Clos De La Perriere… una interpretazione della Borgogna
Un viaggio in Borgogna è come attraversare un calmo mare in burrasca.
E’ perdersi in un arcipelago di vigneti infinitamente frazionati, un verde ed ordinato mosaico intervallato da strisce di nuda terra argillosa e lunghi muretti a secco che ne delimitano la proprietà. Qua e là nicchie votive dai crociati segni di quella santa mano benefattrice che tutto originò. Se si chiudono gli occhi si odono ancora suggestive litanie dei monaci chini a prestare tanta cura a quella vigna; ed il profumo misto a semplicità e prestigio di un vino che, mai come in altra parte del mondo, può essere così diverso per qualità da metro a metro.
Ed è proprio questo quel tratto burrascoso da attraversare. La frenesia di entrare in quei sapori che la mente razionale può catalogare e giudicare solo dopo aver aperto la bottiglia. A volte la suggestione della prestigiosa etichetta può ingannare, a volte il vino servito in uno scarno bicchiere, bevuto in piedi senza tante smancerie può sorprenderti.
Già perché la Borgogna è davvero sorprendente nella sua discontinuità. Le ragioni di tale caratteristica sono diverse a cominciare da quelle oggettive del clima: anche le zone più meridionali sono sempre troppo a nord per garantire una maturazione eccellente delle uve. Inoltre in Borgogna, a differenza del Bordeaux ad esempio, i vini sono varietali cioè prodotti dalle uve della sessa zona e non è possibile mischiare uve di zone differenti per tentare di bilanciare il gusto. Altro elemento è la eccessiva parcellizzazione che vede una estensione media di 4 ettari per ogni vigneto ed una produzione molto limitata di bottiglie non potendo sfruttare la vinificazione su larga scala. Infine c’è quella debolezza tutta umana nell’affidarsi ciecamente alle appellation famose e credere con certezza che l’etichetta nota sia all’altezza delle aspettative. Mostri sacri Chablis, Chassagne-Montrachet, Vosne Romanée, Clos de Vougeot…ma guardare oltre che a volte può fare la differenza.

Dai confini della ben nota denominazione Gevrey – Chambertin un centinaio di ettari si estendono verso Digione a nord in quella che può dirsi la naturale continuazione di questo territorio. Qui troviamo Fixin, nella valle meta di sacro pellegrinaggio enologico che è la Cote de Nuit.
La denominazione Fixin comprende 109 ettari vitati. I Cru sono dislocati prevalentemente su colline calcaree di altezza variabile tra 350 e 380 metri, il resto del vigneto è ai piedi delle colline stesse con terreni misti di calcare e marne da cui si ottengono vini più carichi di colore e dal gusto un po’ più “contadino”. Dei 109 ettari 3 sono destinati alle uve a bacca bianca, Chardonnay ovviamente, di questi esigui metri 0,3 ettari costituiscono il Premier Cru “Clos de la Perrière“. I restanti 106 ettari sono coperti da vitigni a bacca nera, Pinot Noir, il cui vino qui è chiamato “vino invernale“; di questi 21,5 ettari rappresentano i Premier Cru e sono:
• Clos de la Perrière : 4,5 ettari
• Clos du Chapitre : 5 ettari
• Les Hervelets : 5 ettari
• Les Arvelets : 5 ettari
• Clos Napoléon : 2 ettari
Arrivati nella cittadina di Fixin si scorge immediatamente un vecchio edificio che austero sembra fare da guardia al paese dalla cima della collina. Questo è il Manoir de la Perrière.

Fu costruito dai monaci cistercensi di Citeaux intorno 1142 usando la pietra della cava che si trova a soli 1000 metri più in alto rispetto alla collina. La storia del Clos de la Perrière è molto speciale. I monaci, che piantarono e sfruttarono il vigneto fino al 1662, in un epoca di guerre religiose e civili, furono costretti a vendere il Clos ad un ricco uomo d’affari di Digione, Monsieur Boullier, a seguito dell’incendio appiccato al loro convento dagli Ugonotti.
Tra il 1622 e il 1853 il Manoir e i vigneti passano di mano in mano fino a quando nel 1853 fu acquistato definitivamente dalla famiglia Joliet. Oggi è la settima generazione di Joliet che gestisce il domaine. Come in origine, i confini sono ancora quelli stabiliti dai monaci nel XII secolo. Oggi come ieri Clos de la Perrière copre 5 ettari di cui uno è occupato dal Manoire e dai suoi splendidi giardini.
A parte una piccola area di Chardonnay – Premier Cru con l’equivalente di circa 2.000 bottiglie- il resto è dedicato al signor Pinot Noir. Tutto è gestito in modo molto attento nel rispetto dell’ambiente anche se non si può definire una coltivazione biologica. Fiori ed erba crescono spontanei tra le viti e anche il materiale vegetale potato viene lasciato sul terreno a formare l’humus necessario alla pianta per essere concimata naturalmente. Si utilizzano trattori con cingoli per cercare di ridurre la compattazione del suolo. Le viti hanno un’età media di 40 anni ed i vigneti non hanno la stessa esposizione e questo favorisce un mix di caratteri diversi che ben si combinano nella cuvèe. La zona gode della brezza che spira dal Combe e le uve sulla cresta più alta della collina maturano più tardi ad una distanza di circa 6 giorni…ammissibile.
