Vino ed Eros nella storia dell’umanità

Aspetti sociali, culturali e artistici di un binomio millenario

Riassunto

Vino ed Eros costituiscono uno dei fili conduttori più antichi della civiltà umana. L’articolo ripercorre cinquemila anni di intreccio tra bevanda inebriante e sfera erotica: dalle dee mesopotamiche Ninkasi e Siduri all’egizia Hathor “Signora dell’ebbrezza”, dal Dioniso greco che supera ogni confine al simposio platonico dove il vino libera il discorso filosofico sull’eros, dall’Ars Amatoria di Ovidio agli affreschi della Casa dei Vettii a Pompei. Prosegue con il Cantico dei Cantici, la tensione medievale tra peccato e mistica, il Bacco di Caravaggio, fino al libertinismo settecentesco, a Baudelaire e al dionisiaco di Nietzsche, mostrando come questo binomio sia costante antropologica della cultura occidentale.

Summary

Wine and eros are two of the oldest recurring themes in human civilisation. This article explores the five-thousand-year history of the connection between this intoxicating drink and eroticism, from Mesopotamian goddesses such as Ninkasi and Siduri, to the Egyptian goddess Hathor, ‘Lady of Intoxication’, and the Greek god Dionysus, who transcends all boundaries. It also covers the Platonic symposium, where wine liberates philosophical discourse on Eros, and Ovid’s Ars Amatoria, as well as the frescoes of the House of the Vettii in Pompeii. The article then moves on to explore the Song of Songs, the medieval tension between sin and mysticism, Caravaggio’s Bacchus and 18^(th)-century libertinism. It concludes with an examination of Baudelaire and Nietzsche’s Dionysian philosophy, demonstrating how this pairing is a constant anthropological feature of Western culture.

Introduzione

Il rapporto tra il vino e la sfera erotica costituisce uno dei fili conduttori più antichi e persistenti nella storia della civiltà umana. Fin dalle prime attestazioni scritte della Mesopotamia, passando per l’Egitto faraonico, la Grecia classica, Roma imperiale, il Medioevo cristiano, il Rinascimento e l’età moderna, il vino e l’eros si sono intrecciati in un dialogo continuo. Conseguentemente, questo legame ha attraversato religioni, filosofie, arti figurative e letterature. Tale connessione non è semplicemente aneddotica. Essa riflette strutture sociali profonde, concezioni cosmologiche e antropologiche, gerarchie di genere e dinamiche di potere.

Pertanto, il presente articolo si propone di tracciare un percorso attraverso le principali civiltà storiche. Analizzeremo come il binomio vino ed eros sia stato vissuto, rappresentato e, talvolta, represso nelle diverse epoche. L’obiettivo è quello di offrire una panoramica rigorosa ma accessibile di un tema che tocca nodi fondamentali dell’esperienza umana.

Le radici orientali – Mesopotamia ed Egitto

Rilievo Burney (detto “La Regina della Notte”), placca in terracotta babilonese (1800–1750 a.C.) raffigurante una figura femminile nuda e alata, identificata con la dea Ishtar, divinità dell’amore sessuale e della guerra, o con la sorella Ereshkigal. British Museum, Londra. - Licenza: CC BY 2.0 – Credito: Andres Rueda, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Queen_of_the_Night_(The_Burney_Relief)_-_British_Museum.jpg

Mesopotamia – bevande fermentate, dee e fertilità

Le più antiche testimonianze del legame tra bevande fermentate e sessualità provengono dalla Mesopotamia. La birra, bevanda primordiale delle civiltà sumero-accadiche, possedeva connotazioni sacre e sessuali già nel III millennio a.C. La dea sumera Ninkasi, patrona della birra, era celebrata in un inno databile al 1800 a.C. circa. Questo testo rappresenta la più antica ricetta di birrificazione conosciuta (Civil, 1964). Ma è soprattutto la figura di Siduri, la coppiera divina che Gilgamesh incontra nel suo viaggio epico, a incarnare il legame tra ebbrezza e sapienza erotica. Siduri invita l’eroe a godere dei piaceri della vita, come il cibo, la danza e l’amore, piuttosto che inseguire l’immortalità (George, 2003).

