• Sab 13 Lug 2024

Il colore verde del Portogallo

Solo, sol, sofrimento, sabedoria e sossego ovvero suolo, sole, sofferenza, saggezza e serenità. È l’atmosfera che precede la degustazione di uno spicchio di Europa chiamata Portogallo. All’ombra del mostro sacro fortificato meglio noto come Porto, si svela un mondo enoico fatto di incantevoli paesaggi, di particolareggiate ed affascinanti architetture barocche e produzioni secolari a volte poco apprese.

Lasciate che ve lo presenti. Si chiama Vinho Verde, non il nome di un vino ma di una Denominazione che annovera tipologie di vino non solo bianco, quello conosciuto maggiormente come giovane e fresco, ma anche rosso e rosato. Il verde del suo nome è legato molto probabilmente al colore che predomina il paesaggio della zona di produzione, oppure al green della sua epoca di consumo che evoca sinestetiche sensazioni legate alla freschezza e facilità di beva.

Un vino che alletta i palati più curiosi con la sua verve giovanile e stuzzicante. Leggermente frizzante, grazie ad una piccola aggiunta di anidride carbonica appena prima di metterlo in bottiglia, da monovitigno o in uvaggio, rallegra con aromi di miele, di frutta e di fiori di campo, ma non disdegna esibizione di grande personalità, inconfondibile, quando entrano in gioco evoluzioni e fermentazioni malolattiche. Siamo nella zona più settentrionale del Portogallo chiamata Entre-Douro-Minho, compresa tra i due fiumi Douro e Minho, che per un lungo tratto segna il confine con la Galizia spagnola verso nord. A est è protetta dai monti ed il limite occidentale è rappresentato dall’oceano Atlantico.

Orograficamente la regione si propone come un ampio anfiteatro che sorge gradualmente dal confine oceanico per allargarsi nell’entroterra esposta all’influenza dell’Oceano, rafforzata ancor di più dalla disposizione delle valli scavate dai fiumi che favoriscono la penetrazione dei venti marittimi. Questo influenza il clima, definito continentale, con inverni freddi ed umidi ed estati e primavere calde e secche.

La maggior parte della regione ha una struttura fatta di granito, ad eccezione di due strisce strette che la attraversano da nord est a sud est con trama risalente al periodo Siluriano di natura calcareo scistoso. L’origine principale del suolo deriva dalla disgregazione del granito. Poco profondi, sabbiosi ed un elevato grado di acidità naturale, poveri di fosforo.

I livelli di fertilità sono naturalmente bassi e i terreni sono stati resi produttivi grazie ad una serie prolungata di interventi dell’uomo a realizzare terrazzamenti concimati con sostanze organiche. Negli archivi storici della regione ci sono molti riferimenti alla coltivazione della vite in questa zona, il cui sviluppo ebbe inizio con gli ordini religiosi, nonché con il generoso contributo della corona portoghese.

La viticoltura qui non ebbe grande importanza fino al periodo a cavallo tra il XII ed il XIII secolo, quando il consumo di vino entrò a far parte delle abitudini alimentari della popolazione della regione. L’espansione demografica ed economica in sé, la valorizzazione del commercio agricolo e lo sviluppo della moneta metallica, trasformarono il vino in una fonte importante ed essenziale delle entrate.

Anche se le esportazioni sono state sempre limitate, la storia rivela che il Vinho Verde avrebbe dovuto essere conosciuto come tra i primi vini portoghesi nei mercati europei (Inghilterra, Germania, Fiandre) specialmente quelli di Monçao, e Ribeira de Limba. Nel XIX secolo, le riforme istituzionali aprono la strada a una più ampia libertà commerciale, nonché il trasporto e la rivoluzione della comunicazione sono state la causa dei cambiamenti definitivi nel panorama vitivinicolo regionale. La denominazione di Vinho Regionais del Vinho Verde risale al 1 ottobre del 1908.

Questioni culturali, i diversi tipi di vino, i vitigni e i sistemi di allevamento della vite hanno costretto a suddividere la regione di produzione in sei sottozone: Monçao, Lima, Basto, Braga, Amarante e Penafiel compresi nei distretti di Braga, Viana do Castelo, Vila Real, Oporto e Aveiro. La legge del 1908 divenne operativa solo nel 1926 quando furono tracciate le linee guida per la produzione e commercializzazione del Vinho Verde definendo i suoi limiti geografici, caratterizzando i vini e creando la Commissao de Viticoltura da Regionao Dos Vinhos Verdes per la sua attuazione. Nel 1949 arriva il riconoscimento della Denominaçao de Origem dell’OIV e nel 1973 quello dell’ OMPI Organizaçao Mundial de Proprietade Intelectual di Ginevra.