Un luogo speciale. Così lo definisce Bènigne Joliet a capo del Domaine. Qui c’è una sorta di positivo magnetismo che gli stessi Cistercensi sentivano e che sfruttarono per creare quella trama nel vino che oggi tanto lo caratterizza. Questo possedimento è sempre stato considerato il migliore di Fixin e non ha nulla da invidiare ai Gran Cru di oggi anche grazie al grande lavoro di miglioramento qualitativo affrontato negli anni dalla famiglia.
Nel 1855, a testimonianza della sua fama, Juley Lavalle , autore di uno dei libri più importanti per la viticoltura borgognona – in cui descrisse territori, vini, personaggi della Borgogna ma anche le differenze qualitative tra i vini, i prezzi, le mappe ed altro- indica il vino prodotto da Clos de la Perrière come ” tête de cuvée “, il riconoscimento più alto che si dava ad un vino di eccellente qualità. L’unico in tutto il territorio di Fixin- solo Clos de Bèze e Chambertin a Gevrey avevano questo riconoscimento-.
Nel 1936, quando furono create le denominazioni, tutte le tête de cuvée furono travasate in quelle che oggi sono le Premiere Cru e i Gran Cru, i livelli più alti secondo la piramide qualitativa, ma misteriosamente Clos de la Perriere non fu incluso e si lasciò che fosse venduto allo stesso prezzo di un “comune” vino Chambertin. Questo, per molti, è lo strascico di una antica rivalità narrata tra due abbazie di cistercensi, quella di Clos de la Perrière e quella di Clos du Chapitre (proprietaria di Chambertin – Clos – de – Beze).
La competizione monacale ebbe così riflessi anche sui possedimenti e il prestigio dei terroir migliori di Gevrey e Fixin. Letteratura vuole che la zona di Fixin sia considerata all’ombra delle grandi vicine e i suoi vini, per la posizione e composizione dei terreni, è descritto solo come un mix di potenza ed eleganza ponendo l’accento sulla grande concentrazione; ma i proprietari del Domaine, sulla scia di questo storico prestigio, hanno cercato di portare il livello più in alto. E se prima il passaggio dalla vigna alla cantina dava come risultato un vino “interessante” ma non sbalorditivo, come immagine borgognona impone , la svolta per il Clos arriva a cavallo tra il 2004 e il 2005. Bènigne Joliet dopo aver fatto esperienza a Beune e memore degli insegnamenti di suo padre, decise di contattare Philippe Charloppin di Gevrey come consulente sia per la vigna che per il lavoro in cantina. La missione: quella di restituire la vecchia gloria al Clos e portarlo a competere con gli altri Gran Cru di Borgogna sia come qualità che come prezzo…e forse ci siamo considerato che l’annata 2004 costava 17 euro, ed oggi l’annata 2007 ben oltre i 70!
L’attenzione è stata rivoltaprincipalmente alla selezione delle uve curate a mano dalla pianta alla cantina. Rese dell’uva ridotte a 30hl/ha, diraspatura, selezione esasperata quasi della qualità, fermentazione malolattica, passaggio in legni nuovi per il 70% della cuvèe, sono solo alcuni degli accorgimenti introdotti. L’effetto immediato è stato quello di un razionale calo della produzione passando da 23.000 bottiglie del 2004 alle 15.000 del 2005 (e consideriamo che quest’ultima è stata un’annata molto generosa).
Il vino cambia nettamente dalle annate prima del 2004 a quelle successive. Se prima il vino era privo di fascino a partire dal colore, a volte troppo cupo per essere un Pinot Noir, con un’acidità troppo rustica, quasi acidulo e un bouquet che sapeva di poco e niente, oggi diventa ammaliante , maturo, complesso, elegante.
2005 Domaine de la Perrière , Fixin 1er Clos de la Perrière
Si riconosce subito quella trasparenza in quel colore della ciliegia che quasi ipnotizza, sfumato in tante variazioni. Evidenti da subito le note terziarie, il legno, il caramello, spezie,la frutta secca, una nota minerale, un misto di frutta rossa e nera caramellate. Sul finire arrivano anche le note animali. È un rincorrersi e rivelarsi ad ogni giro di bicchiere. Riempie la bocca con la sua pienezza, morbido, intenso, lungo. Un tannino ben disciplinato dal legno e un’acidità equilibrata. Una favola!
Un occhio allo Chardonnay?
2005 Clos des Perrières Blanc
L’aspetto è cristallino con profonde sfumature dorate. Un naso intenso che colpisce più per la sottile sfumatura vanigliata e quella del legno di rovere che gli conferisce particolare eleganza . In bocca la sapidità è piuttosto presente, ricco, corposo, quasi grasso. Sobria la freschezza che si nasconde dietro una nuance di frutta secca. Non eccessivamente lungo ma di buona qualità gusto olfattiva.
Già… un viaggio in Borgogna è come attraversare un calmo mare in burrasca. E’ perdersi in un arcipelago di isole sempre diverse, ma scontate.