Vigna delle Sanzioni: la Toscana tra storia, vino e visione

Riassunto

Vigna delle Sanzioni nasce nel Valdarno di Sopra tra il 1934 e il 1939. L’ingegner Baldassarre Raffanini ne concepì il progetto originario, ma il completamento arrivò grazie al regime fascista, che ne fece simbolo della risposta autarchica alle sanzioni economiche della Società delle Nazioni. Marcello Piacentini ne ridisegnò l’architettura introducendo curve e scalinata centrale. Vittorio Racah, ampelografo dell’Università di Firenze, ne firmò il piano varietale imponendo la co-fermentazione di sangiovese, canaiolo e grand noir de la Calmette. Oggi Gianni e Paola Gigante custodiscono il vigneto, reimpiantando solo con marze ottenute dai ceppi originali del 1934 e producendo il Valdarno di Sopra DOC Sangiovese Riserva e il Trebbiano Riserva.

Summary

Vigna delle Sanzioni was established in the Upper Valdarno between 1934 and 1939. Although engineer Baldassarre Raffanini conceived the original design, it was completed under the Fascist regime, making it a symbol of Italy’s self-sufficient response to the economic sanctions imposed by the League of Nations. Marcello Piacentini redesigned the architecture, introducing curves and a central staircase. Vittorio Racah, an ampelographer at the University of Florence, devised the varietal plan, which mandated the co-fermentation of Sangiovese, Canaiolo, and Grand Noir de la Calmette. Today, Gianni and Paola Gigante tend the vineyard, replanting only with scions obtained from the original 1934 vines, and produce the Valdarno di Sopra DOC Sangiovese Riserva and Trebbiano Riserva wines.

Vigna delle Sanzioni

Vigna delle Sanzioni: il ‘900 e l’inizio della storia

Vigna delle Sanzioni nasce su una porzione di terra che apparteneva ai beni della diocesi di Firenze, il cosiddetto Piviere Fiorentino. In quel vasto patrimonio rientrava anche la Pieve di Gropina, tra i capolavori del romanico medievale toscano. Da quel corpo fondiario si svilupparono poi tre grandi aziende agricole. La Fattoria di Montelungo passò in seguito a un acquirente di Hong Kong; accanto a essa sorsero la Fattoria del Colombaio e la Fattoria di Gropina. Il vigneto oggi noto come Vigna delle Sanzioni ricadeva proprio nella porzione rimasta alla Fattoria del Colombaio. Questo dato storico non ha un valore marginale. Al contrario, chiarisce subito come il progetto affondi le radici in una continuità territoriale lunga, stratificata e culturalmente densa.

L’ingegner Raffanini e la Vigna delle Sanzioni

All’inizio degli anni Trenta, la Fattoria del Colombaio apparteneva all’ingegner Baldassarre Raffanini, uomo visionario e incline a progetti ambiziosi. Egli desiderava lasciare un segno nel paesaggio e concepì un vigneto terrazzato di grande forza scenografica. Da tecnico, ne impostò personalmente il disegno. Pensò a una vigna in pendio, organizzata su gradoni regolari, con terrazze rettilinee e ordinate come una grande scalinata agricola. Tuttavia, il progetto incontrò ostacoli quasi subito. Quando Raffanini presentò la domanda al Comune di Loro Ciuffenna, con autorizzazione edilizia del 28 gennaio 1934, la Provincia stava già spostando il tracciato della Via dei Sette Ponti. La variante interferì con l’area prevista e Raffanini dovette spostare i confini della sua vigna. In tal modo, i costi salirono rapidamente e, dopo meno di un quarto dell’opera, le risorse finirono.

