Dinamicamente Alois Lageder
Metti una calda giornata di fine agosto, un cielo limpido, l’entusiasmo di una corsa in auto su una strada miracolosamente poco trafficata, la maestosità delle montagne dolomitiche da attraversare e costeggiare. Metti un gruppo di poche case ai piedi di una immensa montagna che segna lo scorrere del tempo senza mai fare ombra; i vigneti che pacifici si godono l’ultimo sole, il silenzio e la sensazione di essere fermi a metà tra il passato e il presente e ti avvolge quel senso di pace interiore, di serenità, di armonia con tutto ciò che ti circonda.
Ancora è viva quell’emozione. Sono a Magrè , o Magreid nel dialetto locale, uno dei pochi antichi villaggi ancora intatti a 70 Km da Bolzano in direzione Sud. Terra Altoatesina, un luogo percepito come lontano, quasi “straniero”; una terra ibrida o forse indipendente, fiera della proprie origini e tradizioni, che convive quietamente con due anime. Una terra semplice ma tanto ricca ed ancora autentica.
Mi incammino verso il piccolo centro. Una vite di 400 anni i cui tralci ricoprono le pareti di una casa si presta quasi civetta agli scatti dei turisti. Una insegna essenziale ed elegante segna l’ingresso all’edificio dall’architettura tipica risalente alla fine del ‘600 che ospita la cantina. L’arco in pietra che segna l’uscio, il granaio di legno sopraelevato con le pannocchie di mais appese al sole ad essiccare, le barrique in file ordinate e l’odore inconfondibile di vino.
Una piccola corte pavimentata con la pietra, gli edifici con i fiori alle finestre che vi si affacciano, tutto ha il sapore di un convivio antico. In fondo a destra l’ingresso al cuore moderno, discreto e ben integrato del complesso. Siamo nella Tenuta Lowengang di proprietà della famiglia Lageder. Cinque generazioni. Una tradizione vitivinicola vecchia quasi 200 anni.
Una delle espressioni di cui amiamo abbellirci noi comunicatori del vino è “il vino è un’arte”. Vi assicuro che niente è mai stato più vero qui a Lowengang.
Arte moderna e vino? Mi è sempre piaciuto pensare alla prima come ad un frattale, una forma geometrica in cui un motivo identico si ripete su scala infinitamente sempre più piccola e più si rimpicciolisce e più si arricchisce di particolari; il vino, invece, è come un’onda sonora che vibra ed oscilla espandendosi longitudinalmente nello spazio tridimensionale.
Per alcuni un binomio scontato, per altri un duetto avanguardistico; qui , invece, si armonizzano, si completano e si esaltano a vicenda. La paternità di tutto è di diritto di Alois Lageder, quarta generazione che governa la nave, che mi accoglie insieme alla giovane e squisita Veronika Wolf responsabile del marketing e della comunicazione. Alois Lageder è amante della musica, dell’arte e del vino in cui non ha esitato a trasmettere tutto il proprio essere, la propria visione del mondo e di come sia necessario vivere in armonia con la natura traendo da essa tutte le forze e i ricchi frutti che generosamente dona a chi la rispetta.
Nelle parole di Alois Lageder chiaramente trapela un senso di gratitudine verso ciò che ha ereditato, grato per il passato e fiducioso verso il futuro. La sua arte non è quella di “fare il vino” ma di traghettarlo verso una naturale nascita. E questo è certamente sintomo di una grande dinamicità perché ci vuole più apertura mentale e fatica a lasciare che ciò accada che interferire piegando la natura alla propria volontà: è una impari lotta. Sfruttando quello che questo territorio può offrire, dalla varietà dei microclimi a quella dei suoli, l’azienda sperimenta cose sempre nuove sintetizzando le esperienze della tradizione e la spinta innovativa del futuro.
Mi parla il Signor Lageder di vigneti impiantati di Syrha, Viognier, Roussanne, Marsanne e Assyrtiko, che segue con passione e cura e di cui mi riferisce la riuscita, le delusioni e le speranze e a cui si rivolge come fossero viventi. Lo trovo straordinario, affascinante.
