Una Spanna di Piemonte: i grandi vini di Ghemme e Sizzano di Lorenzo Zanetta
Il vino ha una pastosa pienezza ch’empie palato e anima di sapore.
Tratto da: Piccolo mondo antico
di Antonio Fogazzaro
La Valsesia: un paradiso di natura, paesaggi e acque, nota ai più solo per il turismo invernale. È qui, dai ghiacciai del Monte Rosa, che nasce il (oppure la…difficile, in Italia, dare il genere ai fiumi cerando di rispettare gli usi locali….) Sesia che, attraversando ciò che si è salvato degli antichi borghi Walser e scorrendo sotto quel capolavoro d’arte e cultura che è il Sacromonte di Varallo Sesia, giunge in pianura dove, in decine di migliaia di anni, ha contribuito a creare le condizioni perché altri tesori avessero origine dalla natura e dal lavoro dell’uomo.
Il ciclico espandersi e ritirarsi dei ghiacciai nel corso del Quaternario ha lasciato tracce indelebili in questa porzione del Piemonte settentrionale, dove terminavano le grandi lingue glaciali provenienti dal massiccio del Monte Rosa e, più in generale, dalla Valsesia.
I suoli morenici, costituiti dai materiali erosi dai ghiacci e lentamente trascinati a valle, sono estremamente vari in composizione chimica (essendo costituti sia da rocce intrusive assimilabili ai graniti, che effusive di tipo tufaceo; importante è anche la presenza di rocce sedimentarie di origine calcareo – dolomitica); altrettanto differenziata è la granulometria dei sedimenti costituiti da materiali limosi, argillosi, ghiaiosi fino a comprendere gli enormi massi erratici.
Le colline, che si sviluppano da nord a sud, hanno terreni con rocce e detriti di diversa natura e composizione, con uno stato superficiale di argille, caolini (rocce sedimentarie costituite prevalentemente da minerali silicatici normalmente presenti nelle argille) e tufi.
I suoli sono più compatti e profondi sull’Altopiano, più sciolti e ciottolosi lungo il versante occidentale. Sono terreni ricchi di sali minerali disciolti, che assorbiti dalle terminazioni radicali della vite aggiungono sapidità all’uva. Nel suo complesso, l’area compresa nei comuni di Ghemme, Sizzano e Fara, corrisponde ad un sistema fluvio-glaciale racchiuso tra i fiumi Sesia e Ticino.
È formato da un insieme di terrazze alluvionali, da un complesso morenico e, marginalmente, dalla porzione più meridionale del distretto vulcanico della bassa Valsesia. I terreni in questione presentano una forte variabilità: si passa da suoli molto evoluti sui terrazzi, a suoli poco evoluti sul substrato vulcanico e morenico. In particolare, le aree coltivate a vite sono dislocate sui margini rivolti a sud sud-est e sud sud-ovest dei terrazzi stessi.
In questi pochi chilometri quadrati di colline in sponda sinistra di Sesia, la Spanna (cioè il nebbiolo come qui viene chiamato questo nobile vitigno) con l’aiuto di altre due uve tradizionali quali la Vespolina e l’uva rara (detta bonarda novarese), dà origine a una Docg – il Ghemme – e a due Doc, cioè il Fara e il Sizzano; da non dimenticare poco più a nord il Boca, le cui caratteristiche organolettiche sono profondamente influenzate dall’importante presenta di suoli ricchi di porfido dovuta alla presenza dell’antichissimo supervulcano del Sesia. Inoltre, in tempi molto più recenti è stata istituita anche la Doc Colline novaresi.
L’area di Ghemme e Sizzano si trova sulla linea di confine tra due tipi di climi differenti: il clima alpino ed il clima della pianura.
Durante l’estate, il caldo proveniente dalla pianura è mitigato da correnti fresche e asciutte pur risentendo, anche se in misura inferiore rispetto al resto del novarese e vercellese, dell’umidità e del clima afoso tipico della pianura padana. In estate, sono frequenti i temporali, spesso accompagnati da grandine e forte vento.