Il progetto originale della Vigna delle Sanzioni
Progetto del'Ing. Baldassarre Raffanini della Vigna delle Sanzioni - Clicca per ingrandire l'immagine

Vigna delle Sanzioni: un emblema del Ventennio

A quel punto Raffanini riuscì a far arrivare il progetto ai vertici del governo. Nel frattempo, il regime fascista cercava opere di forte valore simbolico con cui rispondere alle sanzioni economiche inflitte dalla Società delle Nazioni dopo l’invasione dell’Etiopia nel 1935. Inoltre, la retorica autarchica aveva bisogno di esempi concreti e spettacolari. Il vigneto incompiuto, già dotato di una sua forza visiva, apparve adatto a questo scopo. Lo Stato ne finanziò quindi il completamento e il progetto assunse il nome di Vigna delle Sanzioni. La denominazione non deriva dunque da una consuetudine popolare generica. Nasce, invece, all’interno di una precisa stagione politica, economica e propagandistica. Comprendere questo passaggio è essenziale, perché spiega l’origine del toponimo e restituisce al vigneto la sua vera dimensione storica.

Piacentini e la nuova architettura della Vigna delle Sanzioni

Per la revisione architettonica venne coinvolto Marcello Piacentini, l’architetto più influente del regime. Piacentini giudicò il disegno di Raffanini troppo piatto. Da lontano, una sequenza di terrazze rettilinee sarebbe apparsa bidimensionale. Scelse, quindi, di seguire l’andamento naturale del versante introducendo una curva capace di creare profondità e prospettiva. Nella parte alta, dove il profilo della montagna impediva questa soluzione, fece impostare file ad angolo retto che disegnano motivi simili a greche. Così spezzò la monotonia e rese la composizione più dinamica. Aggiunse anche la scalinata centrale, assente nel progetto originario. Per Gianni Gigante – l’attuale proprietario insieme alla sorella Paola – quella scala porta un valore simbolico forte. Evoca ascesa, elezione e tensione verso l’alto. Alla fine dei lavori, nel 1939, due grandi blocchi di pietra con fasci littori affiancavano la scalinata. Dopo la guerra – e caduto il regime – tali blocchi vennero rimossi per essere riutilizzati in edilizia.

Video della Vigna delle Sanzioni per gentile concessione dell’Azienda

Vigna delle Sanzioni: pietra, tempo e lavoro

La costruzione durò circa cinque anni, dal 1934 al 1939, e impegnò un centinaio di operai. Tutta la pietra proveniva da tre cave aperte nel bosco a monte del vigneto. I siti estrattivi sono ancora visibili. Il materiale principale è il mattaione, roccia locale simile alla pietra serena, ma più scura e con struttura quasi scistosa. In zona era utilizzato anche per cuocere i tortelli alla lastra. I blocchi più grandi, impossibili da sbozzare, finirono ai lati della scalinata o in elementi strutturali; ne emerse un cantiere enorme per l’epoca, sia per impegno umano sia per trasformazione del versante. La Vigna delle Sanzioni non nacque, quindi, come semplice impianto agricolo ma, fin dall’origine, unì agronomia, architettura e rappresentazione del paesaggio.

Vigna delle Sanzioni e la costruzione dei muri a secco

I muri a secco della Vigna delle Sanzioni seguono una tecnica costruttiva precisa. I costruttori non riempirono i terrapieni solo con terra, perché la spinta del suolo avrebbe fatto cedere i muri. Realizzarono invece un’intercapedine drenante. Fino a circa un metro e venti dalla sommità collocarono pietrisco minuto, ottenuto dagli scarti di cava; solo lo strato superiore ricevette terra coltivabile. In una sezione di tre metri, la terra occupa circa un terzo del totale, mentre il pietrisco prevale nettamente. Questo assetto favorisce il drenaggio, riduce la pressione idrostatica e consente alle radici di attraversare facilmente il substrato. Per aumentare la fertilità del versante sabbioso, fu importata anche terra argillosa dai pianalti a valle della Via dei Sette Ponti, trasportandola a dorso di mulo. Il risultato finale fu un suolo ibrido, con una quota di argilla intorno al 33-34%.

