Merano Wine Festival 2016, ovvero gli innumerevoli volti del vino
In questo vino, un tempo, il sangue dell’estate
batteva nella carne che vestiva la vite
Tratto da: “Questo pane che spezzo” di Dylan Thomas (1933)
Il successo di una qualsiasi manifestazione si può, volendo, misurare solo dai numeri bruti. Ecco, allora, che gli oltre 10.000 visitatori, i circa 7.500 biglietti venduti, le 100 Aziende partecipanti a Bio&Dynamica, le 394 cantine italiane, le 89 aziende vitivinicole internazionali, i 92 artigiani del gusto e birrifici nella Selezione Ufficiale 2016 nonché i 300 giornalisti accreditati rappresentano, senza ombra di dubbio, la conferma del Merano Wine Festival, giunto – nel 2016 – alla sua 25a edizione, come un appuntamento di assoluta rilevanza italiana e internazionale. Personalmente, però, ritengo che la vera misura del successo di un qualsiasi evento sia, ancor di più, la sua capacità di esprimere il meglio del proprio settore, in termini di qualità dei prodotti o servizi presentati, di professionalità nell’organizzazione e di coinvolgimento, professionale ed emotivo, dei partecipanti.
Io, quest’anno, ho potuto visitare il Merano Wine Festival solo nei giorni di venerdì e sabato ma, nonostante la mia permanenza decisamente troppo breve, ho avuto modo di apprezzare tutti questi aspetti: l’organizzazione è stata ineccepibile, la qualità dei prodotti in degustazione sempre all’altezza ma, cosa davvero emozionante, il vino non era presente solo nei calici bensì era percepibile nell’atmosfera, lo si viveva, lo si scorgeva negli sguardi concentrati dei visitatori, nelle voci partecipi dei produttori, negli innumerevoli capannelli di uomini e donne intenti ad assaggiare, a confrontarsi e a cercare, in ogni assaggio, quel quid capace di rendere un ottimo vino un momento di grande ispirazione.

I miei due giorni di visita si presentavano, sulla carta, molto diversi: il venerdì con la giornata Bio&Dynamica dedicata ai vini naturali, biologici e biodinamici e il sabato impegnato negli assaggi dei vini della Selezione Ufficiale 2016. Due giornate sicuramente differenti ma con l’evidente fil rouge della qualità, dell’entusiasmo e dell’amore verso un prodotto – il vino – che trova in Italia alcune delle sue più alte espressioni.
Questo primo articolo sarà dedicato alla giornata di sabato, o meglio, al racconto di alcuni dei molti produttori visitati e dei moltissimi vini assaggiati. Mi scuso fin d’ora con chi non sarà ricordato: eravate tanti, tantissimi e ritengo che il compito di chi ha la fortuna di fare il mio lavoro sia anche quello di scegliere: non certo tra bravi e non bravi, ma fra chi ti entrato nel cuore e chi si è limitato a sfiorarlo.
Nelle prossime settimane un analogo meritatissimo spazio sarà dedicato alla giornata di venerdì e a quelle Aziende che dedicano i loro sforzi alla ricerca di una vitivinicoltura capace di coniugare ricerca della qualità e difesa dell’ambiente. Desidero, però, rivolgere fin d’ora a tutte loro il mio sentitissimo grazie.
Spigolature di degustazione
Alois Lageder – Magrè sulla Strada del Vino (BZ)
L’Azienda, che non è lontana dai 200 anni di storia, ha ormai da anni abbracciato le tecniche della viticoltura biodinamica e si impegna a produrre vini nel massimo rispetto dell’ambiente e delle caratteristiche del terroir e del vitigno.
Ho piacere di ricordare lo Chardonnay Alto Adige Doc Löwengang 2013, il cui corredo olfattivo era prevalentemente giocato sulla frutta gialla matura, arricchita da ben misurate sensazioni di miele e vaniglia oltre che da note di agrumi freschi. In bocca, colpiva per ampiezza, morbidezza e corpo senza, però, rinunciare a equilibrio e piacevolezza di beva grazie alla ben presente freschezza. Grandissime eleganza e armonia, pur senza giustamente rinunciare all’espressione del suo importante corredo aromatico, erano espresse dal Gewürztraminer Am Sand 2014 capace di riconciliare con questo vitigno anche che – come me – non può certo essere definito un suo grande estimatore.