Ebbrezza e magia

La tradizione mesopotamica associava la fermentazione a un atto magico, una trasformazione dotata di potenza sovrannaturale. Come evidenziato dagli studi sull’antropologia delle bevande fermentate nell’antico Vicino Oriente, l’ebbrezza apriva una porta verso il mondo sovrannaturale (Joffe, 1998). Il vino, introdotto in Mesopotamia attraverso le rotte commerciali dal Caucaso e dall’Anatolia orientale, manteneva lo stesso statuto simbolico della birra.

Vino ed eros in Egitto – Hathor, signora dell’ebbrezza e dell’amore

Vino ed eros: Scena di banchetto dalla tomba di Nebamun
Frammento di affresco dalla cappella funeraria di Nebamun (Tebe, XIV sec. a.C.): scena di banchetto con musiciste, danzatrici e convitati inghirlandati. L’immaginario di musica e danza allude alla dea Hathor e alla gioia rituale che accompagnava il consumo di bevande fermentate. British Museum, Londra. - Licenza: Pubblico dominio (opera antica) - via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nebamun_tomb_fresco_dancers_and_musicians.png

Nell’Egitto antico, il legame tra bevanda inebriante, sessualità e dimensione sacra trova la sua massima espressione nel culto di Hathor. Questa divinità complessa era al contempo dea dell’amore, della sessualità, della maternità, della musica, della danza e dell’ebbrezza. Le origini di questo culto sono antichissime. Una delle sue prime manifestazioni iconografiche si può rintracciare nella Paletta di Narmer (31° secolo a.C.). Qui le teste bovine che sormontano la scena sono identificate con la dea Bat, una divinità primordiale successivamente identificata con Hathor stessa. Hathor era definita con epiteti eloquenti, quali “Signora dei vasi di vino” e “Signora dell’ebbrezza”. Questi titoli univano indissolubilmente la sfera sessuale e quella vinaria.

La distruzione dell’umanità

Il mito fondativo di questo legame è la cosiddetta “Distruzione dell’umanità”, noto dal Libro della Vacca Celeste. Il dio Ra, adirato contro l’umanità ribelle, invia la sua Figlia-Occhio sotto forma della terribile Sekhmet per sterminare il genere umano. Ma quando Ra decide di fermare il massacro, Sekhmet non obbedisce. Per ingannarla, Ra ordina di preparare settemila giare di birra colorata con ocra rossa. La dea scambia il liquido per sangue e beve avidamente, cadendo in un sonno ebro. Al risveglio, la furia sanguinaria si è placata e Sekhmet si è trasformata nella benevola Hathor, dea dell’amore e della gioia (Graves-Brown, 2010).

Vino ed eros nella Festa dell’Ebbrezza

Questo mito veniva celebrato annualmente nella “Festa dell’Ebbrezza” (Tekh Festival), documentata fin dal Medio Regno ma meglio attestata nell’epoca tolemaica e romana. A Dendera e a Edfu, i fedeli si abbandonavano a cinque giorni di festeggiamenti caratterizzati da consumo illimitato di vino e birra, musica, danza e licenza sessuale (Dann, 2006). L’egittologa Carolyn Graves-Brown ha ipotizzato che i partecipanti mirassero a raggiungere uno stato di estasi religiosa attraverso l’intossicazione.

Vino ed eros nella Grecia classica – Dioniso, il simposio e la filosofia dell’eros

Dioniso – il dio dell’ebbrezza, dell’estasi e della trasgressione

Vino ed eros: la coppa di Dioniso
Kylix a figure nere del ceramista Exekias (540–530 a.C.): Dioniso, dio del vino, naviga su una nave attorniata da viti cariche d’uva e delfini. Capolavoro della ceramica attica, testimonia il ruolo centrale del vino nella religiosità greca. Staatliche Antikensammlungen, Monaco di Baviera. - Licenza: CC BY-SA 3.0 – Credito: MatthiasKabel, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Exekias_Dionysos_Staatliche_Antikensammlungen_2044.jpg

Nel mondo greco, il legame tra vino ed eros raggiunge la sua più complessa elaborazione culturale, religiosa e filosofica attraverso la figura di Dioniso. Secondo Kerényi (1976), il nome di Dioniso compare già nelle tavolette in Lineare B dell’età micenea, il che ne attesta la grande antichità. Dio della vite, del vino, dell’ebbrezza, della fertilità e del teatro, Dioniso incarnava il principio della trasgressione dei confini. Egli superava le barriere tra umano e divino, tra ragione e follia, tra maschile e femminile, tra vita e morte. Le Baccanti di Euripide, opera rappresentata postumamente nel 405 a.C., mettono in scena il potere devastante di questa divinità.

