• Ven 19 Lug 2024

Noi siamo piccoli ma cresceremo: intervista a Costantino Charrère Presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Costantino Charrère, patron dell’Azienda Agricola Les Crêtes a Aymavilles in Valle d’Aosta, è il Presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI – www.fivi.it), un’Associazione nata nel 2008 sia per rappresentare e difendere i piccoli vignaioli nelle sedi politiche italiane ed europee, sia per porsi come tramite tra chi produce vino a costo di sacrifici e fatiche personali e chi lo beve, al fine di informare il consumatore finale e rendere così possibile un consumo consapevole oltre che in quantità anche, anzi soprattutto, in qualità.

Gent.mo Presidente, leggo sul Vostro sito “Noi vogliamo difendere la figura del vignaiolo perché siamo convinti che essa sia essenziale per il futuro delle nostre terre e per quello dell’agricoltura italiana”. Condividendo pienamente questa affermazione Le domando: quali sono, attualmente, i problemi maggiori che un vignaiolo si trova a dovere affrontare e quali le soluzioni che la FIVI auspicherebbe?

Il vignaiolo Indipendente lavora la vigna, raccoglie l’uva, la trasforma in vino ed infine commercializza il vino prodotto. In buona sostanza cura in prima persona tutto il processo produttivo. Il vignaiolo si assume la responsabilità di quello che fa, nei confronti dell’ambiente, delle regole produttive, degli organi di controllo, e anche nei confronti del consumatore, oggi sempre più attento alla tracciabilità e all’origine dei prodotti agroalimentari. Il vignaiolo, ponendo il suo nome in etichetta, garantisce anche l’imbottigliamento all’origine, e quindi l’autenticità del vino prodotto. La capillare presenza del vignaiolo sul territorio Italiano, con piccole imprese a forte connotazione familiare, rappresenta una realtà operativa che tradizionalmente conosce il territorio, che sa come gestirlo ed interpretarlo e che, per la piccola dimensione, è anche in grado di meglio adattarsi a momenti di crisi e cambiamenti generali.

Il Vignaiolo con il suo lavoro gestisce l’ambiente, determina l’architettura dei paesaggi vitivinicoli, regima le acque, si mette in rete con il turismo, mantiene l’occupazione capillare dei territori. È quindi da considerare un reale presidio ambientale che garantisce la cura del territorio nelle zone pedemontane, montane e di collina prevenendo anche le catastrofi ambientali. Noi Vignaioli Indipendenti sosteniamo da anni, anche in Europa, con CEVI ( www.cevi-eciw.eu ) che il vigneto deve essere considerato un bene di pubblica utilità e quindi sostenuto. Ecco perché difendiamo la figura del Vignaiolo in Italia e in Europa.

Il primo problema che tocca il Nostro lavoro è quello di mancanza di prospettive per i giovani.

Oggi in Europa solamente il 6/7 % dei contadini è al di sotto dei 35 anni di età ed il trend non sembra cambiare. La PAC ha fatto in questi ultimi anni un grande sforzo per rimediare a questa situazione, istituendo i premi di primo insediamento. Un secondo problema riguarda i costi di insediamento. Oggi in Italia, per aprire una attività agricola, si richiedono più di 20 pratiche autorizzative, con attese di 300 gg. (in USA sono solo 60gg.), e si spende per iniziare una attività 18 volte in più della media dei paesi UE. Un terzo problema riguarda i costi per adeguamenti produttivi. Recenti analisi in tal senso ci dicono che considerato 100 il costo dell’adeguamento Igienico Sanitario di una struttura produttiva effettuato in Italia, lo stesso adeguamento in Francia viene a costare 60 e in Germania 40.

Una recente indagine CIA ci dice che il sistema Agricolo Italiano è soffocato dalla burocrazia. Per soddisfare le incombenze burocratiche, un contadino Italiano deve dedicare alla necessità n. 8 giornate lavorative al mese, con costi equivalenti a 7.200,00 euro/anno. Questo costo, spalmato sull’intero settore agricolo ci dice che la burocrazia sottrae al reddito Agricolo circa 4 miliardi di Euro l’anno.

Per tutti questi motivi la FIVI chiede soluzioni di snellimento e disboscamento burocratico, in materia di autorizzazione, produzione, assunzione e regole del lavoro.

La nostra federazione ha elaborato in tal senso una precisa proposta, che chiede a chi legifera, tre interventi forti e possibili che riguardano questa materia.

Un primo intervento di disboscamento normativo e amministrativo che al suo interno contenga: l’elaborazione di un Testo Unico per il vino che dia all’Italia un Codice del Vino agile e facilmente consultabile, che raccolga e razionalizzi tutte le circolari, direttive e atti amministrativi, che regolano il nostro lavoro, ivi compreso quello degli organi di controllo, e che nel contempo definisca la concentrazione in un unico organismo di tutte le funzioni di controllo.

