• Sab 13 Lug 2024

Il Moscato bianco: interpreti e interpretazioni tra Asti e Alessandria

Nelle bottiglie l’anima del vino
una sera cantava
Tratto da: L’anima del vino di Charles Baudelaire

Se è vero che vitigno e territorio rappresentano i due protagonisti del grande spettacolo che darà, infine, vita a un vino, è altrettanto vero che il produttore – o la produttrice, ovviamente – rappresenta il regista, ovvero colui il quale è capace di armonizzare i talenti degli attori, gestirne i capricci e valorizzarne le attitudini. È, infatti, proprio il produttore ad avere nella mente il risultato cercato e a tracciare i tempi, i modi e le tecniche per poterlo esprimere nella sua unitarietà e unicità.

Come le donne troppo belle, il Moscato bianco è spesso visto – con non poco pregiudizio – come un protagonista effimero, superficiale, senza vero talento artistico. È, ovvio, che ciò sia falso a priori ma è pur vero che la sua grande carica aromatica – come alcune bellezze troppo perfette e vistose – possa rischiare di “fermarsi lì”, ovvero di giocare solo sulla prima impressione senza approfondire, senza cercare di narrare una storia né di comunicare emozioni.

Quanto seguirà sarà il racconto, tramite la loro storia e i loro vini, di alcuni produttori che hanno saputo scavare nelle apparenze e mettere a nudo le diverse anime di un grande vitigno che, come ogni grande attore, si trasforma in ogni recita, interpretando ruoli sempre diversi e infondendo loro, ogni volta, una parte di sé stesso.

Dogliotti1870: il Moscato come Stella Polare

Tre giovani uomini – i fratelli Erik e Ivan e il cugino Matteo Dogliotti rispettivamente enologo, commerciale e grafico WEB – con la voglia, la passione e la capacità di sperimentare, approfondire e stupire nel segno della tradizione, del territorio e del Moscato sono oggi al timone di questa storica Azienda vitivinicola. La nostra famiglia ha sempre creduto nel Moscato – sottolinea Ivan – fin da quando, nel 1870, Giuseppe e Marcello Dogliotti diedero vita alla loro attività a Castiglione Tinella iniziando fin da subito, cosa davvero rara per l’epoca, a imbottigliare il proprio vino. I risultati non si fecero attendere come testimoniato, ad esempio, dalla Medaglia d’Oro di Primo Grado vinta, all’Esposizione Agraria di Cuneo del 1905, per il Moscato Spumante e il Freisa.

In seguito, nel 1929, Luigi Dogliotti – figlio di Giuseppe – trasferì la Cantina a Castagnole delle Lanze dove si trova tutt’ora. Nel 2012, l’Azienda ha visto l’ingresso fattivo della quinta generazione ovvero di questi tre giovani entusiasti che rappresentano un forte segno di continuità ma, nel contempo, si rivelano capaci di proporre nuove idee e nuovi stimoli a un’Azienda che vuole coniugare modernità e tradizione interpretando e valorizzando l’essenza del proprio territorio in un mondo sempre più globalizzato e, spesso, tristemente omologato.

Dogliotti 1870: le degustazioni

Moscato d’Asti Docg 2015

L’effervescenza fine e non eccessiva aggiunge ulteriore luce al chiaro color paglierino di questo Moscato d’Asti Docg. È al naso, però, che il vino palesa la sua elegante aromaticità offrendoci gradevoli sensazioni di mela acerba e rosa bianca unitamente alle note di salvia sclarea – tanto cara a Luigi Veronelli – nonché ai sentori di mentolo e maggiorana; il trascorrere del tempo ne arricchisce ulteriormente il bouquet grazie al palesarsi di una lieve, ma intrigante, sensazione di miele che trova immediato contrappunto in una ben più aspra sensazione citrina.

Al gusto, si rivela intenso, di buon corpo, dolce e di ottimo equilibrio in virtù della netta freschezza che gli dona una beva piacevole, facile ma mai banale; più che soddisfacente la persistenza e decisamente gradevole il fin di bocca.