I festival dionisiaci

I festival dedicati a Dioniso scandivano il calendario ateniese. Tra questi ricordiamo le Antesterie (mese di Antesterione), i Lenei e le Grandi Dionisie. Durante le Antesterie, che includevano il “giorno dei boccali” (chöes), si celebrava l’apertura delle giare di vino nuovo. In questa occasione si consumava un’unione sacra (hieros gamos) tra Dioniso e la Basilinna, l’antica regina di Atene. Questo rito simboleggiava la fertilità e il rinnovamento della comunità (Peters, 2009).

Il simposio tra vino ed eros

Il simposio costituiva un’istituzione sociale fondamentale della civiltà greca. Come ha evidenziato il Center for Hellenic Studies dell’Università di Harvard, il simposio era il momento in cui gli ospiti facevano esperienza del vino. Questa bevanda era legata a Dioniso e carica dei suoi poteri ambivalenti e pericolosi. Il vino non era mai bevuto puro, ma mescolato con acqua nel kratēr secondo proporzioni stabilite dal simposiarca. In un frammento della commedia Semele o Dioniso di Eubulo, il dio del vino stesso descrive i limiti del bere appropriato. Egli utilizza una celebre metafora dei tre kratēres: il primo per la salute, il secondo per l’amore e il piacere, il terzo per il sonno (Murray, 1990).

L’erotismo nell’Antica Grecia

La componente erotica del simposio era strutturale, non accidentale. La relazione pederastica greca era considerata un’istituzione morale e pedagogica aristocratica, con supposte origini nei riti di passaggio indoeuropei (Percy, 1996). Michel Foucault ha mostrato come l’omosessualità sia un costrutto sociale moderno. Nell’Atene classica, invece, le relazioni erotiche tra uomini si inscrivevano in una complessa etica dei piaceri (Foucault, 1976-1984). Le donne rispettabili erano escluse dal simposio, ma le cortigiane di alto rango vi partecipavano attivamente come musiciste, danzatrici e compagne di conversazione.

Affresco dalla parete nord della Tomba del Tuffatore (Paestum, ca. 480–470 a.C.): scena di simposio con uomini reclinati su klinai, che bevono vino e si abbracciano in un contesto di intimità pederastica. Uno dei rarissimi esempi superstiti di pittura greca classica. Museo Archeologico Nazionale di Paestum. - Licenza: CC BY-SA 2.0 - Credito: Carole Raddato, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/ File:Detail_from_lateral_walls_of_the_Tomb_of_the_Diver_depicting_a_symposium_scene,_5th_century_BC,_Paestum_Archaeological_Museum.jpg

Platone e la filosofia dell’eros vinario

Il Simposio di Platone, composto tradizionalmente tra il 385 e il 370 a.C., è ambientato nel contesto di un banchetto tenutosi nel 416 a.C. a casa del poeta tragico Agatone. Ciascun convitato pronuncia un discorso in lode di Eros, il dio dell’amore e del desiderio. Agatone, scherzando con Socrate, invoca metaforicamente Dioniso come giudice della loro sapienza. Il dialogo si apre dunque sotto il doppio segno del vino e dell’eros.

Attraverso il discorso di Diotima riferito da Socrate, Platone costruisce una scala ascensionale dell’eros. Dall’attrazione per un bel corpo, si passa all’amore per la bellezza in sé, poi per le belle anime, le belle conoscenze, fino alla contemplazione del Bello assoluto. È significativo che questa elevazione filosofica avvenga nel contesto di una bevuta. Il vino libera i convitati dalle convenzioni sociali e consente il parlare franco necessario al discorso filosofico.