Il secondo intervento riguarda la proporzionalità nei controlli e nelle sanzioni, ridefinendo il peso dei controlli stessi, commisurandolo al valore creato e al peso del rischio generato dall’impresa, e quindi alla dimensione aziendale. Oggi succede che i controlli, nel loro peso e nelle misure sanzionatorie, non tengono conto del valore del rischio generato dalla dimensione aziendale, con la conseguenza che una piccolissima Azienda produttrice di poche migliaia di bottiglie è controllata e sanzionata allo stesso modo di un’azienda che produce milioni di bottiglie e questo è inaccettabile.

Il terzo intervento riguarda le proposte di riorganizzazione normativa del settore, definite nel capitolo “Proposte organizzative e puntuali”. Sono state elaborate sulla scorta delle istanze emerse in seno alla FIVI stessa, all’interno del gruppo di ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche, e corredate da una sintesi del loro fondamento giuridico.

Queste proposte, complete ed esaustive sono suddivise in tre aree di intervento: vigna, cantina, imbottigliamento. Il ” DOSSIER BUROCRAZIA ” è consultabile sul sito FIVI http://www.fivi.it/.. ../..mativa_finale-21.pdf . Con questo lavoro la FIVI ha elaborato una seria e completa proposta in grado di dare al legislatore precise soluzioni operative, atte ad avviare una immediata riforma burocratica.

Tipicità e terroir sono parole che troviamo ormai in bocca a chiunque si occupi, a vario titolo, di vino; quali le strade migliori per permettere la piena realizzazione di questi imprescindibili valori?
Il Vignaiolo Indipendente è un contadino, produttore, imprenditore, che ha la consapevolezza che il valore del territorio è un valore autentico e ancestrale, legato alla cultura del luogo di origine. Questo valore non può e non deve essere sacrificato alla cultura della globalizzazione, della massificazione, della perdita di identità, del mercato. Abbiamo osservato che nelle produzioni agro-alimentari è in corso, oggi, un orientamento normativo che invece di tutelare l’origine e la qualità della materia prima, nel nostro caso l’uva, privilegia il tecnicismo della trasformazione (haccp, sterilità degli ambienti e degli apparati produttivi ecc.). Parallelamente constatiamo che la diffusione delle varietà di vitigni internazionali nel mondo, è un fenomeno inarrestabile che porta verso l’affermazione di un gusto omologato e standard. La somma di queste due tendenze conduce il vino verso la perdita della sua matrice territoriale e anche verso l’attenuazione del sapore della biodiversità.

Concordo sul fatto che parole come tipicità e terroir sono oggi sulla bocca di tutti e aggiungo che sono anche valori in via di estinzione. Il “genius loci”, definito da Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva, è diventato un percorso difficilissimo da praticare.

Il vignaiolo Italiano, che affonda le proprie radici nella terra e nella cultura del territorio, ha però la certezza, di essere un qualificato aspirante a rappresentare questi valori di fronte al consumatore.

Numerose associazioni tra piccoli vignaioli sono attive in Italia: pur nella diversità di alcuni percorsi e di alcune scelte in vigna e in cantina non ritiene che una maggior coesione tra chi, come voi, percorre l’impervia strada della qualità e del rispetto del territorio sarebbe di reciproco vantaggio?

Il vignaiolo Italiano è campanilistae autoreferenziale, ha scarsa propensione al confronto e non è particolarmente attratto dal consociativismo attivo e partecipativo. E questi sono i suoi limiti. È un gran lavoratore e produce dei vini di ottima qualità, ma usa poco i sistemi informatici ed ha quindi difficoltà a fare rete.

La FIVI è nata nel 2008 per rappresentare gli interessi di questo vignaiolo. E lo fa direttamente, senza mediazioni di terzi, nei confronti di chi governa il settore.

La nostra è una organizzazione trasversale, partecipata da aziende che attuano viticoltura convenzionale, biologica, biodinamica e geograficamente rappresenta tutte le Regioni Italiane.

La FIVI non ha mai avuto padrini e santi protettori e rappresenta le idee e le istanze di 700 Vignaioli, portando al legislatore, direttamente e senza mediazioni, quelle che sono le reali necessità di chi coltiva la terra e di chi fa impresa.

Nel 2012 abbiamo ottenuto la Personalità Giuridica e siamo quindi iscritti nel Registro Italiano delle Persone Giuridiche Private.

