• Mar 31 Gen 2023

La musica nel vigneto: la viticoltura valdostana secondo la Maison Vigneronne Frères Grosjean

Attraversai la vigna.
La vigna era in fiore: e tutta vibrante di lucciole.
Oh solo con la musica si potrebbe esprimere la dolcezza
e lo spasimo di quell’attimo quando io mi fermai
in mezzo ai filari e d’un tratto mi trovai avvolto come
da una rete di fili luminosi.
G. Deledda – La bambina rubata

Qual è la sottile linea che divide il romantico e necessario attaccamento alla proprie radici e alle proprie tradizioni da un ostinato e quasi morboso rifiuto di ciò che è moderno e frutto di millenni di progressi e sforzi dell’umanità intera?

Come un novello vaso di Pandora, credo che volersi inoltrare in queste riflessioni, senza porsi i dovuti limiti e confini, porterebbe queste mie righe ben lontano da quello che voglio sia il loro significato. Innanzitutto, è necessario chiarire l’ambito all’interno del quale si articoleranno le pagine seguenti: la valorizzazione dei vitigni tradizionali e la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei consumatori attraverso un vitivinicoltura che coniughi questi valori con la necessità di produrre reddito in risposta alle rigide leggi di mercato.

Ritengo che cercare di spiegare il proprio pensiero non solo in astratto, ma mediante un esempio reale e concreto possa – se non debba – essere considerato l’approccio migliore e, in questo caso, la Maison Vigneronne Frères Grosjean di Quart in Valle d’Aosta credo possa ben rappresentare il mio punto di vista.

La Valle d’Aosta (vedi precedente articolo) rappresenta, pur non avendo chiuso completamente le porte ai vitigni internazionali, un’importante riserva di diversità genetica della vite in virtù dell’elevato numero di vitigni autoctoni o di antica tradizione giunti fino a noi dalla notte dei tempi.

I produttori della Vallée, infatti, sono riusciti, ciascuno secondo le proprie convinzioni e le caratteristiche pedoclimatiche della propria Azienda, a far convivere queste due anime di una viticoltura eroica che, negli ultimi decenni, ha sofferto di un drastico abbandono e di una conseguente drammatica contrazione dei vigneti: in meno di due secoli, infatti, la superficie vitata in Valle è passata da circa 4000ha agli attuali 350ha.

La Maison Vigneronne Frères Grosjean

Era il 1969 quando Dauphin Grosjean decise di iniziare a imbottigliare il proprio vino, prodotto con le uve ottenute nei 3000m2 di vigneto di proprietà, per presentarli alla II Exposition des Vins de la Vallée d’Aoste: nasce così, al confine dei comuni di Quart e Saint Christophe, la Maison Vigneronne Frères Grosjean. Ritengo fondamentale, per la storia di questa azienda, la svolta, avvenuta verso la metà degli anni ’70 del secolo scorso, di tornare a investire sui vitigni tradizionali che, nel corso dei tanti secoli di storia, avevano reso inimitabile la viticoltura della Vallée. Da ultimo, ma non certo, per importanza, il passaggio, avvenuto in tempi più recenti, all’agricoltura biologica.

Questa scelta – ci racconta Vincent Grosjean classe 1954 e memoria storica della viticoltura valdostana – nasce dall’essersi resi conto che ogni nuova molecola, ogni nuovo fitofarmaco conducevano inesorabilmente ad un nuovo problema e ad un ulteriore nuovo tipo di trattamento. Per rompere questo circolo vizioso e – aggiungo io – per amore della propria terra e dei propri concittadini, ecco il ritorno a forme compatibili di agricoltura e, di conseguenza, al biologico. Vogliamo avere musica nel vigneto: ecco come Vincent stesso riassume la filosofia aziendale.

L’amore per questa Valle si concretizza, inoltre, in una profonda conoscenza dei suoi problemi tra i quali, sempre Vincent, evidenzia quelli che ritiene essere i più gravi: il progressivo abbandono dei vigneti, la difficoltà di ottenere diritti di reimpianto, il frazionamento delle proprietà e l’età media dei proprietari molto avanzata.

Il cuore e l’anima dei vini di questa azienda è, però, data – oltre che dall’entusiasmo, la competenza e la fatica dei titolari – dai vitigni autoctoni e tradizionali di questo magnifico angolo delle Alpi. La storia e la provenienza di queste varietà s’intrecciano indissolubilmente con il clima, la morfologia, le genti e la storia di questa Valle che, fin dall’Impero Romano, ha visto transitare genti e commerci che hanno portato con loro la vite che si adattata e ibridata con le varietà – coltivate o spontanee – già presenti in queste terre.