Vittorio Racah: l’ampelografia della Vigna delle Sanzioni

Accanto al disegno di Piacentini prese forma il progetto agronomico e ampelografico di Vittorio Racah, docente di ampelografia all’Università di Firenze negli anni Trenta. Racah elaborò una mappa dettagliata del vigneto, ancora conservata da Gianni Gigante, con l’indicazione esatta delle varietà da collocare in ogni zona. Il piano comprendeva sangiovese, canaiolo, grand noir de la Calmette, trebbiano toscano, malvasia bianca lunga di Montegonzi e san colombano. La distribuzione non seguiva criteri casuali. Racah conosceva bene le diverse epoche di maturazione. Canaiolo e grand noir de la Calmette maturano infatti prima del sangiovese. Per ridurre lo scarto collocò il sangiovese nelle posizioni più calde ed esposte, dove i muri in pietra si comportano da amplificatori termici. Tali muri, infatti, durante il giorno accumulano calore e la sera lo restituiscono alle viti aiutando la maturazione.

Infiorescenza di Grand Noir nella Vigna delle Sanzioni.
Infiorescenza di Grand Noir nella Vigna delle Sanzioni. Il tralcio colorato ci ricorda che si tratta di un vitigno teinturier

Vigna delle Sanzioni, le bacche nere e la fermentazione congiunta

La scelta di associare – al sangiovese – il canaiolo e il grand noir de la Calmette rispondeva a una logica enologica molto precisa. Il sangiovese offre struttura tannica, ma può risultare duro. Invece canaiolo e grand noir de la Calmette portano molti antociani e pochi tannini. Se i tre vitigni fermentano insieme, le molecole tanniche del sangiovese si legano agli antociani delle altre uve già durante la fermentazione. Si formano così polimeri più lunghi e stabili, utili all’equilibrio cromatico e alla longevità del vino. Racah impose quindi la co-fermentazione, non la suggerì soltanto. Una vinificazione separata, seguita da assemblaggio, avrebbe annullato quel vantaggio. Per gli anni Trenta si tratta di un’intuizione notevole. La ricerca enologica successiva ha infatti confermato l’importanza di questi meccanismi di stabilizzazione durante la fermentazione.

Il grand noir de la Calmette

Tra le varietà previste da Racah, il grand noir de la Calmette rappresenta la scelta più originale. Si tratta di un vitigno ottocentesco ottenuto da Henri Bouschet, vivaista attivo a La Calmette, nel sud-ovest della Francia. Bouschet lavorava su vitigni tintori ad alta resa cromatica. Il grand noir costituì una tappa intermedia di quel percorso. In seguito l’alicante bouschet lo superò per intensità colorante e ne oscurò quasi ovunque la diffusione. Racah, però, preferì il grand noir. La ragione riguarda la sua particolare tonalità cromatica, descritta come un fucsia intenso e raro. Gianni Gigante racconta di averne assaggiato una vinificazione in purezza ottenuta da un’altra azienda che conserva marze provenienti proprio dalla Vigna delle Sanzioni; ne ricorda un profilo aromatico ricchissimo, con more, prugne e frutti di bosco dolci quasi caramellosi. Nell’uvaggio attuale questa varietà, presente con circa il 7%, contribuisce al bouquet con grande nitidezza.

Vigna delle Sanzioni: un esempio di rispetto della memoria della vite

Per decenni la Vigna delle Sanzioni rimase alla Fattoria del Colombaio, che non imbottigliò mai le uve raccolte. Eppure il vigneto ricevette sempre grande attenzione. Quando una pianta moriva o si seccava, il reimpianto avveniva con marze prelevate dalle viti madri presenti nello stesso appezzamento. Inoltre, il rimpiazzo seguiva con fedeltà la mappa di Racah. Dove era previsto sangiovese si ripiantava sangiovese. Dove era previsto canaiolo si rimetteva canaiolo, e così per ogni altra varietà. Questo comportamento ha conservato il corredo genetico del vigneto attraverso le generazioni vegetative. Le viti messe a dimora in tempi recenti risultano dunque geneticamente identiche a quelle del 1934. Condividono lo stesso adattamento al suolo, al microclima e all’assetto della collina. In pochi casi, una memoria agronomica così rigorosamente conservata è arrivata fino a oggi.