Vino ed eros: Kylix con scena erotica simposiaca – Pittore di Nikosthenes
ylix attica a figure rosse attribuita alla cerchia del Pittore di Nikosthenes (ca. 500 a.C.): satiri in orgiastica celebrazione dionisiaca. Queste coppe erano progettate per il simposio, dove vino e sessualità erano intimamente connessi. Antikensammlung, Berlino. - Licenza: CC BY 3.0 – Credito: anagoria, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:2014-01-26_Symposium_Tableware_with_erotic_motif_Inv._1964.4_Altes_Museum_anagoria.JPG

Vino ed eros a Roma – Bacco, il convivium e la letteratura erotica

Bacco romano e i Baccanali

A Roma, Dioniso fu assimilato a Bacco, riconosciuto come Liber Pater, il “Padre della Libertà”. Egli era il patrono del vino, della funzione sessuale e delle libertà civiche. Come documentato da Livio, lo Stato romano guardò con profonda diffidenza ai culti bacchici autonomi. La libera mescolanza di classi e generi che li caratterizzava infrangeva le restrizioni morali e sociali tradizionali. Il Senatus Consultum de Bacchanalibus del 186 a.C. pose severe restrizioni al culto. Questo decreto prevedeva la pena di morte per le celebrazioni non autorizzate dallo Stato (Gruen, 1990).

Ovidio e l’Ars Amatoria – il vino come strumento di seduzione

L’Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone, composta intorno al 1 a.C. – 1 d.C. in distici elegiaci, rappresenta il più elaborato trattato antico sulla seduzione. L’opera, strutturata come poema didascalico in tre libri, assegna al vino un ruolo centrale nella strategia amorosa. Ovidio consiglia esplicitamente di sfruttare i banchetti come occasioni di corteggiamento. Bacco e Cupido si incontrano a tavola, il vino rende le persone appassionate e facilita la seduzione (Sharrock, 1994). Il medievista tedesco Ludwig Traube definì il XII e il XIII secolo come aetas Ovidiana. Questa definizione sottolinea la straordinaria influenza che quest’opera esercitò sulla letteratura europea medievale (Gibson et al., 2006).

Affresco romano raffigurante un banchetto con convitati reclinati che bevono e socializzano. Il convivium romano era il luogo dove si celebrava il connubio fra Bacco e Venere secondo il proverbio Sine Cerere et Baccho friget Venus (“Senza cibo e vino, Venere si raffredda”). Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Licenza: Pubblico dominio – via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pompeii_family_feast_painting_Naples.jpg

Pompei – arte erotica, vino e vita quotidiana

La testimonianza più eloquente del rapporto tra vino, eros e vita quotidiana nel mondo romano proviene dalle città vesuviane di Pompei ed Ercolano. Come documentato dal Parco Archeologico di Pompei (pompeiisites.org) e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, gli scavi hanno rivelato una straordinaria abbondanza di manufatti erotici. Statue, affreschi e oggetti domestici decorati con temi sessuali dimostrano che il trattamento dell’immagine sessuale nella Roma antica era assai più rilassato di quanto avvenga nella cultura occidentale contemporanea (Clarke, 1998).

La Casa dei Vettii

Nelle domus pompeiane, il vino e l’eros coesistevano armoniosamente nella decorazione degli ambienti secondo un principio funzionale. La Casa dei Vettii, appartenuta a due ex schiavi liberti arricchitisi con il commercio del vino, è particolarmente eloquente. All’ingresso campeggia un affresco di Priapo che pesa il proprio fallo su una bilancia contro un sacchetto di monete. Questa immagine legava indissolubilmente sessualità, prosperità e vino. I satiri, creature mitologiche ipersessuali e amanti del vino, compaiono con grande frequenza negli affreschi pompeiani. Spesso sono rappresentati in scene di copulazione con ninfe.

