• Lun 27 Mag 2024

Ciso: chi era costui

Non ho mai conosciuto il Ciso, né ho mai parlato con lui di uve, di vino o di montagna…ma ho conosciuto tanti altri “Ciso” che hanno condiviso la vita con le Alpi (condiviso la vita, non vissuta…le montagne danno tanto ma chiedono tutto).

Io, milanese per sbaglio ma montagnino per vocazione (ringrazio Guccini per la citazione rivisitata), ho trascorso infanzia e adolescenza tra le montagne bellunesi – da cui proviene parte della mia famiglia – per iniziare poi e vivere le altre nostre montagne per il mio lavoro da zoologo ormai esodato.

Ho conosciuto uomini così provati da una vita di stenti, da aver cercato conforto nella bottiglia a tal punto che il cane si rifiutava di salire nel cestino del motorino, altri che, ancora giovani, sono caduti tra le cime nel tentativo di superare la Loro Parete e altri ancora che, nonostante una vita a caricare vacche in malga, avevano ancora una luce negli occhi quando parlavano delle loro pendane (nel bellunese sono chiamate così le antiche stalle ad archi per il ricovero del bestiame).

Ciso, al secolo Narciso Fracchetti, credo fosse uno di questi uomini: me lo dice la sua vigna di Lambrusco a foglia frastagliata sul fondo della Vallagarina nei pressi di Ala, coraggiosamente lavorata e conservata per una vita, la sua. Ciso oggi non c’è più, ma la sua vigna, di 600m2, continua a produrre uva e contadini come lui continuano a lavorare quelle uve con la stessa attenzione, la stessa cura alla tradizione e alla salubrità e con lo stesso amore.

Attualmente, la vigna è curata da un’Associazione di vignaioli trentini, i Dolomitici, che nel 2010 ne hanno evitato l’espianto che l’attendeva per far posto a giovani barbatelle di pinot grigio.

È composta da 4 filari di viti lunghi circa 150m e distanti tra loro circa 9-10 metri allevati a pergola trentina. Le viti presenti (727 ceppi) sono in gran parte originarie dell’epoca di impianto databile con i primi anni del 1900, dato desunto dall’assenza di portainnesto elemento che è stato introdotto negli impianti successivi all’arrivo della fillossera e che per il Trentino è databile alla prima decade del 1900.

Ora permettetemi una considerazione: il vino prodotto con queste uve è ottimo ma, a mio avviso, il vero valore è la vigna! Questo non solo per motivazioni legate alla conservazione del germoplasma autoctono o semplicemente perché è antica ma perché è frutto del lavoro di un uomo – e di una generazione – che ha affrontato stenti, guerre e fatiche per lasciarci qualcosa: il senso dell’appartenenza alla terra, alla Terra e alla Vita.

Aziende aderenti a “I Dolomitici”
Castel Noarna
Cesconi
Dalzocchio Elisabetta
Elisabetta Foradori
Eugenio Rosi
Maso Furli
Gino Pedrotti
Francesco Poli
Vignaiolo Giuseppe Fanti
Vilar
www.idolomitici.com/

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