Degustazione del 9 febbraio 2016

Selezione di Erik – Moscato d’Asti Docg – 2011

Questo vino, ottenuto da uve provenienti da porzioni selezionati della vigna più vocata vendemmiate a mano e trasportate in piccole cassette di massimo 10kg di capacità, nasce da una pressatura soffice durante la quale sono scartate la “testa” e la “coda” dopo che uve stesse erano state oggetto di criomacerazione. Una parte del mosto così ottenuto fermenta in acciaio a temperatura controllata con lieviti selezionati, la restante parte viene lasciata fermentare con lieviti indigeni in botti di legno di rovere da 5hl appositamente realizzate. In seguito, le due masse sono assemblate perché terminino la fermentazione in autoclave dove rimarranno a lungo, a fermentazione interrotta mediante il freddo, a contatto con le fecce fini. La stabilizzazione e la chiarifica sono realizzate esclusivamente per filtrazione; dopo l’imbottigliamento il vino viene lasciato riposare in bottiglia per almeno due anni prima di essere pronto per la vendita.

La particolare lavorazione appena descritta – anche se solo per sommi capi – dà origine a un Moscato d’Asti Docg particolarmente longevo e caratterizzato da un corredo gusto-olfattivo assai particolare, pur se in grado di valorizzare la caratteristica aromaticità del vitigno.

Nel calice la Selezione di Erik si presenta di un cristallino color paglierino nel quale l’effervescenza, contenuta e minuta, introduce all’assaggio permettendo una miglior risalita dei profumi e rendendone l’aspetto ancora più accattivante.

Il naso coniuga, fin dal primo momento, un’ottima intensità a una non comune finezza e a un’altrettanto degna di nota complessità. L’apertura è giocata su note resinose che, come una filigrana, si intrecciano con le sensazioni di mela verde e mentuccia. Col trascorrere dei secondi nuovi sentori vengono a completare il già interessante bouquet: ecco quindi giungere al nostro olfatto le dolci sensazioni delle albicocche disidratate e del melone giallo sostenute dai marcati sentori citrini che donano armonia all’insieme; da ultimo, ma non certo per eleganza, seguono i sentori delle erbe provenzali, riconducibili principalmente al timo e alla maggiorana.

L’ingresso in bocca è lineare e ricco di personalità ma capace di aprirsi, quasi istantaneamente, mostrando un corpo pieno e morbido che trova nella marcata freschezza – e nella lieve effervescenza – il proprio asse di simmetria attorno al quale trovare equilibrio ed eleganza; la persistenza certo non delude.

Un eccellente Moscato Docg che trova nella particolarità della lavorazione – e nella conseguente longevità – nuovi spunti di interpretazione di un vitigno che non smette mai di stupire.

Degustazione del 6 febbraio 2016

Vermouth 18/70 bianco

Una storia lunga e travagliata quella del Vermouth che vede il proprio inizio nel 1786 nella liquoreria Marendazzo di Torino, dove il distillatore Antonio Benedetto Carpano inventò questo vino aromatizzato partendo da vino Moscato, assenzio e altre erbe. Dopo decenni di successi per il Vermouth iniziò un lungo periodo di declino che lo portò ad essere relegato a prodotto esclusivamente industriale utilizzato prevalentemente nei cocktails.

Erik Dogliotti vede iniziare la propria passione per questo vino aromatizzato negli anni ‘90 quando, ancora adolescente, frequentava la scuola enologica di Alba e provava la propria ricetta, rigorosamente a partire dal Moscato d’Asti, in una pentola a pressione sottratta – nonostante le proteste – a sua madre.

L’Azienda Dogliotti aveva regolarmente prodotto Vermouth fino al 1970 quando, complice la sua crisi commerciale, la produzione era stata interrotta. Il sogno di Erik di riportare nella propria Azienda un’etichetta di questo storico prodotto piemontese si concretizza nel 2014 con la messa in vendita del Vermouth 18/70 bianco. Prodotto a partire da Moscato d’Asti Docg degassificato con l’aggiunta esclusivamente di alcol aromatizzato, il Vermouth 18/70 bianco deve la propria dolcezza agli zuccheri già presenti nel vino base; il grado alcolico finale è di 14,5%.

