• Ven 19 Lug 2024

Finalmente un lavoro, per…Bacco

Iniziamo questa serie di interviste “Finalmente un lavoro, per…Bacco” dall’esperienza di un giovane – Andrea Sala – che ha affrontato un aspetto oggi particolarmente complesso del mondo del vino: la distribuzione. Andrea, classe 1982, tramite la propria azienda That’s Wine (www.thatswine.eu) commercializza vini naturali sia italiani sia di produzione estera cercando – e aggiungo io..riuscendo – di rispettare i consumatori, il prodotto e i produttori.

Ciao Andrea, innanzitutto parliamo di te: come ti sei avvicinato al mondo del vino e in particolare ai vini naturali?

Se dovessi riassumere tappa dopo tappa il mio percorso di avvicinamento al vino, rischierei di ”inondarti” di episodi e momenti che si sono susseguiti in tempi così diversi che difficilmente potrebbero comporre un mosaico coerente.

Andando a ritroso nel tempo posso dire che fin da bambino mi appassionava tutto ciò che riguardava il cibo e la cucina con i suoi profumi e sapori. Con il passare degli anni il binomio vino-cibo, è divenuto indissolubile trasformandosi in una sorta di passione ”fatale”, fino a quando, in età più matura, il vino ha preso il sopravvento. Così, nonostante cinque anni di studi classici al liceo, ho deciso di iscrivermi alla facoltà universitaria di Viticoltura e Enologia di Milano.

Dopo un periodo nel quale mi sono dedicato alla conoscenza di vini più convenzionali e dopo alcune esperienze nelle cantine di alcuni produttori, è arrivata quella che io chiamo ”la svolta”. Una sera mi trovavo nel locale di un amico ristoratore (per il quale in seguito ho lavorato) al quale ho chiesto ”uno chardonnay siciliano legnoso”. Lui mi aveva guardato letteralmente disgustato, proponendomi invece uno champagne biodinamico. Da quel momento ho cominciato a comprendere quale fosse la mia idea di vino con la V maiuscola. Ed è così che, grazie anche a lui, mi sono avvicinato ai vini naturali. Tutto il resto è venuto da sé. Oggi ho ben chiaro quale sia il mio concetto di vino.

Che consigli daresti a un giovane che volesse avvicinarsi a un’attività analoga alla tua?

Innanzi tutto chi consiglierei di rimboccarsi le maniche e di non scoraggiarsi davanti agli inevitabili ”no”. Ma soprattutto gli direi di prepararsi, di assaggiare tanti vini, di ascoltare le opinioni di chi è più esperto in materia, ma soprattutto gli sconsiglierei di vendere il vino porta a porta come se fosse un aspirapolvere o una enciclopedia. Occorre tanta passione, altrettanta competenza e bisogna, a mio giudizio, puntare sulla qualità per ”uscire dal coro”. Non è un momento facile, nulla viene regalato o concesso. Bisogna combattere ogni giorno con professionalità per conquistare il proprio spazio e la fiducia dei clienti.

Quali sono le caratteristiche che un vino deve avere per colpirti e farti desiderare di inserirlo nel tuo catalogo?

Un vino mi deve innanzi tutto emozionare. Indipendentemente che sia naturale, biologico, biodinamico o tradizionale. Mi deve colpire per personalità e carattere, rappresentando l’espressione più fedele del territorio di provenienza. Solitamente dietro a un vino con queste caratteristiche ci sono uomini o donne di grande talento. Proprio per questo i produttori con cui collaboro rappresentano lo specchio del vino che producono.

Nella scelta di inserire un vino nel mio catalogo, conta molto, anzi direi che è fondamentale il rapporto personale che si viene a instaurare, oltre alla qualità del prodotto che deve avere un equilibrato rapporto qualità-prezzo.

Vino e giovani rappresenta un binomio di difficile coniugazione: da un lato c’è l’abuso di alcol e dall’altro il consumo di prodotti spesso di bassissima qualità. Quale secondo te la strada da percorrere per portare i ragazzi a diminuire l’assunzione di alcol ma, contemporaneamente, a prestare più attenzione alla qualità?

È un argomento delicato e complesso, difficile da liquidare in poche parole. Ci provo.

Imporre un modo di ”bere consapevole” a ragazzi molto giovani è un’impresa quasi impossibile. Spesso a quell’età non si ha ancora raggiunto la consapevolezza di ciò che significa mangiare e bere prodotti sani, a meno che alle spalle vi sia stata una famiglia che abbia educato i propri figli a un’alimentazione corretta.

