• Ven 19 Lug 2024

Con le radici nella storia: l’Ovada Docg

Il bronzo è lo specchio del volto,
il vino quello della mente.
Eschilo (525 a.C. – 456 a.C.)

“I più stimati (dolcetti) sono quelli di Ovada e de’suoi contorni, cioè a dire, di tutte le colline che formano il piede dei contrafforti settentrionali da Novi fino a Nizza”. Così scriveva, nel 1836, il medico Rocco Ragazzoni nel terzo Tomo del suo “Repertorio di Agricoltura Pratica e di Scienze Economiche ed Industriali” mentre il naturalista-botanico Giorgio Gallesio, che pubblicherà i suoi studi pionieristici sulla Pomona Italiana, afferma: “Il vino che si fa col Dolcetto prende diversi caratteri, secondo la località ov’è coltivato, e i metodi coi quali è fatto”.

In seguito, nella stessa opera, aggiunge “I più stimati sono quelli di Ovada e dei suoi contorni … In Ovada specialmente se ne fanno i depositi e le scelte, e di là si spedisce in Genova e nel Milanese”. È proprio da queste frasi che desidero cominciare questo racconto: un racconto che parla di antica gloria così come di più recenti fatiche ma, soprattutto, di tanta – tantissima – voglia di ricominciare per riconquistare quel posto di prestigio che, da secoli, era riconosciuto al vino di queste terre e al dolcetto, suo indiscusso protagonista.

In una mia recente intervista a Italo Danielli, Presidente del Consorzio di Tutela dell’Ovada Docg, definivo l’ovadese “un ponte fra Piemonte e Liguria, dove cultura, cibi e vini delle due regioni si incontrano, si confrontano, si completano” e anche per le righe che seguiranno vorrei partire da questa semplice idea: l’uva e il vino hanno da sempre rappresentato – e sono tutt’ora – un ponte tra popoli e culture oltre che un’importante fonte di ricchezza e di nutrimento.

Non a caso, infatti, uno dei protagonisti di questa storia è proprio il dolcetto, un vitigno che ha trovato – fra il Piemonte meridionale e l’entroterra ligure di Ponente- i suoli e il clima per meglio esprimere le proprie caratteristiche e potenzialità.

Il Dolcetto

Citato per la prima volta a Dogliani nel 1593, il Dolcetto è un vitigno fortemente legato alla tradizione delle colline dell’Alto Monferrato nonché della Langa, fatto questo chiaramente testimoniato fin dai primi studi ampelografici condotti in Piemonte.

Nel 1798, infatti, il Conte Nuvolone, nella sua “Istruzione sulla coltivazione della vite e sul modo migliore di fare e conservare i vini”, scrisse “Dolcetto: vitigno della tradizione piemontese”. Antica anche la presenza di questo vitigno nella valli del ponente ligure (Valle Arroscia e Valle Argentina) per le quali si hanno le prime notizie certe sulla sua coltivazione grazie alla storia dei Marchesi di Clavesana, Signori di Pornassio; risale, infatti, al 1303 un editto del Marchese Clavesana – Podestà di Pornassio, con il quale viene imposta la coltivazione del Dolcetto – localmente chiamato Ormeasco – su tutto il territorio governato dai Marchesi stessi. Da ricordare è anche la presenza storica del Dolcetto in Oltrepò Pavese dove è noto, come lungo tutta la fascia collinare compresa fra l’ovadese e i Colli tortonesi, col nome di Nibiö.

Nonostante la sua antica storia, nulla è noto sulle origini e sulle parentele di questa varietà: recenti ricerche condotte su basi biomolecolari non sono state, infatti, in grado di rilevare, pur comparando i genotipi di ben 2.344 vitigni differenti conservati nella vigne sperimentali francesi di ‘‘Domaine de Vassal” Grape Germplasm Repository, legami di parentela, per quanto deboli, tra il dolcetto e le rimanenti varietà oggetto dello studio. Altre ricerche si sono limitate a posizionare il dolcetto in una posizione al confine tra le uve da vino e quelle da tavola.

La foglia adulta del Dolcetto è medio – piccola, con forma da pentagonale a cuneiforme (più larga che lunga), a tre o cinque lobi; il grappolo a maturità, costituito da acini medio – piccoli di colore blu – nero o blu – nero violetto con buccia consistente e molto pruinosa, è di dimensioni medio – grandi e di forma conico allungata, generalmente con ali sviluppate e spargolo, soprattutto all’estremità distale; il peduncolo è spesso sfumato di rosso violaceo come il rachide.

L’Ovada Docg

Era il 2008 quando, grazie alla volontà di un gruppo di produttori desiderosi di valorizzare le grandi potenzialità di questo nobile vino rosso, venne riconosciuta la denominazione Ovada Docg, denominata anche Dolcetto di Ovada Superiore. Da allora tanto è stato fatto e tanto resta da fare per rilanciare l’immagine e la conoscenza di un vino che, negli ultimi decenni, erano viepiù andate offuscandosi.