La tradizione biblica – il Cantico dei Cantici

Nel canone biblico, il Cantico dei Cantici costituisce un caso unico e problematico. Si tratta di un poema d’amore intensamente erotico incluso tra i libri sacri. Gli studiosi lo definiscono un testo squisitamente mondano, il cui erotismo non è né sancito né censurato da Dio, e nel quale il nome divino non compare mai (Exum, 2005). Il testo, la cui datazione oscilla tra il X e il II secolo a.C., appartiene al genere della poesia d’amore. Presenta stretti paralleli nella letteratura erotica egizia e nella poesia pastorale greca. Il vino vi svolge un ruolo centrale come metafora dell’amore e del desiderio. Fin dai versi iniziali, la voce femminile definisce l’amore dell’amato più dolce del vino (Ct 1,2).

Xilografia da un Canticum Canticorum xilografico (Paesi Bassi, XV sec.): lo Sposo incorona la Sposa, illustrazione allegorica del Cantico dei Cantici in cui la metafora amorosa è inseparabile dal vino (“il tuo amore è migliore del vino”, Ct 1,2). Metropolitan Museum of Art, New York. Licenza: Pubblico dominio (CC0) – Metropolitan Museum of Art, Open Access

Il Cantico e le sue interpetazioni

L’interpretazione del Cantico ha una storia complessa. La tradizione rabbinica lo lesse come allegoria dell’amore tra Dio e Israele. Rabbi Akiva lo definì il “Santo dei Santi” della Scrittura. La tradizione cristiana lo interpretò come allegoria dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi contemporanei concorda nell’interpretarlo come autentica poesia erotica che celebra l’amore umano (Pope, 1977). Bernardo di Chiaravalle compose 86 sermoni su questo libro, trasferendo il linguaggio erotico-vinario nell’ambito dell’unione mistica dell’anima con Dio.

Dal Medioevo al Rinascimento – repressione e riscoperta

Vino ed eros durante il Medioevo: tensioni tra piacere e peccato

L’avvento del Cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero romano segnò una profonda trasformazione nel rapporto tra vino, sessualità e cultura. Il vino fu inserito al centro del rito eucaristico come sangue di Cristo, acquisendo un valore sacro senza precedenti. Contemporaneamente, la sessualità fu progressivamente relegata nella sfera del peccato. Paradossalmente, il Medioevo fu anche l’epoca di massima fortuna del Cantico dei Cantici come testo mistico. Parallelamente, la tradizione goliardica dei Carmina Burana celebrava senza mezzi termini l’unione di Bacco e Venere. La taverna diventava spazio di libertà dove vino e piacere carnale si fondono in un’unica esperienza di trasgressione (Walsh, 1993).

Vino ed eros: il Bacco di Caravaggio
Bacco di Michelangelo Merisi da Caravaggio (ca. 1596–97): il dio del vino, ritratto con languida sensualità, offre allo spettatore una coppa di vino rosso. Commissionato dal cardinale Francesco Maria Del Monte, il dipinto rivela una carica omoerotica e un realismo rivoluzionario. Galleria degli Uffizi, Firenze. - Licenza: Pubblico dominio (opera) / CC BY-SA 4.0 (foto) – Credito: Commonists, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bacchus_by_Caravaggio_1.jpg

Il Rinascimento – Bacco torna in scena

Il Rinascimento segnò la riscoperta del mondo classico e la riabilitazione del nesso vino-eros nell’arte e nella cultura. La scultura del Bacco ebbro di Michelangelo (1496-1497), commissionata dal cardinale Raffaele Riario, rappresenta il dio in uno stato di ebbrezza sensuale e barcollante. L’opera fu giudicata troppo audace dal committente e ceduta al banchiere Jacopo Galli (Hirst, 2011). Ma è soprattutto il Bacco di Caravaggio (circa 1598), oggi agli Uffizi, a incarnare con potenza inedita il legame tra vino, eros e ambiguità di genere. Commissionato dal cardinale Francesco Maria del Monte, il dipinto mostra un adolescente semisdraiato che offre allo spettatore un calice di vino rosso con uno sguardo provocante.

