• Sab 13 Lug 2024

Elogio dell’Uomo Artigiano: Bruno Giacosa e la Langa

Un paese vuol dire non essere soli,
sapere che nella gente, nelle piante,
nella terra c’è qualcosa di tuo,
che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
Tratto da: La luna e i falò. Cesare Pavese, 1950

Il dibattito sugli effetti benefici di un moderato uso di buon vino è ben lungi dall’essere concluso (pensate alle infinite polemiche sugli effetti – veri o presunti – del resveratrolo sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari). Questa discussione credo si possa affermare nasca praticamente insieme il vino, da sempre utilizzato nella farmacopea antica e popolare nonché in numerosi riti e religioni.

Certo è che anche in età contemporanea il vino ha ricoperto (e tutt’ora ricopre) un ruolo importante nella scienza farmaceutica civile e militare. In un Codice Farmaceutico Militare piemontese del 1838 si legge “…Mescolando una parte di quest’acqua (acqua vulneraria tedeniana: un preparato in uso all’epoca, N.d.A.) con dieci parti di vino di Barolo, od altro vino potente, avrai un vino aromatico estemporaneo…” con capacità curative oppure ancora “…Le composizioni del vino chinato o puro od associato ad altri farmaci consigliati dagli autori variano all’infinito, a centinaia sono registrate nelle farmacopee.

La formola che io esperimentai più efficace è quella del Suaut, che fu un distintissimo clinico di Nizza Marittima. (Omissis) .. ottenuto con vino generoso (Barbera, Barolo ecc.) mezzo litro…” come si legge nella Gazzetta Medica Italiana – Provincie Sarde – Vol XV del 1864.

Un incontro con Bruno Giacosa elimina, in ogni caso, qualsiasi dubbio: il vino buono – anzi, nel suo caso, eccellente – fa bene! Lo rivelano il suo sguardo, la passione nella sua voce, la profondità delle sue parole così spesso rivolte ai giovani – vignaioli e non – vero futuro di questo nostro tormentato Paese.

Ho avuto la fortuna di ascoltare il Signor Bruno durante un convegno a La Morra un paio d’anni orsono e fu in quell’occasione che decisi che avrei voluto visitare la sua Azienda e conoscere meglio i suoi vini: questo è il racconto di quella visita ma, soprattutto, di un uomo che tanto ha fatto per i nostri vini.

Bruno Giacosa

Bruno Giacosa è, come ben fatto notare dal prof. Nicola Perullo durante la cerimonia di consegna della laurea “Honoris Causa”, “…l’uomo artigiano, colui che arriva a possedere, grazie a un esercizio continuativo e appassionato, le più alte capacità tecniche in un determinato campo…” Non è una definizione: è un modo di concepire la propria vita e il proprio lavoro.

Uomo di Langa non solo e non tanto nel senso di nato in Langa, ma col significato più ampio e profondo di appartenenza a quella terra, Bruno Giacosa nasce e vive con la vite e con il vino. “I primi profumi che ho sentito sono stati quelli del latte di mia mamma e del vino di mio nonno” disse il Sig. Bruno durante la cerimonia, ribadendo così una simbiosi profonda tra la vita e le viti. Entrato a pieno titolo nell’Azienda di famiglia, fondata da nonno Carlo alla fine del 1800, a soli 16 anni immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Bruno imparò immediatamente ad acquistare con cura le uve da contadini di fiducia, recandosi direttamente presso le loro cascine per poter scegliere il meglio della produzione.

Ecco, quindi, affinarsi uno dei talenti che il Sig. Giacosa ritiene tra i più importante per produrre un buon vino: l’olfatto. “Giovani imparate a usare l’olfatto” è uno dei suggerimenti da lui offerti alle nuove generazioni a cui se ne affianca un altro certamente non meno fondamentale: “Viaggiate, andate per il mondo, assaggiate vini fatti da altre parti e quelli dei vostri vicini“. Ecco, quindi, affiancarsi all’artigiano desideroso di apprendere, l’altro Bruno Giacosa: l’imprenditore conscio che il mondo, pur partendo dalle proprie radici, è diventato più grande e deve essere conosciuto e “conquistato” con il proprio lavoro e con i propri vini.