Il riconoscimento delle Denominazione di Origine consente, dal punto di vista del diritto internazionale, l’uso esclusivo della denominazione Vinho Verde per un vino dalle caratteristiche uniche, legato all’ambiente geografico della zona del Portogallo e ai suoi elementi ambientali.

La fragrante originalità del Vinho Verde è dovuta alle caratteristiche della terra, a fattori socioeconomici, ma anche alle peculiarità dei vitigni e al modo di coltivare le vigne. Ad oggi gli ettari vitati sono circa 35.000, corrispondenti al 15 % dell’area vinicola nazionale. I coltivatori sono più di 30.000. Molti tengono le vigne sollevate dal suolo, facendole crescere su pergolati alti due metri e mezzo, facendole arrampicare sugli alberi o addirittura sui pali della luce. Questo per liberare il terreno sottostante per altre coltivazioni di cereali, frutta e ortaggi.

I territori migliori sono quelli intorno a Monção e a Melgaço, nelle valli che costeggiano la sponda portoghese del Rio Minho e ancora risentono della benefica influenza dell’Atlantico. Qui vitigno principe è l’Alvarinho da cui si ricava un ottimo Vinho Verde bianco denominato Vinho Alvarinho, con una gradazione alcolica di 11-14 gradi e un inebriante aroma di frutti tropicali.

Dalla buccia spessa, utile per neutralizzare i problemi di umidità del clima, viene vinificato spesso in purezza e dà vini ricchi di alcol, acidità ed aromaticità. Accanto a questa varietà si coltivano anche altre tradizionali quali Arinto, dalla grande acidità, Laureiro, di grande aromaticità, e Trajadura, dal profumo delicato ma dal buon corpo, che si completano a vicenda nell’uvaggio autorizzato alla produzione del Vinho Verde. Si usano inoltre altre varietà autoctone come Azal, di buona acidità, e Avesso, profumo e copro pieno usato soprattutto nella parte meridionale della denominazione.

Il Vinho Verde rosso annovera tra i vitigni Vinhao, Borraçal, di grande aroma, e l’Azal rosso, dalla buccia molto scura e un’acidità elevata. La versione rosè vede protagonisti invece l’Esapadal e Padeiro de Basto. Nel distretto di Requiao, nel comune di Vila Nova de Famalicao sorge l’azienda agricola Casa de Compostela, una testimonianza di questo angolo produttivo.

Un orientamento strategico verso la creazione del Vinho Verde fin dalla sua fondazione, oggi si compone di 40 ettari, interamente reimpiantati nel 2007 con una impostazione moderna finalizzata al contenimento delle rese e alla valorizzazione della qualità. Non solo buone esposizioni dei filari ma l’impianto è stato eseguito considerando l’optimum della giacitura anche per composizione di terreno, in questa zona ricco di silicio ed argilla, oltre che la selezione delle migliori qualità delle uve autorizzate – Laurerio, Arinto e Tradajadura- oltre che di Alvarinho, Sauvignon Blanc e Fernao Pires.

Le vinificazioni avvengono secondo moderne tecniche che includono un sistema informatizzato per il monitoraggio della fermentazione, linea di imbottigliamento e un rigoroso laboratorio di analisi. Circa 240 mila litri di vino divisi nei brand Casa de Compostela, Vinha do Alto, Espiguerio, Quinta dos Campos. Di punta, e commercialmente competitivi, sono i vini Casa de Compostela Alvarinho e Casa de Compostela Escola. Entrambi degustati nella versione 2012.

I colori sono affascinanti, lucenti, nonostante la poca intensità cromatica. Entrambi sono accomunati da uno spettro olfattivo ampio e intenso; l’Alvarinho declina una sequenza fruttata e floreale mentre l’Escola ha in più un tocco di mineralità che quasi anticipa la traccia degustativa. In bocca mostrano grande morbidezza, l’Alvarinho è quasi glicerico, quella dell’Escola è contenuta e quasi contrastata da una bella sapidità. La proverbiale freschezza, verde e citrina, si avverte soprattutto nel finale. Pagano forse una persistenza non eccessiva come tutti i vini giovani.

Un gran bel bere.

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