Nel bicchiere questo Vermouth si presenta di color dorato chiaro e cristallino; al naso, le note varietali di salvia sclarea, rosa bianca e agrumi si intersecano con il profumo della China nonché con le note balsamiche, speziate e amaricanti delle numerose erbe aromatiche. Nel suo complesso, l’insieme dei profumi è armonico, fine e non stucchevole. Queste sensazioni si confermano all’assaggio dove emerge, per retro-olfazione, una marcata sensazione di chinotto. L’eccellente equilibrio gustativo, dovuto all’ancora ben presente freschezza del Moscato, e la magnifica compostezza dell’alcol gli donano una beva davvero piacevole resa ancora più intrigante da una lieve piccantezza capace di riportare alla nostra mente la radice di zenzero.

Degustazione del 20 febbraio 2016

Erpacrife: ovvero una storia di vino e di amicizia

Sarò banale ma la storia di Erpacrife – sia come vini sia come Azienda – incarna davvero alcuni degli aspetti migliori di questo Paese: amicizia, impegno, spirito di iniziativa, professionalità ma, soprattutto, la speranza che le giovani generazioni possano – e vogliano – davvero aiutare tutti noi a ritrovare fiducia ed entusiasmo.

La storia ha inizio alla fine degli anni ‘90 alla Scuola Enologica di Alba quando quattro amici adolescenti – Cristian Calatroni (Montecalvo Versiggia), Erik Dogliotti (Castagnole delle Lanze), Federico Scarzello (Barolo) e Paolo Stella (Costigliole d’Asti), accomunati, tra le altre cose, da una grande passione per gli Spumanti Metodo Classico – decisero che avrebbero realizzato un loro spumante e, per meglio sottolineare l’importanza del gruppo e dell’amicizia, coniarono, a partire dalle iniziale dei loro nomi, l’acronimo Erpacrife. Il loro primo Spumante fu a Base Nebbiolo e nacque con la vendemmia 2000 seguito, nel 2001, da un altro prodotto realizzato da uve Moscato bianco; la gamma si è poi completata, in tempi più recenti, con l’Erpacrife bianco ottenuto da uve Erbaluce, Cortese, Timorasso e Moscato bianco.

Attualmente, il marchio identifica sia i prodotti sia l’intera Azienda agricola, divenuta ormai indipendente per quanto riguarda la produzione delle uve utilizzate e che continua a trovare nella sincera amicizia fra i quattro protagonisti di questa bella storia la materia prima più importante dei loro Spumanti.

Erpacrife: la degustazione

Erpacrife Moscato – Metodo Classico dolce VSAQ 2010 – Sboccatura 12/2014

Ottenuto da uve Moscato bianco in purezza, questo Spumante M.C. riposa per almeno 24 mesi sui lieviti prima della sboccatura ma generalmente tale periodo di affinamento si protrae per periodi assai più lunghi. Vino capace di evolvere per molti anni anche dopo la sboccatura, questo Spumante mantiene un residuo zuccherino naturale – cioè non aggiunto con il dosaggio ma derivante dagli zuccheri inizialmente presenti nelle uve – di circa 100g/l; è prodotto solamente nelle annate migliori.

Nel calice, questo Metodo Classico trova nel suo color oro antico brillante nonché nel perlage molto fine e persistente due ambasciatori capaci di invitare all’assaggio carichi di aspettative.

Il naso sarebbe da descrivere in modo lapidario come “emozionante” ma credo che questa scelta non sarebbe sufficiente a rendergli giustizia. Le note varietali di salvia sclarea, miele millefiori e rosa bianca pervadono in modo quasi sussurrato un bouquet di grande finezza che trova il suo completamento nella sensazioni di pesca gialla nonché in un insieme dinamico di sentori capaci di spaziare dagli agrumi canditi alla piccola pasticceria, dall’uvetta appassita alle erbe provenzali, queste ultime in grado di donargli una verticalità lievemente balsamica.

Al palato, l’Erpacrife Moscato svela bollicine setose e avvolgenti e un ingresso in bocca composto, deciso nonché molto elegante e gradevole; il corpo, ampio e pieno, avvolge la nitida freschezza capace, con il supporto di sapidità e effervescenza, di donare equilibrio e armonia all’insieme nonostante l’evidente dolcezza. La lunga persistenza, la piacevolezza della beva e del fin di bocca completano un assaggio davvero non comune.

Degustazione del 27 marzo 2016

Marenco, ovvero la Valle del Moscato bianco

Storica Azienda di Strevi (AL), l’Azienda Marenco trova in Valle Bagnario – una Valle tradizionalmente vocata alla produzione di uve Moscato Bianco di alta qualità – il cuore della propria storia e della propria produzione.