Un esempio: se l’abitudine è quella di ”rimpinzare” i bambini con ”merendine” confezionate, patatine e bibite gassate al posto di merende salutari, ben difficilmente questi bimbi, una volta adulti, si convertiranno a consumare prodotti di qualità. Ecco perché ad assolvere questo compito, potrebbero contribuire gli stessi ristoratori, i baristi, coloro che quotidianamente stanno dietro un bancone o tra i tavoli, proponendo vini, (visto che è di questo che stiamo parlando), magari meno conosciuti e ”alla moda”, ma più sani, che soddisfino ugualmente il palato, senza trasformarsi in un pugno nello stomaco. E se in qualche occasione speciale si vuol bere un bicchiere in più, si punti alla qualità, dunque ai vini naturali….

Il consumatore è spesso confuso dal proliferare di marchi, associazioni e definizioni: quali consigli ti senti di suggerire per orientarsi in questo groviglio di denominazioni?

Al neofita consiglierei di rivolgersi per i propri acquisti a un’enoteca, dove, salvo rare eccezioni, si trova personale qualificato, in grado di rispondere alle domande del consumatore e quindi di orientarlo. A chi è invece un degustatore di buon livello, direi in ogni caso di spogliarsi da ogni pregiudizio, accostandosi anche a aziende e produttori meno conosciuti.

Aggiungerei anche di non farsi condizionare dal fatto che il vino non sia filtrato o presenti eventuali residui sul fondo della bottiglia, senza neppure badare troppo a marchi del genere DOC o DOCG , ma lasciandosi guidare dal proprio gusto, dalle sensazioni che quel vino è in grado di offrire. Del resto, sono assolutamente convinto che l’ultima parola spetti sempre al consumatore finale.

Nella tua attività di distribuzione ti confronti quotidianamente con enoteche e ristoranti: a tuo avviso vi è da parte dei titolari di queste attività sufficiente preparazione e coraggio nel proporre vini di piccole Aziende ma di alta qualità? E qual è il loro approccio con i vini naturali?

Nel corso delle mie visite a ristoranti o enoteche mi capita di sentire i pareri più diversi e, in qualche caso, anche poco condivisibili. Io ascolto, faccio tesoro degli uni e degli altri giudizi arricchendo in questo modo il mio bagaglio di esperienze. Di fronte a pareri negativi rifletto pensando a dove posso aver sbagliato nel proporre i miei vini, visto che non sono riuscito a far passare il messaggio, nel caso in cui ottengo apprezzamenti e ”faccio breccia”, mi convinco ancora di più della scelta che ho intrapreso.

Ciò detto, proporre questa tipologia di vini è tutt’altro che semplice: spesso non sono noti né conosciuti e non sono sostenuti da campagne di marketing sui media o sulla carta stampata. Perciò i dinieghi che mi capita di ricevere sono il frutto di vari fattori: scetticismo, mancanza di preparazione, pregiudizi, ragioni di carattere commerciale, e in qualche occasione, anche di una mancanza di coraggio. Tutte scelte che rispetto, tranne se sono legate all’impreparazione.

Ma più spesso, fortunatamente, lavoro con ristoratori, enoteche o locali di altro genere, che abbracciano appieno la mia filosofia e che addirittura hanno deciso di riservare uno spazio ”speciale” in carta o sugli scaffali ai prodotti che propongo. Ciò per me è fonte di grande soddisfazione. A questo proposito mi conforta quello che recentemente ha scritto sul settimanale Panorama il pluripremiato sommelier Luca Gardini. <<Il vino naturale non è una questione di moda. Il vino naturale è qui per restare. La strada è tracciata e non si torna più indietro>>.

La crisi globale investe ovviamente anche il mondo del vino, soprattutto per quanto riguarda il mercato nazionale: come giovane imprenditore quali misure pensi dovrebbero essere adottate dal futuro governo per aiutare il comparto enologico italiano?

La crisi economica morde e, inevitabilmente, anch’io che ho iniziato la mia attività da circa un anno, mi muovo su un terreno dove gli ostacoli non mancano. Tuttavia sto ricevendo gratificazioni e soddisfazioni sotto ogni profilo. Quanto all’ottenere agevolazioni sul versante economico e fiscale, va detto che in Italia siamo ancora molto lontani da realtà europee che sostengono i giovani aiutandoli ad intraprendere i primi passi.

Le banche in particolare dovrebbero snellire l’erogazione di prestiti, anche minimi, senza pretendere garanzie assurde che non incentivano i giovani, neppure i più motivati e preparati a mettersi in gioco. Un altro aspetto riguarda la necessità di una maggiore tutela dei nostri marchi e prodotti. E’ scandaloso venire a sapere che vengono commercializzati con il nome di ”chianti” vini in polvere, come ha mostrato di recente Striscia la Notizia, ad esempio, in un Paese come il nostro in cui ci si fregia e ci si vanta di denominazioni Doc o Docg.

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