• Sab 01 Ott 2022

Il Cancelliere, l’Aglianico e la Campania

Dint’ ‘a butteglia
N’atu rito ‘e vino
è rimasto…
Embè
Che fa m’ ‘o guardo?
M’ ‘o tengo a mente
e dico:
“me l’astipo
e dimane m’ ‘o bevo?”
Tratto da: Dint’ ‘a butteglia
di Eduardo De Filippo

Terra di vulcani la Campania, di grandi contrasti e di grande bellezza. Terra di storia e di storie la Campania: i greci, Pompei, la bocca dell’Averno. Terra di uve e di sudore la Campania: la Costiera con i suoi terrazzamenti e le sue vigne a piè franco che nascono direttamente dai muri, il Massico con il Falerno tanto caro all’antica Roma e l’Irpinia dove crescono alcuni dei più grandi vitigni d’Italia.

Fiano, Greco di Tufo e Aglianico: ecco i veri protagonisti della rinascita enoica di una regione – la Campania – che, con un patrimonio stimato di quasi 170 vitigni autoctoni e/o tradizionali e una tradizione vitivinicola plurimillenaria, ha contribuito a scrivere la storia del vino non solo italiana ma – oserei dire con tranquillità – mondiale.

L’Irpinia e il Taburno

L’Irpinia appartiene in gran parte alla provincia di Avellino e solo in parte minore a quelle di Benevento e Napoli; il suo territorio è diviso dagli Appennini in due porzioni: il versante tirrenico, intensamente coltivato in virtù della sua ricchezza d’acqua (le precipitazioni annue superano mediamente i 1.200mm) e il clima mite nonostante la sua orografia aspra e accidentata, e il versante adriatico, contraddistinto da un clima più rigido e asciutto (le precipitazioni annue raggiungono a fatica i 600mm)e da un paesaggio collinare occupato da un’agricoltura tutt’oggi estensiva.

Dal punto di vista della viticoltura, invece, il territorio irpino può essere diviso in tre grandi aree:

• Le colline del Calore sono caratterizzate da terreni di medio impasto, mediamente dotati di sostanza organica, ricchi di scheletro e sali minerali e in alcune aree con una buona e importante componente argillosa; è la zona di produzione dell’Aglianico, che trova nel Taurasi Docg la sua massima espressione per questo territorio, a quote comprese fra i 400 ed i 700 metri s.l.m.

• Colline del Sabato: rappresentano il cuore della zona di produzione dei bianchi Greco di Tufo Docg e Fiano di Avellino Docg; sono costituite da terreni di natura argillosa ricchi di sali minerali con copertura piroclastica e marnoso calcarea arenacea, con media dotazione di sostanza organica;

• La zona nordorientale, la meno conosciuta dal punto di vista ampelografico ed enologico, è situata al confine con Puglia e Basilicata; è un territorio caratterizzato da colline argillose, marnoso calcaree e marnoso arenacee, con presenza di vitigni a bacca rossa e da residuali presenze di vitigni a bacca bianca.

L’area del Taburno comprende numerosi comuni in provincia di Benevento in una fascia di quota compresa tra i 200 e i 650m s.l.m. La morfologia superficiale è caratterizzata da rilievi intervallati da depressioni carsiche a fondo pianeggiante e da marcate incisioni erosive quaternarie. I suoli sono costituiti da sedimenti dolomitici, calcareo – dolomitici e calcarei, oltre che da arenarie e argille; un aspetto assai importante è rappresentato dai sedimenti clastici e piroclastici quaternari. La zona è caratterizzata da fondivalle riparati e ben esposti, con temperature miti e piovosità annue intorno ai 1000mm; alle quote più elevate, invece, gli inverni sono più freddi, le estati moderatamente calde e la piovosità può raggiungere i 1400mm.

L’Aglianico

L’Aglianico è un vitigno ampiamente diffuso in Campania, Puglia e Basilicata. In Campania è alla base delle due Docg Taurasi e Aglianico del Taburno. Si tratta di un vitigno a bacca rossa dalla maturazione estremamente tardiva (la più tardiva fra tutte le varietà italiane); se ne ottengono vini potenti, freschi e con tannini di grande finezza; questi vini sono caratterizzati da sentori di frutta e fiori rossi, nonché da note speziate, generalmente di pepe nero e liquirizia.

Questo vitigno raggiunge le massime espressioni qualitative su suoli vulcanici, arricchendosi di freschezza, sapidità e finezza. In particolare, il Taurasi Docg esprime grande potenza e finezza con evidenti sentori floreali e speziati; maggior struttura e speziatura più evidente sono ciò che più caratterizza l’Aglianico del Taburno Docg. La zona del Massico, nei pressi del vulcano di Roccamonfina, ci regala i vini a base Aglianico più potenti tanto da rendere opportuno l’utilizzo di quote di Piedirosso (generalmente circa il 10%) per conferire loro maggiore equilibrio e una miglior beva; l’elevata alcolicità e una minor freschezza contraddistinguono, invece, i vini ottenuti con questo vitigno nel Cilento, territorio prettamente di origine sedimentaria marina.

