La Cantina Sociale di Quistello e il lambrusco grappello Ruberti

Il nostro viaggio attraverso le cantine sociali italiane, che hanno convintamente abbracciato la costante ricerca della qualità, ci conduce in provincia di Mantova, sotto la guida di Fabio Volpentesta, per conoscere la Cantina Sociale di Quistello nell'Oltrepò Mantovano.

La storia della Cantina Sociale di Quistello

La Cantina Sociale di Quistello è nata, nel lontano 1928, da un gruppo di vignaioli dell’area mantovana che ebbe l’idea e la volontà, ma soprattutto la lungimiranza, di riunirsi e costituire questa cantina sociale a Quistello; dopo quasi cento anni questa realtà – la cui struttura ha ospitato anticamente una fornace e poi una distilleria – è ancora viva e in ottima salute, con una novantina di soci che la compongono attivamente.

La mia visita parte proprio dal racconto di una storia d’altri tempi, magistralmente raccontata dalla signora Loretta, una storia fatta “tanto di contadini quanto di poeti, che rimanda a un’epoca davvero lontana”, come indicato nella apprezzata brochure che ricevo in dono, insieme a un libro dedicato al vitigno autoctono quistellese, il grappello Ruberti, noto anche come lambrusco viadanese.

La Cantina Sociale di Quistello oggi

La Cantina Sociale di Quistello è una cooperativa con scopo mutualistico, una società che si prefigge di fornire ai soci i servizi necessari al conseguimento dei risultati, dal conferimento dei grappoli vendemmiati alla loro lavorazione, trasformazione e commercializzazione. I singoli viticoltori sono retribuiti in base a tre parametri fondamentali: il peso dell’uva, la sua qualità organolettica – verificata da un addetto specializzato – e il grado rifrattometrico, cioè, la concentrazione zuccherina rilevata. A tal proposito, ho il piacere di vedere in funzione proprio l’antico rifrattometro con la sua lente e il display che misura i gradi Babo.

Sulla facciata esterna della grande struttura è raffigurata una silhouette di una contadina durante la vendemmia con la tipica veste utilizzata negli anni ’20 – oggi logo della cantina sociale – e sul bordo superiore una bella cornice decorativa con tralci di vite, realizzata dallo scultore e pittore locale, Giuseppe Gorni.

La facciata della Cantina Sociale di Quistello

Le vigne

In vigna, tutti i soci – sotto la guida del presidente Luciano Bulgarelli – applicano la lotta integrata a basso impatto e molta attenzione viene posta a tutte le pratiche di tutela dell’ambiente e al rispetto del consumatore; per tali ragioni la Cantina Sociale di Quistello ha ottenuto la certificazione Equalitas “Modulo Organizzazione Sostenibile”, a garanzia della qualità di processo e della rintracciabilità delle materie prime.

La produzione aziendale è di circa 400.000 bottiglie ed è affiancata a quella delle vinacce destinate alla distillazione e all’estrazione di enocianine per prestazioni viniche e di coloranti; una ventina le etichette realizzate, oltre alla grappa, al mosto cotto e al vino sfuso.

Una delle vigne della Cantina Sociale di Quistello

Il territorio e i vitigni

Lungo le sponde del fiume Secchia, affluente destro del Po, si trovano i circa 230 ettari vitati, in una sorta di conca che non supera i 20 metri di altitudine ed è spesso avvolta dalla nebbia, dal suolo prettamente sabbioso e limoso, moderatamente calcareo; i sistemi di allevamento sono quelli a spalliera, come il Guyot e il Sylvoz, quest’ultimo specifico per il trebbiano e caratterizzato da un cordone orizzontale lungo da cui partono i capi a frutto potati e curvati verso il basso. La Cantina Sociale di Quistello, oltre a numerose varietà di lambruschi, vinifica anche le uve ancellotta, trebbiano, moscato bianco e chardonnay.

I lambruschi

L’origine del nome

Fin dai tempi dei romani, oltre 2000 anni fa, si fa riferimento a un’uva, la Vitis labrusca, citata nel quinto componimento poetico “pastorale” (o ecloga) delle Bucoliche di Publio Virgilio Marone, mantovano di nascita; ancor prima, Catone chiama in questo modo, nel suo De agri cultura, la vite cresciuta in modo naturale, nata spontaneamente da seme. L’etimologia del nome pare derivi dall’unione delle parole latine “labrum” (margine o bordo) e “ruscum” (rovo o pianta spontanea); invece, secondo quanto riportato all’interno di una interessante pubblicazione di Attilio Scienza, il termine labrusca è un regionalismo latino della Valle Padana derivante da lab/lap (lapis, pietra in latino) e dal finale -usca, dal valore semantico di roccia nuda, pietra, rupe da cui rupestre, aggettivo riferito agli ambienti caratteristici della vite selvatica.

Un pannello decorativo dell'artista Caterina Borghi
Un pannello decorativo dell'artista Caterina Borghi

Domesticazione e selezione

Oggi è stato confermato che tali varietà non hanno nulla in comune con la Vitis labrusca, che appartiene in realtà al gruppo delle viti americane, ma che deve essere senza dubbio ascritta alla specie Vitis vinifera di origine euroasiatica. Inoltre, fino al XVII secolo, dopo lunghi processi di domesticazione delle viti selvatiche, che hanno contribuito a selezionarle e ingentilirle, si contavano più di 50 tipologie di “Lambrusche”, metà delle quali a bacca bianca.