Dal mese di febbraio 2012 siamo accreditati ufficialmente al Tavolo del Comitato di gestione del settore Vitivinicolo presso il MIPAAF, Direzione Generale della Politiche Internazionali della Unione Europea. In questa sede, ritenuta il massimo tavolo di concertazione Nazionale, diamo il nostro contributo diretto per la causa di tutti gli iscritti, intervenendo a loro difesa e tutela nella definizione delle politiche della PAC, dell’OCM e del PSR.

Questi sono i fatti che testimoniano la nostra operatività, il nostro impegno e la nostra serietà: e tutto questo lo abbiamo raggiunto in soli quattro anni di duro lavoro, in Italia ed in Europa.

Abbiamo però la necessità di crescere numericamente, per poter aumentare il Nostro peso e la Nostra Azione. Personalmente condivido pienamente la necessità di cercare e realizzare una maggiore coesione del sistema dei vignaioli Italiani. Raccolgo la Sua suggestione per lanciare un caloroso invito, rivolto a tutte le numerose piccole Associazioni Italiane di produttori, a voler entrare a far parte della grande famiglia dei Vignaioli Indipendenti FIVI.

Sempre nel Vostro sito trovo scritto: “I Vignaioli Indipendenti desiderano creare un forte legame con i consumatori, affinché si possa avviare un forte dialogo con gli stessi”. A seguito della sua esperienza come ha visto cambiare le richieste dei consumatori negli anni? Ritiene che eventuali modifiche nel corso del tempo siano dovute a una reale presa di coscienza del concetto di qualità di un vino o siano frutto di mode transitorie?

Vogliamo rapportarci con tutti i consumatori, ma soprattutto con i consumatori attenti, vale a dire, tutte quelle persone che sono attente alle cose di cui si nutrono, alla qualità della loro tavola. Nelle produzioni agro-alimentari è purtroppo in corso una deriva produttiva che propone al consumatore cibi sempre più industriali e quindi più omologati al gusto internazionale.

Si pensi ad esempio a che cosa succede nel settore lattiero-caseario, laddove le grandi aziende di accaparramento del latte, arrivano a scinderlo nei suoi composti elementari, per poi ricomporlo e rielaborarlo in formaggio, in funzione delle necessità e dei gusti del mercato di riferimento.

In questo scenario di disponibilità alimentare, si delinea un consumatore sempre più consapevole e attento alla qualità della propria alimentazione.

La considerazione che ” tutti noi siamo fatti di quello di cui ci nutriamo” è oggi sulla bocca di tutti. Dobbiamo quindi assolutamente creare un patto di collaborazione e alleanza con questo consumatore, aprendo con lui un forte dialogo, coinvolgendolo, fidelizzandolo, per renderlo in qualche modo partecipe della nostra filosofia produttiva. Invitiamolo in azienda, educhiamolo, aprendoci a lui con garbo e disponibilità, perché lui vuole sapere.

Dal nostro osservatorio vediamo che famiglie al completo iniziano a visitare le nostre aziende, vengono a camminare nelle nostre vigne con i bambini (dobbiamo in questo imparare dai Francesi), per insegnare loro che il vino si fa con l’uva.

Esiste davvero una forte presa di coscienza di questi valori, che va oltre le mode.

Lo stesso fenomeno lo notiamo nel contatto diretto con il pubblico in occasione dei nostri Mercati dei Vignaioli. Ai nostri mercati, chiediamo al vignaiolo partecipante di ” metterci la faccia”, obbligandolo ad essere presente al banco di vendita diretta. In queste occasioni il consumatore ci sta dimostrando tutta la sua partecipazione e gratitudine.

“Difendere il paesaggio” è uno degli obiettivi della FIVI: io vengo da una ventennale esperienza nel campo della conservazione della natura e, pertanto, associo il termine paesaggio con il concetto di naturalità e di ambiente ad elevata biodiversità. Senza dimenticare, ovviamente, che il vigneto è un ambiente artificiale, qual è il significato più profondo che i Vignaioli Indipendenti danno a questo termine?

l presidio del territorio che il vignaiolo garantisce è anche difesa del paesaggio vitivinicolo; paesaggio costruito dalla fatica dell’uomo nei secoli.

Paesaggio che definisce la geografia di un territorio ai fini turistici, che è una ricchezza Nazionale ed Europea. Pensiamo solo per un attimo che cosa significherebbe l’abbandono di questi vigneti.

La viticoltura per la FIVI rappresenta una dimensione culturale, sociale, occupazionale, ambientale da sostenere, da considerare patrimonio pubblico, e quindi patrimonio della collettività.