Questo vino viene prodotto da uve Dolcetto vinificate in purezza nell’intero territorio di 23 comuni dell’ovadese, area appartenente all’Alto Monferrato (vedi mappa tratta dal sito del comune di Ovada). Il disciplinare prevede la tipologia Ovada Docg, Ovada Docg Riserva e la possibilità, quando previsto, di indicare la menzione di vigna. Le vigne iscritte Albo devono avere giacitura collinare ed essere ad una quota non superiore ai 600m s.l.m.

L’Ovada Docg è soggetto ad almeno 12 mesi di invecchiamento obbligatorio che diventano 20 per i prodotti recanti l’indicazione di vigna. I vini Ovada Docg e Ovada Docg con menzione di vigna possono portare la menzione aggiuntiva Riserva solo se sottoposti ad un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi.

Il territorio dell’Ovada Docg

Le colline dell’ovadese, attraversate dal torrente Orba, sono da sempre ritenute particolarmente vocate alla viticoltura in virtù delle loro caratteristiche pedoclimatiche. I suoli dove insistono le vigne di Dolcetto dedicate a questa denominazione vengono complessivamente suddivisi in terre bianche e terre rosse.

Le terre bianche sono costituite da suoli calcareo – marnosi con tessitura franco limosa, limitata presenza di sostanza organica e assenza di pietrosità; se ne ottengono vini sapidi e strutturati.

La ricchezza di ossidi di ferro e magnesio caratterizza l’altra tipologia di suoli, ovvero le cosiddette terre rosse, complessivamente meno diffuse delle precedenti.

Il clima è di tipo temperato suboceanico con estati calde e inverni freddi; la temperatura media annuale è di circa 12°C mentre le precipitazioni, concentrate prevalentemente nei mesi di maggio e novembre, raggiungono normalmente i 650 – 950mm all’anno; è evidente un trend positivo lungo una direttrice nord sud che porta a punte di oltre 1100 – 1200mm annui in prossimità dell’Appennino ligure.

Note di degustazione

Recentemente abbiamo avuto il piacere di partecipare ad una degustazione di Ovada Docg durante la quale abbiamo potuto assaggiare i vini di tutti i 19 produttori aderenti al Consorzio di Tutela e che hanno proposto annate comprese fra il 2012 e il 2006. Complessivamente siamo rimasti molto favorevolmente colpiti dall’alta qualità di questi vini che rivelano stoffa e caratteristiche tali da far prevedere per loro un felice futuro. Le annate più recenti peccavano spesso di eccessiva gioventù con tannini che, pur se caratterizzati da ottima tessitura e struttura, risultavano all’assaggio ancora eccessivamente aggressivi; è da sottolineare – d’altro canto – che la volontà dei produttori di dar vita a vini da medio o lungo invecchiamento non possa che riflettersi in un maggior numero di anni di attesa prima che questi riescano a esprimersi al loro meglio.

Di grande interesse e complessità sono risultati i profili olfattivi di questi assaggi: alla frutta rossa, quale ciliegie, more e ribes rosso talvolta con sentori di frutta sotto spirito, si affiancano bellissime note di fiori rossi freschi che, col passare degli anni, si spostano verso note attribuibili agli stessi fiori ma appassiti. Sempre con il trascorrere degli anni è frequente riconoscere nei bicchiere eleganti profumi agrumati, talvolta marcatamente riconducibili al chinotto; anche se raramente, in alcuni assaggi si evidenziavano anche profumi di erba fresca appena tagliata.

Le spezie dolci, quali chiodi di garofano e noce moscata, erano ben presenti in numerosi campioni. Nei vini più invecchiati, ovviamente, diventano fortemente caratterizzanti le note terziarie di cuoio, carne macerata, tabacco e incenso, quest’ultimo autentico “file rouge” delle annate antecedenti il 2010; l’uso avveduto del legno – sia barriques e tonneaux sia legni grandi – arricchisce i vini di piacevoli sentori tostati di caffè e cacao. In bocca questi Ovada Docg hanno sempre mostrato grande struttura e ampiezza, ottime acidità e tannini di grande eleganza e piacevolezza, per lo meno nelle annate più vecchie; la loro persistenza, inoltre, non è mai deludente.

Le Aziende Consorziate
Al momento aderiscono al Consorzio di Tutela dell’Ovada Docg le seguenti Aziende:
Ca’ del Bric
Casa Wallace
Cascina Boccaccio
Cascina Gentile
Cascina La Signorina
Castello di Grillano
Colombo vini
Davide Cavelli
Forti del Vento
Ghera
Ghio
Giorgio Ferrari
Guiglia Carlo
I Pola
La Piria
La Valletta
Pesce Federico
Rocco di Carpeneto
Tenuta Elena

Consorzio di Tutela dell’Ovada Docg
Vico Madonnetta, 2
15076 Ovada (AL)
www.ovada.eu
E-mail: info@ovada.eu

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