Luigi Veronelli nel 1971, sulla rubrica “Il buon vino” del settimanale Panorama, definì Bruno Giacosa un “grande vinicultore“, in quanto capace “grazie a cura, sensibilità, passione e giudizio, di conferire un senso culturale pieno a quegli strani artefatti naturali che sono i vini”. Molto unisce questi grandi uomini del vino: non ultima la piena consapevolezza dei forti e indissolubili legami fra terroir e vino. Ecco, quindi, già a partire dal 1967, anche grazie le insistenze di Veronelli stesso, nascere i primi due cru di Bruno Giacosa: Barbaresco Asili e Barolo Collina Rionda (divenuto poi chiamato Vigna Rionda), seguite nel 1968 dal Barbaresco Santo Stefano.

In seguito, a partire dalla metà degli anni ’70, Bruno inizia ad acquistare alcune vigne “…quelle a cui ero più legato, quelle che mi avevano dato delle emozioni e che ero sicuro avrebbero potuto garantirmi di fare grandi vini…“. Entrano così a fare parte dell’Azienda i 13 ettari del cru Falletto di Serralunga al completo e più di 5 ettari negli Asili nella zona del Barbaresco.

Arriviamo così a nostri giorni e ai vini che, con lo stesso amore di sempre, Bruno Giacosa, aiutato dal suo storico cantiniere Dante Scaglione e il giovanissimo e prezioso Francesco Versio, continua, vendemmia dopo vendemmia, a regalarci.

Roero Arneis Docg 2011 13% vol.

Vitigno recuperato negli ultimi decenni, l’Arneis è stato, fin dalla prima ora, uno degli obiettivi importanti per Bruno Giacosa; la prima annata prodotta è stata il 1976. Interamente vinificato in acciaio, il 2011, dal bel colore paglierino intenso, ci regala al naso gli inconfondibili sentori, di grande pulizia e finezza, di pera, mela acerba e fiori bianchi, quali biancospino e sambuco; dopo una breve permanenza nel bicchiere, questo vino si contraddistingue per una marcata e piacevole nota di camomilla. In bocca è caratterizzato da buon corpo e da un’ottima corrispondenza con quanto avvertito all’olfazione; vino non lunghissimo, mostra una persistenza intorno ai 5”.

Barbaresco Docg Riserva – Asili 2007 14,5% vol.

Il granato vivo e luminoso di questo barbaresco affascina e attrae come la pietra dura da cui prende il nome. Invecchiato per 24 mesi in legno e per altri 24 in bottiglia, il naso di questo vino si contraddistingue per finezza ed eleganza accompagnate da un’eccellente intensità; le note di marmellata di frutti rossi, violetta fresca e rosa appassita sono impreziosite da sentori di liquirizia, tabacco e cacao. Splendida la trama tannica, setosa ed avvolgente; entusiasmante la persistenza.

Barolo Docg – Falletto 2007 14,5% vol.

Ottenuto dalle uve dell’omonimo cru di Serralunga d’Alba, questo Barolo sfoggia tutta la potenza e l’intensità tipica di questo territorio. Nel bicchiere risulta essere di un bel color granato con sentori di frutti rossi molto maturi, violetta, liquirizia, eccellente speziatura arricchita da note di tabacco e cacao. Fini e avvolgenti i tannini e grande persistenza aromatica.

Barolo Docg Riserva – Rocche del Falletto 2007 14,5% vol.

Ottenuto da viti di età compresa fra i 20 e i 40 anni coltivate, con esposizione sud, in comune di Serralunga d’Alba, questo grande barolo abbina ai tipici sentori di frutta rossa matura e di viola, intriganti note speziate e profumi di caramello e cacao. I tannini, setosi fini ed avvolgenti, accompagnano il vino lasciando in bocca una persistenza che mi azzarderei a definire…eterna.

Barolo Docg Riserva -Rocche del Falletto 2001 13,5% vol.

Il caratteristico color mattone sfoggiato da questo barolo è indice del tempo trascorso arricchendolo, nel contempo, di profumi affascinanti senza fiaccarne il corpo e il nerbo. Il naso regala note di marmellata di fragole, ciliegia sotto spirito, liquirizia, sottobosco, tartufo, tabacco e cuoio. I tannini, ancora giustamente nervosi ed evidenti, mostrano grande finezza e una trama setosa ed avvolgente. Vino lunghissimo e di grande fascino.

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