Tra i rossi, non posso non descrivere la piccola, ma affascinante, verticale di Cor Römigberg, vino ottenuto da uve Cabernet Sauvignon, coltivate in un vigneto di monopolio aziendale. I tre assaggi iniziavano con l’annata più vecchia, ovvero il 1997, che colpiva per la freschezza e la pienezza del frutto e per l’eleganza del naso – che regalava anche note di fiori rossi appassiti e lieve balsamicità – e che anticipava un assaggio elegante, ampio, rotondo e, nel contempo, di eccellente equilibrio e decisamente piacevole alla beva. Il 2003, ovvero la seconda annata degustata, confermava la fragranza del frutto nonché l’apparente gioventù del vino sostenuta dalla freschezza e da una tessitura tannica setosa e avvolgente. L’annata più giovane, ovvero il 2011, si presentava sempre con marcate note di ciliegia e ribes nero, arricchite dal dolce profumo della carruba nonché da sentori di fiori rossi e da sensazioni balsamiche e speziate; in bocca i tannini – fitti, eleganti ma ancora giovani – sostenevano con vigore l’importante struttura dando vita a un vino profondo, persistente e di grande fascino. Il 2011 vedeva l’aggiunta di una piccola percentuale di Petit Verdot.

Antonelli San Marco – Montefalco (PG)
Questa storica Azienda di Montefalco ha presentato, tra gli altri vini, un’interessante verticale di quattro annate del suo Montefalco Sagrantino Docg Chiusa di Pannone proposte, secondo me in modo assai corretto data l’importanza dei tannini tipici di questo vitigno, a partire da quella più vecchia. Il 2004, nel bicchiere, regalava un bouquet fine e complesso sorretto dai marcati sentori di frutta rossa matura intorno ai quali ruotavano le note delle spezie dolci e dei fiori rossi appassiti. In bocca, colpiva per la piacevole eleganza di beva grazie a una non sopita gioventù che si manifestava nei tannini eleganti, ma ancora nervosi, e nella ben presente freschezza, entrambe fondamentali per dare il giusto nerbo all’importante struttura. Il 2006 ricalcava le caratteristiche del precedente assaggio ma con una tessitura tannica ancor più manifesta, pur se sempre connotata da tannini fitti ed eleganti. L’annata 2009, non ancora in vendita, oltre a mostrare ancora più chiaramente – e giustamente – la sua scalpitante gioventù univa al già complesso panorama olfattivo dei precedenti millesimi una marcata – ma assai intrigante – nota ematica. L’ultima annata proposta – il 2010, anch’essa non ancora in vendita, confermava un naso di frutto e spezie di ottima intensità e complessità e rivelava, all’assaggio, struttura, complessità e persistenza con una tannicità assolutamente tipica, ma che ancora necessità di tempo per offrirsi all’assaggio nelle sue migliori condizioni.
Arnaldo Caprai – Montefalco (PG)
Restiamo a Montefalco con l’Azienda Arnaldo Caprai che proponeva, oltre ad altri suoi noti prodotti, una verticale di quattro annate di 25 Anni Montefalco Sagrantino Docg delle quali ho scelto di assaggiarne tre, ovvero 2011, 2006 e 2001.