Per tornare al territorio mantovano, di sicuro la viticoltura divenne fondamentale grazie ai monaci benedettini dell’Abbazia di Polirone a San Benedetto Po. Il piccolo comune di Quistello, tra l’altro, darà i natali a un noto esperto di economia agraria e studioso dell’Oltrepò mantovano, Ugo Ruberti, artefice della scoperta del vitigno che porta il suo nome, il grappello Ruberti, inserito nel Registro Nazionale delle Varietà da Vino e riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura nel 2013.

Cosa sono i lambruschi?

Nel capitolo “Il curioso caso dei Lambruschi” dell’iconico libro “La stirpe del Vino” di Attilio Scienza, si fa riferimento al popolo dei Paleoliguri, cui va il merito di aver contribuito al processo di domesticazione locale di alcune viti selvatiche e, tra l’altro, d’aver coniato la parola “labrusca”; al di là delle interpretazioni e teorie sulla sua etimologia, è assodato che la storia del lambrusco è più complessa e per nulla lineare di quello che si suppone. “Non si tratta di semplice domesticazione, né di migrazione di piante da un’area all’altra e neppure di incroci che, a partire da poche specie, hanno dato inizio a cascata a un perfetto albero genealogico. È tutto questo e molto di più, in un percorso tortuoso che comprende e intreccia queste tre strade.”

L'antico rifrattometro della Cantina Cantina Sociale di Quistello
L’antico rifrattometro

Il grappello Ruberti

Tra i lambruschi allevati dai soci della Cantina Sociale di Quistello troviamo il grasparossa (o grappello grasparossa), Maestri (o grappello Maestri), marani, montericco, oliva, salamino, di Sorbara e naturalmente il grappello Ruberti, il cui primo nome è oggi ritenuto essere lambrusco viadanese; per completezza, è giusto ricordare che Attilio Scienza – nel 2013 – in un’approfondita pubblicazione dal titolo “Il grappello Ruberti nella storia della viticoltura mantovana” era giunto alla conclusione – supportata da robuste evidenze biomolecolari – che si trattasse di due vitigni distinti seppur strettamente imparentati.

Grappolo di grappello Ruberti coltivato dai soci della Cantina Sociale di Quistello
Grappolo di grappello Ruberti

I vini della Cantina Sociale di Quistello: la degustazione

1.6 Armonia – Metodo Classico V.S.Q.

Le uve di chardonnay (70%) e grappello Ruberti (30%) sono le protagoniste di questo spumante, con sosta sui lieviti in bottiglia di 24 mesi.

La tonalità è giallo paglierino scarico dai riflessi verdolini e dal perlage molto fine e persistente; all’esame olfattivo si riconoscono note di mandorla e nocciola tostata, crosta di pane, mela verde e pompelmo. Gusto ricco e intenso, di grande acidità avvolta da una sensazione amaricante che ricorda la parte interna della buccia del limone.

Grazie dei fior… – Quistello IGP Rosato Frizzante

La pittrice, artista e designer Caterina Borghi, mantovana di nascita, ha curato l’etichetta delle bottiglie numerate di questo Quistello rosato, che raffigura due filari di vite dai bellissimi grappoli rosa. Il vino in degustazione è ottenuto dalla vinificazione dei lambruschi locali, prevalentemente grappello Ruberti; brillante color cerasuolo chiaro, al naso libera profumi di lampone, fragoline di bosco e melagrana, mentre in bocca la spuma cremosa lo rende accattivante, di ottima beva, con una vibrante acidità e un retrogusto di arancia rossa.

Rossissimo – Lambrusco mantovano DOP secco frizzante

Per questa denominazione sono impiegate le uve di lambrusco Ruberti, Maestri, salamino e ancellotta; come evidenziato dal nome in etichetta, questo vino si presenta alla vista di un rosso rubino impenetrabile. Le percezioni olfattive richiamano sentori di prugna e more di gelso, oltre che note vinose con cenni di violetta e rosa canina; asciutto al palato con una piacevole e avvolgente effervescenza che, insieme a una leggera sapidità, contribuisce a sgrassare il sorso.

Il calice della Cantina Sociale di Quistello

Il sogno del Duca – Quistello rosso IGP frizzante

Appena versato nel calice, il vino – a base di lambrusco grappello Ruberti, Maestri e salamino – appare di un rosso porpora molto carico con una spuma densa e generosa; abbastanza marcate sono le note di frutta rossa poco matura, fiori di tarassaco, viola e cuoio. Il sapore è corposo, secco e brioso, dal retrogusto che rimanda ad aromi di bacche selvatiche ed erbacei.

Dolce del Vicariato di Quistello – Quistello bianco IGP frizzante

Vino bianco dolce ottenuto nelle generose terre del Vicariato di Quistello; recita così la controetichetta per questa bollicina dolce prodotta con uve bianche del territorio, tra le qualche colpisce la presenza del moscato bianco. Di colore giallo paglierino, al naso spiccano profumi floreali intensi, quasi pungenti, di violetta, ibisco e lavanda, oltre alla frutta e al vegetale secco; il sapore è dolce, mai stucchevole, con una ricca effervescenza circondata da una energica acidità e una sottile sapidità.

Contatti

Cantina Sociale di Quistello

Via Roma, 46

46026 Quistello (MN)

info@cantinasocialequistello.it

Sito Aziendale

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