Le prime menzioni scritte riguardanti l’Aglianico in Campania risalgono al 1520 in un documento in cui Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona, Conte di Conversano, scrive di propri terreni coltivati con “uve aglianiche”. A lungo si è ritenuto l’Aglianico un vitigno di derivazione greca (anche dal nome interpretato con alterazione di Hellenicus) facente probabilmente parte delle cosiddette viti Aminee, provenienti dalla Tessaglia.

Queste viti, dalle quali si otteneva anche il celeberrimo Falerno, sono state celebrate in moltissime opere di Roma antica in quanto ritenute di qualità eccelsa. Attualmente, però, l’ipotesi della derivazione greca di questo vitigno è stata accantonata a favore della sua origine locale, nell’Ager Falernus, sia in virtù dell’elevata acidità dell’uva, tipica delle varietà derivate da viti selvatiche, sia grazie alla antica forma di allevamento con tutore vivo (soprattutto salice), espressione della viticoltura etrusca nell’enclave di Capua e di Nola.

Recenti analisi biomolecolari condotte sull’Aglianico hanno dimostrato l’elevata distanza genetica da numerosi vitigni di origine greca evidenziando, al contrario, una sua stretta parentela col Sirah al quale sarebbe collegato tramite un’altra varietà di supposta origine francese, la Dureza. Queste recenti scoperte aprono nuovi e affascinanti scenari inerenti i rapporti storici e commerciali fra la Campania e la Valle del Rodano.

Il nome Aglianico sembrerebbe essere solamente dovuto alle prolungate occupazioni spagnole del nostro meridione; in spagnolo, infatti, “llano” significa piano e, di conseguenza, Aglianico dovrebbe voler semplicemente dire “viti del piano”.

L’Azienda Vitivinicola Il Cancelliere

L’attenzione per l’ambiente, l’amore per l’Aglianico, la grande attenzione durante tutte le fasi di lavorazione prima in vigna e poi in cantina: questi i vertici del triangolo “amoroso” che guida le scelte dell’Azienda Agricola Il Cancelliere fondata da Soccorso Romano, da cui eredita il soprannome, e tutt’oggi a conduzione totalmente famigliare. L’Azienda, in comune di Montemarano (AV) nel cuore della Docg Taurasi a quote comprese fra i 450 – 550m s.l.m., aderisce a Vinnatur (www.vinnatur.org), l’Associazione che riunisce circa 150 produttori di vini naturali attivi in numerosi stati europei e fondata da Angiolino Maule (Intervista ad Angiolino Maule).

Questa scelta testimonia la grande attenzione de Il Cancelliere nei confronti di una viticoltura rispettosa dell’ambiente e della salute dei consumatori perfettamente coniugata all’estrema cura impiegata nella realizzazione di vini che sposino la più assoluta franchezza con l’anima sanguigna di un territorio e di un vitigno – l’Aglianico – tanto carico di storia e tradizione.

Gioviano – Irpinia Aglianico Dop 2008 14% vol.

Le caratteristiche di questo grande vitigno sono perfettamente interpretate in questo vino dal bel colore rosso rubino luminoso che lascia presagire un prodotto decisamente fresco e ancora giovane. Il naso riconosce immediatamente i tipici descrittori di questo vino: la ciliegia matura, le note floreali e i sottili sentori di pepe nero che si uniscono a formare un bouquet molto schietto e decisamente fine. In bocca è equilibrato con l’acidità e il tannino ben integrati nella trama di un vino caldo, di corpo e dalla buona persistenza.

Nero Né – Taurasi Docg 2006 15,5% vol. Bottiglia n°3460/4600

Nel bicchiere le prime sfumature granato riscaldano un colore rubino ancora luminoso e intrigante; questo Taurasi vuole essere scoperto, non aggredisce l’olfatto con profumi di grande intensità ma lo affascina con aromi di grande schiettezza e finezza e rivelando intriganti note di confettura di ciliegia e fiori rossi appassiti arricchite da una verticalità balsamica e ricordi di pepe e chiodi di garofano. In bocca non tradisce le aspettative grazie l’ottimo equilibrio fra il corpo e le sensazioni pseudo caloriche sorrette dall’acidità ancora giovanile e da tannini severi ma eleganti.

Azienda Vitivinicola Il Cancelliere
tel e fax. +39 0827 63557
Contrada Iampenne, 45
83040 Montemarano (Avellino)
info@ilcancelliere.it
www.ilcancelliere.it

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