Nata all’inizio del XX secolo per merito di Michele Marenco – oltre che della moglie Margherita detta Concetta – che unirono le proprie vigne situate proprio in Valle Bagnario, l’Azienda Marenco vide crescere la propria importanza con Giuseppe, figlio dei fondatori. Quest’ultimo, fornitore di Moscato di Strevi per la Real Casa, fece crescere l’attività acquistando numerose vigne nell’Alto Monferrato e potendo così aumentare la gamma e le quantità dei propri vini. Fin dall’inizio della storia aziendale, particolare attenzione fu data alla scelta delle vigne che fu sempre rivolta a quelle di migliore qualità, come testimoniato dal gran numero di medaglie e premi vinti dai vini prodotti con le uve di vigneti, già da prima che fossero acquistati. Nel secondo dopo guerra, Giuseppe costruì l’attuale cantina nel centro di Strevi, in modo di essere vicino alla ferrovia, fatto questo fondamentale per poter vendere i propri vini al di fuori dal territorio.

Attualmente, l’azienda di famiglia è gestita dalle tre sorelle Michela, Doretta e Patrizia, succedute al padre Giuseppe e coadiuvate da Giovanni Costa, marito di Michela, amministratore dell’Azienda nonché dai giovani figli Andrea ed Edoardo; oltre 100ha di vigne in Alto Monferrato, gestite secondo i criteri di una viticoltura sostenibile, costituiscono oggi il patrimonio più importante dell’Azienda che si impegna a mantenere la propria storica qualità oltre a valorizzare le tradizioni territoriali, come testimoniato dalla produzione di un vino bianco da uve Carica l’asino in purezza nonché dall’adesione al Presidio Slow Food del “Moscato passito della Valle Bagnario di Strevi”; inoltre, ritengo importante segnalare che le barbatelle per i nuovi impianti sono ottenute dai ceppi della Vigna Scrapona – la più rinomata per il Moscato tra quelle dell’Azienda – mediante selezione massale, al fine di mantenerne quanto più intatta possibile la diversità e la connotazione genetica.

Nella mente e nel cuore delle tre sorelle un posto particolare è occupato dal Moscato bianco e dalla consapevolezza che solamente mediante la cura della qualità, la valorizzazione delle tipicità e la promozione comune del territorio il Moscato potrà riacquistare l’alta qualità e tutta la dovuta notorietà di cui godeva in passato.

Marenco: le degustazioni

Scrapona – Moscato d’Asti Docg – 2015

Le uve della Vigna Scrapona, in Valle Bagnario, danno origine a questo Moscato d’Asti Docg dal brillante color paglierino chiaro arricchito da un’effervescenza fine ed elegante. Com’è tipico per i Moscato d’Asti ottenuti a Strevi, il naso si contraddistingue per la grande finezza affiancata da un’intensità più contenuta.

Le note varietali di salvia sclarea e rosa bianca sono affiancate da sentori di frutta bianca croccante – mela gialla e pera – nonché dalle piacevoli sensazioni agrumate del mandarino; una lieve balsamicità, capace di riportare i nostri sensi alla mentuccia, dona verticalità a un panorama olfattivo complesso ed elegante. In bocca, spicca per equilibrio e piacevolezza di beva grazie alla vibrante freschezza attorno alla quale si avvolgono la pienezza del corpo e la marcata dolcezza. Un vino interamente giocato su armonia, finezza e complessità che rappresenta pienamente la tipicità di una zona – il comune di Strevi – dove il Moscato bianco è capace di rendersi indimenticabile.

Degustazione del 6 marzo 2016

Passrì Scrapona – Strevi Doc; Presidio Slow Food – 2010

La Denominazione di Origine Controllata Strevi è testimone di una delle grandi tradizioni di vini passiti presenti in Italia settentrionale. Il Passrì Scrapona racconta la luce di queste colline e l’appassimento delle uve fin da quando, in un primo magico istante, inizia a scendere verso il calice, illuminandolo delle tonalità calde, intense e luminose dell’oro antico.