Il 2011 era già in grado di regalare, al naso, un ampio ed elegante panorama olfattivo connotato dal frutto rosso nonché dalle noti “dolci” della carruba e delle spezie; il bouquet era completato da una sottile e piacevole sensazione ematica. In bocca, l’importanza del corpo, la pienezza della struttura e la davvero lunga persistenza faticavano, però, a raggiungere l’auspicato pieno equilibrio a causa dell’irruenza di tannini di eccellente fattura, ma ancora non sufficientemente evoluti; un vino da riassaggiare fra qualche anno per poterne godere davvero le indiscutibili qualità. Il 2006 presentava all’assaggio un naso in linea col precedente, mostrandoci così continuità di intenti, stile e interpretazione nella produzione di questo vino. La beva, decisamente più pronta con tannini più evoluti pur se ancora con marcate caratteristiche “adolescenziali”, colpiva ancora una volta per l’ampiezza e la complessità, nonché per la davvero lunga persistenza. L’ultimo assaggio di questa coinvolgente verticale mi ha portato al 2001, con un vino capace di affascinare per ampiezza ed eleganza del bouquet nel quale, alle già descritte sensazioni di frutto rosso e spezie dolci, si univano le note agrumate dell’arancia amara. L’ingresso era diretto, nitido ma capace di aprirsi avvolgendoci nell’eterna lotta fra pienezza del corpo e linearità dei tannini che mantenevano, pur se ormai evoluti, la veemenza tipica di questo vitigno.
Dorigo – Premariacco (UD)
L’Azienda produce, sia da varietà tradizionali sia da internazionali, molti dei vini, noti e meno noti, che hanno reso giustamente famosi i Colli Orientali del Friuli.
Il Friulano 2015, vinificato completamente in acciaio, offriva un naso ampio ed elegante che apriva con note di frutta gialla matura alle quali si susseguivano, con una davvero interessante evoluzione nel bicchiere, sensazioni balsamiche di erbe provenzali nonché eleganti ricordi floreali, che ci riportavano alla rosa bianca. In bocca era morbido, fresco, equilibrato e di più che soddisfacente persistenza.
Tra i vini rossi, una menzione davvero meritata è dovuta al Pignolo 2004: nel bicchiere colpiva già allo sguardo grazie al suo color granato, caldo e luminoso. Il naso – fine, profondo e complesso – si sviluppava intorno alle note di confettura di frutta rossa, liquirizia e spezie dolci che si arricchivano di sentori di carruba, nonché di una elegante nota ematica. In bocca, sfoggiava un ottimo corpo oltre a morbidezza e a una piacevole sensazione pseudocalorica; il tutto era sostenuto dalla ben presente freschezza ma più ancora da tannini ancora vibranti pur se fitti e di eccellente fattura. In degustazione era presente anche il Pignolo 2011, una bottiglia di grande potenzialità che spero di avere la fortuna di riassaggiare fra qualche anno, quando gli indomabili tannini di questa rara e antica varietà avranno trovato la loro piena espressione.

Loredan Gasparini – Volpago del Montello (TV)
L’Azienda è sita in Venegazzù di Volpago del Montello, all’interno di una zona da secoli nota per la qualità dei suoi vini.
Attualmente l’attività aziendale è focalizzata principalmente sulla produzione di spumanti – Metodo Classico e Asolo Prosecco Superiore Docg – e di vini rossi da vitigni bordolesi.
Il Della Casa Montello Venegazzù Doc 2011 – ottenuto da uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Malbec e Cabernet Franc e affinato in botti grandi di rovere – sfoggiava un bouquet di frutta rossa matura ma ancora fragrante e spezie dolci con un leggero ricordo – varietale e piacevole – di peperone giallo. Al gusto era ampio, succoso e fine; gli eleganti tannini e l’equilibrata freschezza gli donavano armonia e gradevolezza di beva.
Il Capo di Stato Montello Venegazzù Superiore Doc 2011, ottenuto dalle uve prodotte da un vigneto del 1946 composto da Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec, colpiva per la capacità di coniugare intensità e finezza. Il suo bouquet trovava nella frutta rossa matura e nei piccoli frutti di bosco il suo “punto di fuga” verso il quale convergevano l’insieme delle sensazioni speziate, nonché i solo sussurrati sentori di peperone giallo. La pienezza e l’ampiezza del corpo vestivano, come un capo di alta sartoria, l’eleganza dei tannini e la ben presente freschezza dando così vita a un unicum di grande stoffa e persistenza ma, nel contempo, capace di mantenere una beva facile ma certo non banale.
Lo Sparviere – Monticelli Brusati (BS)
I 25ha vitati a Chardonnay e Pinot nero rappresentano il cuore di questa Azienda di Franciacorta che vede nella produzione di Spumanti Metodo Classico il fulcro della propria attività.
