Uno spaccato di Francia

Non ci sono più le mezze stagioni, un antico detto che non è mai stato così veritiero come in questi ultimi anni.

Ad agosto, come quasi ogni anno, il CIVC – Comité Interprofessionell du Vin de Champagne – ha fissato le date per l’indicativo inizio della raccolta delle uve nella regione effervescente per eccellenza: la Champagne.

Guardando con attenzione le tabelle i più accorti hanno notato alcuni particolari indici di qualche cambiamento in questo anno di vendemmia. O meglio, avranno notato che, in una “guerra” tra gli interessi delle parti rappresentate, si innesca l’andamento di una annata che non è poi così straordinaria come ogni anno si grida ai quattro venti.

Canonicamente la vendemmia nella Champagne è suddivisa per Villaggi, che rappresentano le “unità qualitative” del prodotto uva e ai quali viene assegnato un punteggio da 1 a 100 che è la base discriminante per il riconoscimento qualitativo “Gran Cru” e “Premier Cru” al vino.

I villaggi sono inclusi in macroaree geografiche di naturale appartenenza o quelli che noi conosciamo come distretti vinicoli per notorietà: Vallée de la Marne, Montagne de Reims, Côte de Blanc e la Côte de Bars. Quest’anno i dipartimenti sono diventati cinque e chiamati come segue: Aisne, Aube, Aute Marne, Marne, Seine et Marne, questo allo scopo di includere tutti quei villaggi che altrimenti non rientrerebbero nelle quattro aree di riferimento.

Il perché è alquanto complicato da spiegare in una economia di sistema che non ci appartiene, ma proverò a farlo in poche parole. Il nodo sta nel programmare da una parte una sorta di equilibrio su quanto raccogliere per soddisfare gli interessi di tutte le parti della filiera e farlo tenendo conto delle previsioni del raccolto che non è propriamente quello di una grande annata, a livello quantitativo almeno, e dall’altro dell’andamento del mercato nel medio lungo termine.

Per capire meglio facciamo un passo indietro. Il CIVC è l’organismo rappresentativo delle diverse parti che pesano sul mercato dello spumante francese a partire dalle grandi Maison, per arrivare ai piccoli viticoltori non produttori di vino, senza escludere distributori e cooperative. Tutto inizia quando si tratta di stabilire “quanto” bisogna vendemmiare secondo uno schema legislativo acclarato da anni. In Luglio lo stesso organo ha decretato quanto segue: “… si è stabilito che le rese valide per quest’anno sono 10.500kg/ha di cui 500kg/ha potranno essere escluse dalle riserve; d’altra parte 3.100kg/ha potranno essere raccolte e considerate riserva se queste non eccedono 10.000kg/ha)”…oscure indicazioni su quanto si potrà raccogliere…in realtà è solo la solita questione di interessi da far coincidere, ma soprattutto che fanno capo ad un unico organismo che dovrebbe rappresentare tutti.

A tenere le fila restano le variabili prezzo e quantità. I viticoltori vorrebbero un prezzo che fosse il più alto possibile per le proprie uve, i produttori di vino,soprattutto i grandi, vorrebbero comprare a meno possibile; inoltre, i viticoltori vorrebbero rese più elevate possibili per avere il massimo dell’introito, i produttori vorrebbero rese più basse per non vedersi riempire i magazzini di vino invenduto. In questo il CIVC dovrebbe fare da mediatore ragionando in termini di economia di scala nel medio lungo periodo facendo leva sul prestigio del prodotto Champagne.

In passato le rese per ettaro andavano dai 10.000 ai 14.000kg, a seconda dell’andamento stagionale; e proprio per questo fattore imprevedibile gli champenoise introdussero il sistema delle riserve: cioè si raccoglieva una parte in più rispetto al limite delle rese che si trasformava in vino ma che non veniva commercializzato nell’annata, costituendo una riserva appunto per le annate meno favorevoli; inoltre, il vino così prodotto poteva invecchiare di più per le cuvée future.