Il suo bouquet, intenso e molto fine, conserva la memoria dell’uva che gli ha dato origine nelle note floreali di rosa ancora fresca e nella lieve pennellata balsamica che si offre a noi dopo qualche tempo. Queste sensazioni sono sorrette dai profumi del sole: l’uvetta appassita, le albicocche disidratate e gli agrumi canditi. In questo ampio ventaglio di sensazioni trovano poi ancora spazio, in un susseguirsi di sensazioni, i sentori del miele di acacia nonché la fragranza della piccola pasticceria.

In bocca spicca per corpo, eccellente equilibrio e lunga persistenza. Un vino in cui nulla è eccessivo né carente, nel quale storia, passione e territorio convivono riuscendo a esprimere pienamente la naturale vocazione del Moscato bianco per l’appassimento.

La vera difficoltà nel berlo è solamente il vederlo terminare.

Degustazione del 12 marzo 2016

Forteto della Luja: Loazzolo, l’appassimento e il Moscato

Sono i ripidi versanti che separano la Valle Bormida dalla Valle Belbo, a cavallo tra le province di Asti e Alessandria, a ospitare la più piccola Denominazione di Origine Controllata d’Italia, ovvero Loazzolo. Tale Denominazione si estende – si fa per dire, dato che la superficie rivendicata nel 2015 ammonta a solo 1ha sui 2,8ha potenziali con solo 3 produttori sempre nel 2015 (dati Federdoc e Valoritalia) – esclusivamente nelle porzioni del territorio del comune omonimo nelle quali le pendenze superano il 20% e l’esposizione è compresa fra i compresi tra 90° e 280° della rosa dei venti. Il Loazzolo Doc è prodotto da uve Moscato bianco da vendemmia tardiva successivamente appassite e, frequentemente, botritizzate in fruttaio; la resa per ettaro in vino da disciplinare è di soli 27,5hl/ha ma molte aziende hanno produzioni ben inferiori.

È in questa realtà, dove natura e uomini convivono da secoli secondo regole precise anche se non scritte, che dal lontano 1793 la famiglia Scaglione – inizialmente con il cognome Novelli finché una figlia non sposò uno Scaglione – coltiva la vigna. Nel 1823, la famiglia Gancia, allora proprietaria di queste vigne in Regione Candelette come di moltissime altre nel sud del Piemonte, le mise in vendita e l’azienda iniziò il cammino che la condusse fino a noi.

Oggi, l’Azienda Forteto della Luja si estende su una superficie di poco più di 15 ha dei quali 7,5ha vitati e circa 8ha equamente ripartiti fra boschi e prati stabili a una quota di circa 530m s.l.m.. La particolarità degli ecosistemi nonché la ricchezza di biodiversità – di grande rilevanza la presenza di ben 22 specie di orchidee selvatiche – hanno portato alla creazione, nel 2007, di una riserva del WWF gestita in collaborazione con l’azienda vitivinicola. I vigneti, che oltre dal Moscato bianco sono costituiti da Barbera e Pinot nero, sono certificati biologici dal 2007; il vigneto più antico – Piasa Rischei, con le uve del quale viene prodotto il Loazzolo Doc – risale al 1937. I suoli, molto soffici, sono prevalentemente sabbiosi e ricoprono spessi depositi di arenarie; l’esposizione è a mezzogiorno.

In cantina, come in vigna, la produzione è attenta alla qualità e all’espressione del territorio, ricercata anche per mezzo dell’utilizzo di lieviti “aziendali”. Per le fermentazioni, infatti, sono utilizzati dei “lieviti madre”, ovvero delle colture di lieviti indigeni mantenute in vita, nel corso dei decenni, all’interno di botti contenenti Moscato, per i lieviti destinati ai vini da uve a bacca bianca, o Brachetto, per quelli da uve a bacca rossa; il rinfresco della madre con nuovo vino avviene una volta all’anno. In tal modo i lieviti si “selezionano” spontaneamente sulla base delle caratteristiche delle uve e del territorio. Tutti i vini del Forteto della Luja – ad esclusione del Moscato d’Asti Docg – terminano la fermentazione in legno.

