, dei loro vini.

Beata gioventù, ovvero Marco e Valentina De Bacco, vignaioli in Feltre

Ho già scritto in passato della Azienda di Marco e Valentina De Bacco e della rinascita della viticoltura nel Feltrino, la porzione più occidentale della provincia di Belluno. Oggi mi trovo a raccontare un loro vino, uno di quelli che – ammetto le mie colpe – in altre situazioni guarderei, probabilmente, con un po’ di diffidenza, con l’aria di mal celata superiorità di chi la sa lunga e pensa “ma no dai,… qui no, …gli internazionali…” Credo, però, che non si debba mai ripetere due volte lo stesso errore e che, quantomeno, si debba cambiare errore. Pertanto, dopo ripetuti assaggi di differenti annate e dell’annata 2013 in momenti diversi, eccomi qui a scrivere che il Gewurztraminer non deve per forza sapere eccessivamente di rosa e che lo Chardonnay non sempre ci offre – Borgogna esclusa, ci mancherebbe – vini eccessivamente ruffiani.

Avendo già scritto in precedenza dell’Azienda ed essendo i tre vitigni utilizzati – Incrocio Manzoni 6.0.13 (40%), Chardonnay (40%) e Gewurztraminer (20%) – molto più che noti, credo possa valere ora la pena di raccontare il territorio nel suo complesso e i singoli vigneti di provenienza delle uve.

La Val Belluna e le sue vigne

Costituita da una vasta sinclinale originatasi durante la formazione delle Alpi e percorsa dal fiume Piave, la Valle può ritenersi compresa fra Ponte nelle Alpi, Lentiai e Fastro, poco a monte dei famosi forti italiani di Primolano, risalenti al primo conflitto mondiale.

La Valle è chiusa a nord dalle montagne del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, le cui cime più alte superano di poco i 2500m di quota, e a sud dalle Prealpi trevigiane comprese fra il Monte Visentin e il Monte Cesen; la quota minima, di circa 250m s.l.m., si registra in prossimità del lago artificiale di Busche. A Feltre, cittadina posta nella porzione occidentale della Valle, la temperatura media annua è di 10,4°C; con maggior dettaglio, la temperatura media del mese di luglio, il mese più caldo dell’anno, è di 20.8 °C mentre la temperatura media in gennaio, quello più freddo, è di -1,4°C. La piovosità media annuale è di 1577mm (dati ARPAV, periodo dal 1 gennaio 1994 al 31 dicembre 2013).

Ovviamente, tali valori sono soggetti a grandi variazioni in relazione all’orientamento dei versanti e alla quota; tengo a ricordare che Feltre si trova ad un’altitudine di poco inferiore ai 300m s.l.m. alle pendici settentrionale del Monte Tomatico.

I vigneti da cui Marco e Valentina raccolgono le uve necessarie alla produzione dello Jenia sono situati in diverse località della Valle. In particolare, tali vigneti si trovano a Fastro (Arsiè), Fonzaso, Vignui – Costa Solana (Feltre) e Colderù (Lentiai).

Fastro

Frazione del comune di Arsiè, al confine con la provincia di Vicenza. La quota è di circa 350m s.l.m.. I vigneti insistono su conoidi interamente ghiaiosi con esposizione a sud est. Da questo vigneto provengono le uve Incrocio Manzoni 6.0.13.

Fonzaso

Comune situato verso il margine occidentale della Val Belluna, alla confluenza fra quest’ultima fra e la valle del torrente Cismon. Da queste vigne, situate su conoidi ghiaiosi a circa 350m di quota con esposizione sud, provengono uve delle tre varietà utilizzate.

Costa Solana, Vignui

Località esposta a mezzogiorno nei pressi della frazione Vignui di Feltre a poco meno di 600m di quota. Da questi vigneti, esposti a mezzogiorno su un piccolo altopiano di origine glaciale, provengono le uve Chardonnay e Gewurztraminer.

Colderù

Colderù è una frazione di Lentiai situata alla sinistra del Piave a circa 450m di quota. I vigneti, coltivati lungo i ripidi versanti circostanti, crescono su suoli sottili di circa 25cm di spessore che ricoprono strati di calcari rossi; da queste vigne provengono le uve Gewurztraminer e Incrocio Manzoni 6.0.13.

Az. Agr. De Bacco – Jenia – Bianco Igt Vigneti delle Dolomiti – 2013 – L. 0314

Ogni vino è, o almeno così mi piace credere, un racconto, una storia di uomini, donne, terre e uve. E come per molte storie, anche per quella che mi accingo a narrare è necessario un antefatto.

Prologo: il Gewurztraminer è una varietà aromatica, che annovera la rosa fra i suoi descrittori più importanti. Le grandi avventure, quelle degne di essere raccontate hanno, però, molti protagonisti e tutti svolgono, secondo le loro attitudini, un ruolo importante nella narrazione. Ecco quindi che nel nostro racconto il suolo e il clima intervengono in modo importante mitigando fortemente le note di rosa del Traminer aromatico regalandoci, al loro posto, piacevoli sensazioni speziate.

Capitolo primo: Jenia è il diminutivo affettuoso con cui viene chiamata in famiglia nonna Eufemia. Il vino inizia ora a scendere nel bicchiere senza lasciarci indifferenti al suo cristallino colore paglierino intenso e luminoso. La curiosità lascia spazio al desiderio di provare piaceri ed emozioni.

Capitolo secondo: l’avventura entra nel vivo. I nostri protagonisti si preparano a coinvolgerci in una trama fitta di sensazioni e stupore. Ecco comparire, con grazia ma decisi, i profumi della frutta, pesca bianca e pera su tutti, subito seguiti dalle note dolci dei fiori di acacia nonché delle erbe officinali. Il tempo trascorre, la trama diventa complessa, ed ecco affacciarsi il pepe bianco ulteriormente arricchito da sentori che riportano alla lieve balsamicità dei fiori di tiglio.

Altra attesa, brevi e leggere rotazioni aiutano il vino ad aprirsi ancora sposandosi all’aria, ed ecco che il bouquet si porta verso le note più dolci della papaya e del cioccolato bianco. Il nostro racconto, raggiunto il culmine, inizia a condurci verso la propria sintesi.

Capitolo secondo: A, come…assaggio. Il vino, come la narrazione, si dipana coerente ed equilibrato e in bocca se ne percepiscono chiaramente la finezza e l’armonia. L’evidente sensazione di freschezza è ulteriormente amplificata dalla marcata sapidità – figlia dei suoli calcarei e magri – e insieme sorreggono, come in un numero di giocoleria, le gradevoli morbidezze dovute alle componenti glicerica e alcolica.

Epilogo: la gradevole chiusa ammandorlata e la notevole persistenza ci conducono per mano al secondo assaggio e, ora, la storia può ricominciare.

Degustazione del 29 settembre 2014

Azienda Agrigola De Bacco
Via Quattro Sassi, 4
32030 Seren Del Grappa
www.debacco.it

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