Vigna delle Sanzioni e l’arrivo di Gianni e Paola Gigante

Gianni Gigante e sua sorella Paola hanno acquisito formalmente la Vigna delle Sanzioni il 3 febbraio 2023, con presa in possesso anticipata nel gennaio dello stesso anno. Fin dall’inizio si è trattato di un progetto familiare condiviso. Gianni sottolinea spesso il contributo culturale di Paola. La sua sensibilità ha alimentato anche la riflessione sul significato simbolico della scalinata, presente tanto nell’architettura sacra quanto in quella civile. Sul piano agronomico, Gianni ha avviato un programma di reintegro delle piante mancanti usando soltanto barbatelle ottenute da marze prelevate in vigna e affidate a un vivaio di fiducia di Cenaia. Questa scelta non punta solo alla continuità produttiva ma difende, prima di tutto, l’identità storica della Vigna delle Sanzioni.

Paola e Gianni Gigante: gli attuali titolari della Vigna delle Sanzioni
Paola e Gianni Gigante

Old Vine Conference e la Vigna delle Sanzioni

Vigna delle Sanzioni è entrata a far parte della Old Vine Conference, organizzazione internazionale dedicata alla salvaguardia e alla valorizzazione dei vigneti storici di maggiore rilevanza. Questo risultato testimonia ancora una volta – ammesso che ve ne fosse la necessità – l’indiscutibile valore storico, culturale, architettonico e paesaggistico di questo magnifico vigneto della Valdarno di Sopra.

I vini di Vigna delle Sanzioni

Alcune informazioni rilevanti

La Vigna delle Sanzioni si sviluppa tra 300 e 360 metri di altitudine, con esposizione sud-sud ovest, terreno di medio impasto, buona presenza di scheletro e sesto d’impianto di 1,80 x 0,80 metri, pari a circa 7.000 ceppi per ettaro. La vendemmia avviene a mano e prevede una rigorosa selezione dei grappoli in vigna, seguita da una cernita in cantina. Questi dati tecnici non hanno certo un valore accessorio bensì mostrano una scelta produttiva che unisce rigore agronomico, precisione enologica e fedeltà al territorio.

Valdarno di Sopra DOC Sangiovese Riserva – 2023

Pratiche di cantina

Nel primo anno produttivo, il 2023, Gianni Gigante – in accordo con il proprio enologo, Luca Martelli – ha scelto un approccio volutamente neutro. L’obiettivo era osservare il vigneto senza imporre una firma troppo invasiva. Le tre uve rosse vennero quindi raccolte e fermentate insieme, nel rispetto dell’indicazione originaria di Racah. La fermentazione partì spontaneamente nelle vasche di cemento vetrificato, già colonizzate dai lieviti autoctoni della cantina dopo le fermentazioni precedenti. La temperatura rimase tra 25 e 26 gradi. La macerazione durò circa 18 giorni in vasche da 40 quintali. Ogni giorno seguirono due rimontaggi con pompa peristaltica a bassa velocità, così da bagnare il cappello senza violenza meccanica; infine, furono svolti anche due délestage. Dopo pochi giorni ancora in cemento, il vino passò in tonneau da 500 litri – due nuovi, uno di secondo passaggio e uno di terzo – dove affinò circa 18 mesi.

La degustazione

L’assaggio restituisce un vino di forte personalità. Nel calice, appare rubino profondo, attraversato da riflessi porpora.

Al naso, unisce frutta rossa e nera matura, dalla ciliegia alla prugna, dalla mora di gelso al mirtillo nero. Dopo una breve attesa, dal calice affiorano note di arancia sanguinella, confetto, cipria e violetta; il suo bouquet si completa, infine, grazie ai sentori di spezie, tabacco, vaniglia, cannella oltre a una vena balsamica che ci accompagna anche nel finale.

Al palato, il sorso è polposo, ricco e avvolgente. La struttura è importante, ma non ne appesantisce la beva. Il tannino appare integrato, la freschezza sostiene il ritmo gustativo e la persistenza gusto-olfattiva resta lunga, sapida ed elegante.