La storia recente dell’Azienda prende spunto dal grande entusiasmo, nonché dalla profonda competenza, di Giancarlo Scaglione che – mettendo proficuamente a frutto la propria laurea in Biologia, con un tesi in microbiologia riguardante la fermentazione nello Spumante Metodo Classico discussa nel 1969 – ha insegnato per 10 anni alla Scuola Enologica di Alba e, in seguito, svolto per lungo tempo attività di consulente per moltissime importanti aziende vitivinicole. Nel corso di quest’ultima attività conobbe molti importanti personaggi del mondo dell’enogastronomia, tra i quali mi fa piacere ricordare Luigi Veronelli e Giacomo Bologna. Fu proprio quest’ultimo a convincerlo a vinificare in proprio le uve aziendale e, in particolare, a valorizzare l’antica tradizione di appassimento delle uve Moscato; nel territorio, infatti, vi era una plurisecolare consuetudine di produzione di vini passiti ad uso prevalentemente famigliare, come testimoniato, fra glia altri, da Arnaldo Strucchi nel suo libro “I Migliori Vini d’Italia” del 1908. Da allora fu un crescendo di riconoscimenti culminati con l’istituzione della Doc Loazzolo nel 1992; Giancarlo è in pensione dal 2006. Attualmente, l’Azienda è condotta dai suoi due figli, Giovanni – enologo, responsabile della parte produttiva – e Silvia che si fa carico prevalentemente degli aspetti amministrativi e commerciali.

Forteto della Luja: le degustazioni

Piasa Sanmaurizio – Moscato d’Asti Docg – 2015

Ottenuto da uve coltivate in comune di Santo Stefano Belbo sulla collina di San Maurizio su suoli calcareo-marnosi siti a circa 300m di quota in sponda sinistra del fiume e con esposizione compresa fra sud-est e sud-ovest, questo Moscato d’Asti Docg si presenta di aspetto estremamente giovanile in virtù del suo color paglierino brillante ancora connotato da lievi pennellate verdoline.

Il naso, decisamente e piacevolmente giocato più sulla finezza che sull’intensità, apre con note fragranti di frutta bianca alle quali si aggiungono i tipici sentori di rosa chiara e salvia sclarea. Tra le righe di queste sensazioni si scorgono poi affacciarsi la nocciola non tostata, il miele d’acacia, nonché i profumi agrumati del bergamotto e una mineralità che riporta la nostra mente direttamente alla roccia.

In bocca, il Piasa Sanmaurizio spicca da subito per la compiutezza dell’equilibrio nonché per la pienezza del corpo; degna di nota la persistenza. Un vino capace di coniugare dolcezza e armonia, complessità e facilità di beva divenendo così adatto per un assaggio disimpegnato così come per un degustazione più attenta e approfondita.

Degustazione del 31 luglio 2016

Piasa Rischei – Loazzolo Doc, Vendemmia Tardiva – 2009

Nel vecchio vigneto Piasa Rischei, con esposizione sud-occidentale a quota 450m s.l.m. e suoli superficiale sciolti, è prodotta l’uva utilizzata per la realizzazione di questo Loazzolo Doc che rappresenta il cuore della produzione di questa Azienda.

Ogni momento di questa degustazione offre qualcosa di unico a partire dal suo abbacinante color oro antico che sembra nascere direttamente dal sole che ne ha maturato i grappoli.

Il suo bouquet è elegante e di sontuosa complessità: onde di ricordi di frutta gialla disidrata, uvetta appassita e miele sospingono le note di cedro candito, zafferano e mandorla amara verso i nostri sensi mentre, tutt’intorno, sentori di arancia candita e cioccolato bianco contendono il palcoscenico a una lieve sensazione eterea.

All’assaggio non smette di stupire: ampio, avvolgente e di perfetto equilibrio tra pienezza del corpo, austera freschezza e marcata dolcezza. La lunghissima persistenza permette di godere a lungo di questo assaggio anche dopo che, inesorabilmente, l’ultimo sorso si appresta a divenire solo un magnifico ricordo.

Degustazione del 29 agosto 2016

Dogliotti1870
Via F.lli Vicari 70
14054, Castagnole delle Lanze (AT)
www.dogliotti1870.com
info@dogliotti1870.com

Erpacrife
www.erpacrife.it
info@erpacrife.it

Forteto della Luja
Regione Candelette, 4
14051, Loazzolo (AT)
www.fortetodellaluja.it
info@fortetodellaluja.it

Marenco
Piazza V. Emanuele, 10
15011, Strevi (AL)
www.marencovini.com
info@marencovini.com

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