Ho iniziato gli assaggi con il Franciacorta Docg Satèn Brut s.a. ottenuto da uve Chardonnay in purezza con una permanenza sui lieviti di 24 mesi. Il naso esprimeva in modo eccellente il vitigno e il territorio offrendo sentori di mela gialla molto matura, fiori bianchi e piccola pasticceria da forno unitamente a note minerali, che riconducevano alle marne calcaree che ospitano i vigneti di Monticelli Brusati. L’ingresso in bocca era lineare, netto e fresco ma, immediatamente, questo Satèn si apriva al gusto, avvolgendo la bocca con la sua cremosa effervescenza e con l’armonia ottenuta dal sapiente equilibrio fra residuo zuccherino, acidità e anidride carbonica. La persistenza, assai lunga, chiudeva in modo più che adeguato questa prima degustazione.
A seguire, ho avuto l’opportunità di degustare il Franciacorta Docg Brut Cuvée n.7 s.a. anch’esso prodotto da sole uve Chardonnay. Un chiaro trait d’union univa questi due prodotti anche se questo secondo assaggio rivelava, già al naso, maggior ampiezza e intensità in virtù della presenza di argille e limo nei vigneti di Provaglio d’Iseo che hanno visto nascere le sue uve; a quanto descritto per il precedente Satèn era possibile aggiungere la chiara presenza di piacevoli note di miele d’acacia. Al gusto, si offriva ampio, grasso, avvolgente e setoso nonché caratterizzato da un eccellente equilibrio donatogli da una freschezza nitida e precisa. L’ottima persistenza permetteva di godere a lungo di questo davvero interessante Metodo Classico.

Manincor – Caldaro (BZ)
L’Azienda, condotta secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, può contare su numerosi poderi in alcune delle aree da sempre considerate tra le più vocate per la coltivazione della vite in questa parte di Alto Adige.
Il Sophie Chardonnay Alto Adige Terlano Doc 2015, arricchito da piccolissime quantità di uve Viognier (5%) e Sauvignon blanc (3%), apriva con note di mela e pera croccanti e avvolgenti sensazioni di fiori di tiglio, alle quali seguivano sentori minerali che gli donavano ulteriore finezza e complessità. In bocca era elegante, morbido e di lunga persistenza; il sapiente uso del legno già in fermentazione arricchiva l’insieme di note boisé appena accennate.
Il Tannenberg Sauvignon Alto Adige Terlano Doc 2015, fermentato e affinato in botti di rovere, esprimeva pienamente la grande finezza di cui è capace questo vitigno. Il naso, ampio, profondo ed elegante, regalava sentori di frutta tropicale, salvia e lychees, sotto i quali facevano timidamente capolino le note boisé a ricordarci il suo passaggio in legno. La grande eleganza in bocca, dovuta alla pienezza del corpo e alla sua magnifica armonia, chiudevano un assaggio da ripetere non appena possibile.
Monteverro – Capalbio (GR)
L’Azienda Monteverro nasce, nel 2003, sull’omonimo colle nei pressi di Capalbio. Attualmente, l’Azienda, nei suoi 29ha di vigneti di proprietà, produce uve Chardonnay, Vermentino, Cabernet Sauvignon, C. Franc, Merlot, Petit Verdot, Syrah e Grenache.
Lo Chardonnay Igt Toscana 2013 trovava il suo compimento nella frutta matura e tropicale, negli agrumi e nei fiori bianchi che riportavano la nostra memoria alle sensazioni del gelsomino; le note boisé, eleganti e mai eccessivamente invasive, completavano il suo panorama olfattivo. In bocca, era avvolgente e ampio e profondo, retto da un’evidente acidità capace di sorreggerne l’ottimo corpo; la lunga persistenza protraeva nel tempo un assaggio gradevole, ma non banale.