Quest’anno solo 10.000kg/ha di uva potranno essere vendemmiate e 500kg/ha saranno le riserve. Il che vuol dire per l’anno 2013 fare un calcolo simile: 10.000kg corrispondono a 6.375 litri di vino cioè 8.500 bottiglie di Champagne per 34.000 ettari disponibili uguale totale produzione 289.000.000 di bottiglie. Per le riserve: 500kg/ha corrispondono a 319 litri, 425 bottiglie per 34.000 ettari uguale 14.450.000 bottiglie potenziali disponibili. In totale circa 300.000 bottiglie. Si venderanno tutte? Andrà realmente cosi? Ed ecco che si innescano quei particolari che saltano all’occhio degli esperti leggendo le tabelle: la prima cosa che si nota è la diversità delle date stabilite per le diverse varietà di uva – che ricordiamo sono Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier – il che fa pensare ad un tempo di maturazione molto diverso. Inoltre la distanza di tempo è piuttosto ampia da zona a zona e a volte da villaggio a villaggio; visto dall’esterno, tutto questo non sembrerebbe un problema ma in realtà lo è per chi, soprattutto i piccoli produttori, deve impiegare squadre di vendemmiatori che paga e che dovrà tenere fermi per giorni aumentando i costi complessivi. Inoltre, si sa che una della caratteristiche della Champagne è il grande frazionamento della proprietà e a volte ci sono coincidenze di momenti di vendemmia a grandi distanze di ubicazione del vigneto da coprire e conseguenti problemi logistici.

Si inizia la vendemmia dal dipartimento dell’Aube, il più meridionale e più caldo, quello meno noto e con caratteristiche pedoclimatiche meno nobili di quelli più a nord. Qui hanno sede Maisons quali Drappier e Devaux. Per i dipartimenti dei Gran Cru le cose non sono certo delle migliori. A distanza di pochi giorni dall’inizio della vendemmia nell’Aube tocca alla Marne ma non prima dell’8 Ottobre cioè sedici giorni dopo. Per al Cote de Blanc si legge la fine di settembre ma per zone importanti come Verzi e Verzenay si dovrà aspettare il 7 di Ottobre. Ad Ottobre inoltrato sarà la volta del Pinot Noir.

Alla funzionale corsa contro il tempo si aggiunge il risultato dell’andamento stagionale. Le date non sono un vezzo ma indicano il tempo di giusta maturazione delle varietà di uva secondo le previsioni che generalmente seguono le analisi effettuate sul campo da enologi e agronomi; la giusta maturazione corrisponde a un giusto equilibrio tra zuccheri ed acidi e gli zuccheri devono essere in quantità tale da garantire normalmente al vino base un grado alcolico di almeno 10%.

Secondo i viticoltori non sarà così. I grappoli appena vendemmiati sono piccoli, pesano poco (di solito intorno ai 125-130 gr, quest’anno non arrivano a 120 gr) più facili da raccogliere ma con un tempo di raccolta maggiore, maggiore fatica per i vendemmiatori e costi maggiori. Già dall’inizio di settembre i tecnici hanno espresso dubbi circa l’obiettivo del “titolo alcolometrico” che a quanto pare non sarà raggiunto e si prevede che il vino base arriverà con difficoltà al 9% di grado alcolico.

Attualmentele condizioni meteo sono ancora favorevoli ma chi può dire cosa succederà? Se dovesse piovere i tempi si allungherebbero ancora. Alla luce di queste poche informazioni allora si comprendono meglio le decisioni del CIVC. Insomma, per gli champenoise si prospetta, più che una vendemmia, una corsa contro il tempo in cui vince chi sa organizzarsi meglio per tempi e metodi per assicurare la qualità che da sempre contraddistingue questa eccellenza enoica….e a noi non resta che augurare loro buona fortuna!

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