Siamo certamente anche noi dell’opinione che nel contesto ambientale, tutto ciò che è stato costruito dall’uomo, modificando un assetto territoriale definito dalla natura nel suo stato primordiale, è artificiale. Ma i muretti a secco costruiti dall’uomo nel Douro, lungo il fiume Sil, in Valtellina o in Valle d’Aosta, ancorché definiti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, non possano e non debbano essere considerati artificiali. Queste strutture arcaiche, devono poter sopravvivere all’abbandono, poiché rappresentano la memoria storica che racconta una modifica del paesaggio definito dall’uomo nel suo insediamento agricolo nel corso dei secoli.

Questi contesti monumentali, ricchi anche di viti ancestrali devono essere giustamente riconosciuti all’interno delle misure di sostegno agli investimenti non produttivi in tutte le zone ad alta valenza storica e paesaggistica previste nel PSR e nella PAC. La FIVI condivide totalmente questa impostazione di tutela a costi pubblici.

A suo avviso è il mercato a imporre vini facili e standardizzati ai produttori o, spesso, sono i grandi produttori che li impongono al mercato abituando i consumatori al loro utilizzo e spingendoli a identificarli come sinonimo di qualità quando non di status symbol?

A me pare che il vino status-simbol sia ormai da considerarsi un fenomeno di nicchia, un fenomeno in via di estinzione, riservato a pochissimi. Il consumo del vino nei paesi tradizionali produttori continua a calare irrimediabilmente e sta leggermente aumentando nei paesi nuovi produttori, in un contesto peraltro compensato da nuovi investimenti produttivi realizzati da questi stessi nuovi paesi. I vini facili e standardizzati a basso costo, provenienti da vigneti extra-comunitari, si sono già imposti, a basso prezzo, nei mercati rivolti alla competitività e alla concorrenza. Queste scelte non sono determinate dai produttori ma sono piuttosto politiche commerciali perseguite da grandi imbottigliatori italiani ed europei. Operatori che avranno anche una loro ragione di essere, ma con i quali i Vignaioli non hanno nulla da condividere.

I Vignaioli Italiani ed Europei hanno la consapevolezza che il consumo del vino di qualità del territorio continuerà ad avere un proprio mercato di riferimento, anche oltre questa crisi che sta disegnando nuovi orizzonti. Una grande sfida che oggi lanciamo è quella di volere con grande determinazione, riportare i consumi del vino di qualità all’interno della catena alimentare. Il vino delle DO, deve tornare ad assumere tutti i valori culturali, identitari, sociali, ambientali, conviviali, rituali, che ha avuto sin dalle sue origini.

Il vino ha accompagnato l’uomo nella civilizzazione, è un alimento portatore di immensi valori e come tale deve essere riposizionato nella catena alimentare.

La ristorazione in Italia Le sembra sufficientemente preparata ed attenta nel promuovere i vostri vini o è, al contrario, sedotta dai grandi nomi facili da vendere e garanzia di successo per la propria carta dei vini?

La ristorazione sta vivendo in Italia un momento molto difficile. La crisi economica ha diminuito la capacità di spesa del consumatore e le politiche di demonizzazione dei consumi dell’alcool hanno penalizzato pesantemente anche il vino, con conseguenti effetti depressivi nella ristorazione.

I pur legittimi controlli con l’etilometro hanno fatto il resto.

Nonostante questa premessa, dopo un primo momento di sconforto, ci pare che la situazione stia migliorando. Nei ristoranti italiani oggi si beve più Italiano e meno Estero.

I vini dei Vignaioli Indipendenti sono una garanzia, hanno una forte matrice identitaria, sono individuabili dal marchio di appartenenza, il marchio del Vignaiolo Indipendente.

Questi Nostri vini si stanno affermando su tutte le carte dei ristoranti, al di là dei prezzi e oltre le mode.

Negli anni sono state sviluppate schede di ogni tipo per valutare la qualità di un vino, ciascuna con i propri pregi e i propri limiti e la diatriba su cosa sia un “vino buono” è ben lontana dall’esaurirsi. Mi scusi quindi una domanda “impossibile”: come definirebbe Lei un “vino buono”?

A questa domanda “impossibile” rispondo che un vino buono è un vino che soddisfa la vista, l’olfatto e il palato. È un vino che è frutto della vite, che è vinificato dal vignaiolo, con le uve provenienti dalle sue vigne ed è imbottigliato all’origine. È un vino che ha la capacità di comunicare il proprio terroir. È un vino che sa di uva, di mosto, di terra, di sole e di lavoro e che si fa gustare raccontando la fatica e la passione di chi lo ha prodotto. È un vino che piace al colto e al profano e soprattutto è un vino che possiede un’anima, l’anima del Vignaiolo. Il Vignaiolo, una entità che fa tutto questo per il proprio piacere e per la felicità di tutte quelle persone che hanno la sensibilità di capire il vino, di apprezzarlo e di amarlo, per quello che è e per quanto rappresenta.

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