Valdarno di Sopra DOC Trebbiano Riserva – 2023

Pratiche di cantina

La parte a bacca bianca del vigneto comprende soprattutto trebbiano toscano, affiancato da piccole quote di malvasia bianca lunga di Montegonzi – un biotipo di malvasia bianca lunga – e san colombano. In questo contesto, il san colombano coincide con il verdea, come ricorda anche il Registro Nazionale delle Varietà di Vite, che lo riporta tra i sinonimi toscani della varietà.

Gianni spiega che il san colombano vira regolarmente al rosa prima della raccolta, mentre il trebbiano toscano mostra questo comportamento solo nelle annate più calde e tardive; per questa ragione cerca di vendemmiare le bacche bianche quando raggiungono la piena maturazione fenolica. Si deve, però, ricordare che il trebbiano ossida con estrema facilità. In cantina si lavora, pertanto, in forte protezione. La vendemmia si svolge verso la fine ottobre; prima dell’avvio della fermentazione sono svolte una criomacerazione di 6-7 ore con ghiaccio secco e una pressatura molto soffice.

L’affinamento

Dopo la pressatura, il mosto viene sottoposto a flottazione, scelta al posto della decantazione statica per rapidità ed efficienza. In seguito, sono stati inoculati lieviti selezionati neutri, scelti soprattutto per la capacità di lavorare a 15°C senza arresti fermentativi. La fermentazione alcolica procede in vasca fino a circa 6-8 gradi Baumé; a questo punto, il vino passa in tonneau da 500 litri, dove termina la fermentazione alcolica e svolge quella malolattica. L’affinamento sui lieviti prosegue a lungo con bâtonnage frequenti. L’annata 2023 è stata imbottigliata senza filtrazione, con le fecce fini in sospensione.

La degustazione

Questo Trebbiano Riserva smentisce molti luoghi comuni sul vitigno. Il colore sfoggia un giallo dorato intenso; la lieve velatura osservata in degustazione riflette la scelta di lasciare i lieviti a dialogare con il vino.

Il profilo olfattivo si apre con frutta gialla matura – albicocca e pesca a polpa gialla – oltre a “sentori tropicali” di ananas e mango. A seguire, emergono i fiori di ginestra e camomilla, la mela cotogna e il pompelmo giallo; l’insieme trova il proprio pieno complimento con la comparsi dei sentori di erbe aromatiche, zafferano oltre che di una nota burrosa ben integrata e di una sfumatura salmastra e mentolata.

Al palato, il vino è ampio, morbido e strutturato. Tuttavia non perde slancio. Sapidità e freschezza guidano il sorso fino a un finale lungo, nitido e minerale.

Vigna delle Sanzioni e il senso di un progetto raro

La forza e l’importanza della Vigna delle Sanzioni non risiedono soltanto nella qualità dei vini. Conta, prima di tutto, la coerenza tra storia, paesaggio, genetica vegetale e scelte di cantina. Qui il vigneto storico non viene usato come fondale narrativo. Al contrario, orienta davvero il lavoro. Le marze conservano la memoria del 1934. Le terrazze mantengono leggibile il progetto originario e la cantina interpreta questo patrimonio senza semplificarlo. È per questi ragioni che questi due vini non appaiono come due etichette isolate bensì rappresentano l’espressione attuale di una visione lunga, costruita su studio, osservazione e rispetto. In un panorama spesso dominato da formule ripetitive, Vigna delle Sanzioni mostra come un luogo storico possa tornare vivo senza perdere precisione, profondità e identità.

Ringraziamenti

Non posso che concludere queste pagine con i miei più sentiti ringraziamenti a Paola e Gianni Gigante per l’impeccabile accoglienza e la squisita cortesia e a Luca Martelli – enologo aziendale – per avermi fornito le foto, il filmato e la possibilità di utilizzarli.

Contatti

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Via dei Setteponti Levante

52024, Loro Ciuffenna (AR)

info@vignadellesanzioni.it

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