L’autunno è un periodo normalmente piovoso anche se, generalmente, le precipitazioni maggiori si hanno dopo la vendemmia, che è svolta normalmente nel mese di ottobre, anche in virtù della tardiva maturazione dell’uva nebbiolo. Il periodo invernale, da dicembre a marzo, è solitamente piuttosto rigido con minime negative anche di diversi gradi e con precipitazioni talvolta a carattere nevoso. Da un punto di vista pluviometrico, i periodi con la maggiore concentrazione di precipitazioni sono aprile-maggio e novembre. La media annua delle precipitazioni si aggira attorno ai 1300mm.
Ghemme e Sizzano nella storia d’Italia e del vino
Tutti conoscono il Sizzano come il “vino di Cavour” per via di una lettera che, vera o inventata che sia, sarebbe stata scritta dal diplomatico piemontese al conte Giovanni Giovannetti. Anno 1845, un mese e un giorno che non si sa: “Pregiatissimo amico, confesso che l’ottimo Sizzano mi ha quasi convinto della possibilità di fabbricare in Piemonte vini di lusso. Cotesto possiede in alto grado ciò che fa il pregio dei vini di Francia e manca generalmente ai nostrani.
Il bouquet del Sizzano non somiglia a quello del Bordeaux ma piuttosto, a quello del Borgogna. È dunque necessario che proprietari diligentino la fabbricazione di vini e che ricchi ed eleganti ghiottoni ne stabiliscano la reputazione“.
Ce n’è davanzo per inorgoglire il più tiepido dei sizzanesi per i quali Cavour, oltre che il tessitore dell’unità d’Italia, è diventato una specie di santo protettore.
Per quanto riguarda Ghemme, Goffredo Casalis, nel volume 8 del suo “Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna” (1841) scrive quanto segue: “Il vasto territorio offre una superficie di 28.000 pertiche censuarie (pari a circa 1820ha N.d.A.). La massima parte di esso coltivasi a viti con particolar diligenza, e tornerebbe a grande vantaggio l’introduzione dei migliori metodi, che si sono altrove adottati per la fabbricazione dei vini, che ivi potrebbero riuscire di così squisita bontà da pareggiare e fors’anche superare non pochi ricercati vini forestieri“.
Ecco quindi spiegato il motivo per cui gli abitanti di tutta la collina novarese considerano la vite come un simbolo “vivo”. Qui il vino non è solo una voce importante dell’economia, ma rappresenta anche la storia e la civiltà della sua gente, tanto che Ghemme ha inserito un grappolo d’uva nera nel proprio stemma araldico.
In questa cittadina, la conoscenza enologica risale già al Medioevo quando i canonici di S. Giulio di Orta possedevano numerose vigne affidate agli abili vignaioli ghemmesi, fra i quali uno dal nome particolarissimo, Novellino di Enrico delle Vigne (“de Vineis”), cui risponde Giacomino de Bechis detto “potor”, cioè bevitore, padre del fondatore di una cappellania alla Beata Panacea nella chiesa di Ghemme nel 1448.
Questi due grandi vini, così come tutti gli altri nebbioli tradizionali dell’alto Piemonte (Boca Doc, Bramaterra Doc, Carema Doc, Fara Doc, Gattinara Docg, Lessona Doc, riportati in esclusivo ordine alfabetico, N.d.A.) hanno, purtroppo, subito un drammatico tracollo e negli ultimi decenni le superfici vitate si sono drasticamente ridotte: nel 2004, le superfici di vigneto iscritte all’albo del Ghemme Docg e del Sizzano Doc erano limitate rispettivamente a soli 65 e 16 ettari.
Di seguito riporto i dati percentuali, sempre aggiornati al 2004, delle produzioni di questi vini rapportati al totale degli ettolitri di vini Docg e Doc a base nebbiolo della Regione Piemonte (tratto da: Mazzarino S. 2005-06, Il mercato dei vini da uve ‘nebbiolo’. Quaderni di Scienze Viticole ed Enologiche, Università di Torino)
Docg piemontesi: Totale 119.068hl di cui Gattinara 3% Ghemme 1%
Doc piemontesi Totale 52.427hl di cui Carema 1,6%, Bramaterra 1,1%, Lessona 0,7%, Boca 0,5%, Fara 1,8%, Sizzano 0,6%.