Primetta

La Primetta è un vitigno a bacca rossa caratterizzato da una carica antocianica estremamente limitata, tannini evidenti, invaiatura precoce e maturazione assai lenta; tradizionalmente era utilizzata in uvaggio con il Petit rouge per fissarne il colore, nonché come uva da tavola. A causa delle difficoltà di maturazione, era spesso coltivata in vicinanza ai muri che le fornivano calore e riparo. L’analisi del DNA ha dimostrato che la Primetta discende direttamente dal Prié, a seguito di una sua ibridazione con una varietà sconosciuta, oggi probabilmente estinta.

La Maison Vigneronne Frères Grosjean vinifica in purezza la Primetta dando vita ad un vino dal colore rubino poco intenso, di buona tannicità e persistenza caratterizzato da sentori di piccoli frutti rossi, confetto e cipria.

Mayolet

Questo vitigno è da considerarsi un fratellastro della Primetta, dato che ne condivide uno dei genitori: il Prié; anche il questo caso il secondo genitore non è conosciuto. Considerata tradizionalmente l’uva dei signori, in virtù della finezza e della contenuta tannicità dei vini da essa ottenuti, trova il suo optimum a quote superiori ai 700m di quota. È una varietà assai sensibile alla Botrytis cinerea ed è molto appetita dagli uccelli. Il Mayolet ha rischiato l’estinzione nel corso della seconda metà del secolo scorso, per essere poi recuperato a partire dagli anni ’90. La Maison Vigneronne Frères Grosjean vinifica in purezza il Mayolet, da cui ottiene un vino con sentori di amarena, elegante speziatura e note di fiori rossi freschi.

Cornalin

Questo antico autoctono ha seguito negli anni il percorso della gran parte dei vitigni valdostani rasentando l’estinzione nel corso della seconda metà del secolo scorso, per essere poi recuperato durante l’ultima decade dello stesso secolo. Il Cornalin è presente anche nel confinante Cantone svizzero del Vallese, dove è noto col nome di Humagne rouge, da non confondere, però, con l’Humagne, un antico autoctono vallesiano a bacca bianca. L’analisi del DNA ha mostrato un legame evidente fra questa varietà e altri vitigni valdostani e vallesiani: in particolare, il Cornalin è risultato essersi originato dall’ibridazione dello svizzero Rouge du Pays con una varietà ad oggi ancora sconosciuta. Essendo il Rouge du Pays a sua volta figlio di Mayolet e Petit rouge, possiamo a pieno titolo considerare il Cornalin come “nipote” di questi ultimi.

Il Cornalin vinificato in purezza dalla Maison Vigneronne Frères Grosjean è un vino che colpisce per finezza e complessità; è caratterizzato da note di ciliegia acerba e di violetta, arricchite da gradevoli sentori minerali e da profumi di caffè.

Fumin

Attualmente, il Fumin è uno dei vitigni valdostani che sta godendo di maggior fama, oltre ad essere una delle varietà più antiche essendone testimoniata l’esistenza in valle a partire almeno dal 1785. Le analisi genetiche hanno mostrato che questo vitigno, fratello del Petit rouge col quale condivide i genitori, è, a sua volta, padre di un altro rarissimo vitigno a bacca rossa, attualmente oggetto di un importante recupero da parte di alcuni produttori della Vallée: il Vuillermin. Le stesse analisi hanno escluso definitivamente l’ipotizzata identità del Fumin con la Freisa.

Il Fumin vinificato in purezza dalla Maison Vigneronne Frères Grosjean si caratterizza per gli eleganti sentori di frutta rossa, spesso riconducibili all’amarena, arricchiti da note minerali, nonché da profumi di fiori rossi freschi; buono il corpo e gradevole la tannicità.

Petit rouge

Il Petit rouge è un vitigno di antiche origini – come testimoniato anche dalla sua grande diversità clonale – ampiamente diffuso in Valle d’Aosta dove concorre, congiuntamente ad altre varietà, alla produzione dei vini delle sottozone Chambave, Nus, Torrette e, vinificato spesso in purezza ma comunque mai in percentuali inferiori all’85%, Enfer d’Arvier. Il Petit rouge è risultato essere figlio del Prié e, probabilmente, avere la Rèze – varietà autoctona del Vallese – come nonna.

La Maison Vigneronne Frères Grosjean produce un Torrette utilizzando circa l’80% di questo vitigno unitamente a Cornalin, Vien de Nus e Fumin; il vino così ottenuto regala gradevoli note di frutta e fiori rossi accompagnate da sentori di spezie.

Maison Vigneronne Frères Grosjean
Fraz. Ollignan, 1
11020 Quart (AO)
Tel. +39 0165 775791
Cell. +39 329 4392550
www.grosjean.vievini.it
grosjean@vievini.it

Bibliografia di riferimento

Robinson J, Harding J & Vouillamoz J. 2012. Wine grapes: A Complete Guide to 1,368 Vine Varieties, Including Their Origins and Flavours. Harper Collins Ed.

Vouillamoz J. & Moriondo G. 2011 Origine des cépages valaisans et valdôtains. Editions du Belvédère.

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