Vino e arte dunque. Un’opera d’arte la struttura completamente ecosostenibile del nuovo edificio integrato perfettamente nel paesaggio, naturalistico ed edilizio, costruito nel 1995, tempi in cui l’ecosostenibilità era pressappoco un mero concetto intellettualistico dei salotti dell’architettura.
Un’opera d’arte la tecnologia per la vinificazione. Una torre a spirale alta 17 metri ospitata nel cuore dell’edificio che permette una lavorazione soffice delle uve nel pieno rispetto della materia prima e delle sue caratteristiche organolettiche, in cui l’unica forza usata per le fasi di lavorazione è la gravità. Una spirale… la forma della “vita”, quella del DNA alla base di ogni essere vivente.
Arte e ancora arte nelle numerose opere esposte di giovani artisti contemporanei chiamati a dare una propria interpretazione di quello che è l’azienda e la filosofia che ne è da sempre alla base: la natura e il vivere in armonia con essa.
Arte nella precisa conduzione del vigneto biologico – dinamico, nel rispetto della vite e del suo interagire con il sistema circostante, dando la giusta direzione senza interferire, rispettandone i tempi. La qualità del vino parte dal vigneto ed è consapevole, in questa azienda, la cura nella scelta del sito di produzione con le caratteristiche pedogeologiche e climatiche ottimali al vitigno che su di esso crescerà.
Arte il vino. Pulito, riconoscibile, netto, deciso. Mai come in altri luoghi è lo specchio del terroir. Due linee commerciali. Quella Classica o Tenute Lageder da vigneti di proprietà situati in varie zone: Lago di Caldaro, piana di Bolzano e Magrè, tutti da agricoltura biologico-dinamica con certificazioni Demeter.
E la linea Alois Lageder, le cui uve provengono da conferitori con i quali l’azienda collabora da decenni e che prestano particolare cura nella produzione secondo i canoni Lageder.
Ognuno dei vini meriterebbe una recensione dal Pinot Grigio, al Cabernet Sauvignon, al Pino Noir, al Moscato Giallo e Rosa, il Lagrein, la Schiava…. Ma ce n’è uno in particolare che ha rubato quel pezzetto di cuore, quello che considero tra le migliori espressioni dello Chardonnay italiano (se non la migliore): il Lowengang. “Lo Chardonnay cresce su terreni ghiaiosi e pietrosi del conoide di dolomia nella piana di Magrè protetta ad Ovest dalle montagne che trattengono calore condizionando favorevolmente il microclima. Il vino fermenta ed affina per lungo tempo in legno“, questo si legge nella presentazione che l’azienda fa del suo vino di punta. Ritorna il fattore tempo. A Lowengang si agisce in punta di piedi è il vino che detta il ritmo del tempo, quello necessario per maturare ed esprimere i caratteri migliori.
Ma è il bicchiere che racconta la verità. Una veste brillante dal colore dorato, suadente, morbido, raffinato. Un vino che accompagna egregiamente un pasto… ma provate a sceglierlo come semplice compagno dei vostri pensieri… Vagamente ricorda i vini di Borgogna, ma la nota minerale, primeggiante nei vini borgognoni, nel Lowengang è discreta e ben armonizzata, più accentuata nelle vecchie annate; la sapidità sottile, il corpo ha le giuste forme, niente di volgarmente appariscente. Un grande vino!
Arte l’accoglienza. Il Paradeis, la moderna enoteca che sorge sulle mura dell’antico edificio Settecentesco, ha arricchito di un valore aggiunto la proprietà Lageder. Il naturale luogo in cui degustare il vino unitamente ai prodotti tipici della gastronomia Altoatesina.
Che siano i sobri ed eleganti interni oppure il grazioso giardino che offre la vista della montagna, l’accoglienza semplice e raffinata , senza nascondersi dietro al glamour che copre una sostanza a volte inesistente, ti coglie quasi di sorpresa. Il personale sorridente, competente e sempre attento alle esigenze degli ospiti completa la cornice. E quando sei lì di fronte a tutto questo fai pace col mondo e il silenzio che ti avvolge ti accompagna in un viaggio…ai confini dei sogni.