Lorenzo Zanetta: l’imprenditoria sposa la qualità
Sono passati vent’anni da quando Sergio e Valter Zanetta decisero di trasferire la loro storica azienda di famiglia da Borgomanero a Sizzano. Fondata da Lorenzo Zanetta nell’immediato dopoguerra, l’Azienda inizia la propria attività commerciando e imbottigliando vini. Fu nel 1993 che ai due fratelli venne offerta l’opportunità di trasferirsi a Sizzano, dove iniziarono a acquistare uve sezionate da piccoli produttori di fiducia.
L’anno seguente acquistarono la storica Cantina Monsecco attiva, a Gattinara, fin dal lontano 1872; nel contempo, acquistarono anche il vigneto Zona Pelizzane a Ghemme che, tutt’ora di loro proprietà, fornisce le uve alla base del Monsecco Ghemme Docg.
Una grande Azienda certo, per molti versi lontana da gran parte di quelle normalmente raccontate su queste pagine, ma ad esse accomunata dall’attenzione alla qualità delle uve e dei vini e dal forte legame al territorio in cui opera – produce infatti tutte le Denominazioni di queste terre lungo il Sesia – grazie al lavoro dei piccoli viticoltori loro conferenti, che possono così mantenere viva la speranza nella meritata e necessaria rinascita di un territorio che tanto ha dato ai vini del Piemonte e dell’Italia tutta.
Sizzano Doc Lorenzo Zanetta 2007
Ottenuto con il 60% di uve nebbiolo e la rimanente parte equamente suddivisa fra Vespolina e Uva rara, questo vino si presenta carico di aspettative fin dall’esame visivo: il colore granato, non particolarmente intenso come è giusto che sia date le uve da cui è nato, è ancora luminoso e vivo. Non si rimane certo delusi quando si porta il bicchiere al naso dopo avergli lasciato il giusto tempo per potersi offrire a noi, regalandoci tutto ciò di cui è capace.
Il bouquet è fine e complesso in un affascinante equilibrio tra gioventù e maturità: ai sentori fruttati, che riportano alle ciliegie sotto spirito, alle prugne secche e alla confettura di frutta bosco, si affiancano profumi terziari – derivanti dall’affinamento in bottiglia – quali il cuoio, il tabacco e un inizio di goudron, ovvero una nota eterea, intensa, che ricorda gradevolmente il catrame. In bocca, questo Sizzano conferma eleganza e complessità, ulteriormente arricchite da un’acidità ancora giovanile e da tannini setosi, fini ed avvolgenti; decisamente rimarchevole la persistenza.
Ghemme Docg Monsecco 2007
Un piccolo apporto di Vespolina e Uva rara (5% ciascuna) e il resto nebbiolo: ecco le uve, coltivate nella vigna di proprietà di Zona Pelizzane a Ghemme, dalle quali è stato ottenuto questo vino. Come per il Sizzano, anche in questo Ghemme il colore granato luminoso è indice di grande tipicità e di un ottimo stato di conservazione del vino.
Il naso, di grande franchezza, è assai fine e di ottima complessità: le note fruttate, che riportano alla mente la confettura di marasche, le prugne secche, il cassis sono seguite, sia in senso figurato sia temporale durante l’evoluzione nel bicchiere, da profumi di liquirizia e da sentori di fiori rossi appassiti; trascorrono i minuti ed ecco apparire le spezie dolci, i sentori di cuoio e tabacco e un ricordo di cucina: la carne messa a macerare nel vino.
All’assaggio, conferma intatta la propria finezza e complessità, arricchite da un buon corpo e da una lunghezza davvero ammirevole; le morbidezze sono sostenute da una più che evidente spalla acida e da tannini ancora giovani e, pertanto, leggermente spigolosi.
Azienda Vinicola Lorenzo Zanetta
Corso Italia, 64/c
Sizzano (NO)
Tel +39 0321 820621
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