Vino ed eros nella pittura veneta di Tiziano

Nella pittura veneta, il tema trovava espressione nelle opere di Tiziano. Il Bacco e Arianna (1520-1523), oggi alla National Gallery di Londra, rappresenta il momento dell’incontro tra il dio del vino e la principessa cretese. I Baccanali di Andrio (1523-1526), al Museo del Prado, descrivono un’isola mitica dove un ruscello di vino scorre liberamente. Nicolas Poussin, con il Trionfo di Bacco (1635-1636), e Peter Paul Rubens, con il Bacco (circa 1638-1640) dell’Ermitage, proseguono questa tradizione. Guido Reni nel Bacco e Arianna (circa 1619-1620) trasforma il tema in un’elegia dell’amore che redime (Kleiner, 2010).

Bacco e Arianna di Tiziano Vecellio (1520–23): Bacco balza dal suo carro, trainato da ghepardi, travolgendo Arianna in un vortice di eros e meraviglia divina. Commissionato dal Duca Alfonso I d’Este, il dipinto illustra la fusione rinascimentale tra mitologia classica, vino e passione amorosa. National Gallery, Londra. - Licenza: Pubblico dominio (PD-Art, opera pre-1900) - via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Titian_-_Bacchus_and_Ariadne_-_Google_Art_Project.jpg

Età moderna e contemporanea – il vino tra libertinismo e scienza

Il libertinismo e l’Illuminismo

Nell’età moderna, il rapporto tra vino ed eros conobbe una nuova elaborazione nel contesto del libertinismo filosofico e letterario. Casanova, nella sua Histoire de ma vie (redatta tra il 1789 e il 1798), descrive ripetutamente il ruolo del vino nella seduzione. Shakespeare, nel Macbeth (Atto II, scena 3), affida al portiere una battuta memorabile. L’alcol provoca il desiderio ma ne impedisce la realizzazione. Questa osservazione ironica anticipa di secoli le moderne scoperte della farmacologia sull’effetto bifasico dell’etanolo sulla funzione sessuale.

Il Romanticismo e le avanguardie

I poeti romantici e tardo-romantici ripresero il tema della connessione tra ebbrezza e ispirazione erotica. Charles Baudelaire, ne Les Fleurs du mal (1857), dedicò la sezione “Le vin” a un’esplorazione dell’ebbrezza come via di fuga e come metafora della passione. Il celebre poema in prosa Enivrez-vous, pubblicato su Le Figaro nel 1864 e poi raccolto postumo in Le Spleen de Paris nel 1869, esorta il lettore a ubriacarsi continuamente. Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia (1872), elevò il principio dionisiaco a categoria filosofica fondamentale, contrapposta all’apollineo (Nietzsche, 1872).

Vino ed eros: il Simposio di Platone – Anselm Feuerbach (1873)
Il Simposio di Anselm Feuerbach (1871-1874, seconda versione): monumentale ricostruzione ottocentesca del celebre banchetto filosofico descritto da Platone, dove Eros fu celebrato come forza che, attraverso il vino e la bellezza, conduce dalla passione fisica alla contemplazione del Bello in sé. L’opera chiude idealmente il percorso che lega vino, eros e conoscenza attraverso i millenni. Alte Nationalgalerie, Berlino. - Licenza: Pubblico dominio (PD-Art, opera pre-1900) – via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Anselm_Feuerbach_-_Das_Gastmahl._Nach_Platon_(zweite_Fassung)_-_Google_Art_Project.jpg

Conclusioni

Il percorso finora delineato dimostra come il legame tra vino ed eros non sia un tema marginale o pittoresco nella storia della civiltà. Esso rappresenta un filo conduttore che attraversa le strutture più profonde della cultura umana. Dalle dee mesopotamiche ed egizie che univano ebbrezza, sessualità e fertilità in un unico simbolismo, al simposio greco dove vino, eros e filosofia si intrecciavano in un’istituzione sociale fondante, fino alla Roma che celebrava Bacco nei banchetti e nelle arti figurative, il legame si manifesta come costante antropologica.

Emerge con chiarezza – dalla documentazione storica, archeologica, letteraria e artistica – che il vino non fu mai una semplice bevanda, né l’eros una mera funzione biologica. Entrambi partecipavano di una dimensione sociale, rituale, estetica e metafisica. Tale unione esprimeva una verità fondamentale sull’esperienza umana: il piacere, quando socialmente regolato e culturalmente elaborato, può diventare via di conoscenza, di relazione e, persino, di trascendenza.

Fonti bibliografiche

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