Il Tinata Igt Toscana Rosso 2013, ottenuto da uve Syrah (70%) e Grenache (30%), colpiva per la freschezza del frutto rosso che sorreggeva le note di erbe aromatiche e di fiori rossi, nonché gli evidenti sentori di polvere di caffè; una leggera balsamicità donava verticalità a un bouquet già ampio e complesso. Al gusto, si offriva ampio, di corpo, armonico – pur se con tannini ancora giovani ma di ottima fattura – e persistente.
Il Monteverro Toscana Igt Rosso 2013 rappresenta il prodotto di punta dell’Azienda e viene prodotto a partire da uve Cabernet Sauvigno e C. Franc (complessivamente 80%) oltre a Merlot e Petit Verdot per il rimanente 20%.
La sua gioventù si palesava già al naso offrendo note vinose che ancora si contendevano il palcoscenico con il frutto rosso non troppo maturo – ciliegia e ribes rosso – che, col tempo, vedevano affiancarsi loro piacevoli sensazione di spezie dolci; per via retronasale, emergeva, in modo timido e garbato, la nota varietale del peperone giallo. L’ingresso in bocca era diretto e lineare ma si apriva rapidamente divenendo ampio e sfoggiando un corpo importante sorretto da una tessitura tannica nobile ma ancora irruente; decisamente lunga la persistenza. Nel corso della degustazione, ho avuto l’opportunità di degustare anche il Monteverro Toscana Igt Rosso 2010 che – pur mostrando ovviamente un equilibrio ormai quasi compiuto e un’eleganza gusto-olfattiva, giocata sul frutto, le spezie (pepe nero e noce moscata) e i primi aromi terziari quali il tabacco – lasciava chiaramente percepire, grazie ai tannini ancora adolescenti e alla nitida freschezza, le sue ancora lunghe potenzialità di invecchiamento ed evoluzione.
Negro Angelo e Figli – Monteu Roero (CN)
Da quasi 350 anni la famiglia Negro coltiva la vite e ne vinifica i frutti a Monteu Roero ove rappresenta una delle anime più vere di queste splendide colline; attualmente può disporre di quasi 60ha di vigneti nei quali coltiva le principali varietà di queste terre: Favorita, Arneis, Nebbiolo, Barbera, Bonarda, Dolcetto e Brachetto dal grappolo lungo.
Il Sudisfà Roero Docg Riserva 2013, ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, esprimeva l’eleganza e la sobria compostezza dei grandi Nebbiolo, costruendo il proprio bouquet a partire dalle note di frutto maturo arricchite dalla liquirizia e da note speziate che riconducevano al pepe; in bocca, era austero ma piacevole, capace di sfoggiare un’eccellente struttura sostenuta da tannini eleganti e gradevoli anche se ancora nervosi, come doveva essere data la relativa gioventù della bottiglia.
Il Basarin Barbaresco Docg 2013 è prodotto da uve Nebbiolo coltivate nell’omonima vigna in comune di Neive che occupa interamente il lato sud della collina di San Cristoforo. Al naso, regalava note di frutta matura, fiori rossi leggermente appassiti e spezie dolci oltre a una sommessa – ma intrigante – nota ematica. L’ingresso in bocca era ampio, ma compatto, e connotato da un corpo importante sostenuto da tannini fitti, piacevoli e già più pronti rispetto al precedente assaggio; decisamente degna di nota la persistenza e molto gradevole il fin di bocca.
Poderi Luigi Einaudi – Dogliani (CN)
L’Azienda, con l’annessa Cascina San Giacomo, fu acquistata da Luigi Einaudi nel lontano 1897 e da allora continua a produrre vini con la stessa passione e la stessa ricerca della qualità del compianto Presidente.
Il Dogliani Superiore Docg Vigna Tecc 2013 vede la luce a partire da uve Dolcetto prodotte da viti impiantate tra il 1937 e il 1988 su suoli marnoso-calcarei. Al naso colpiva per gradevolezza e tipicità esprimendo note di frutto rosso fresco, di fiori di glicine ed eleganti sensazioni di grafite. In bocca sfoggiava un ottimo corpo, una struttura tannica di pregio – pur se ancora giovane – e una lunga persistenza; molto gradevole la chiusa ammandorlata, spesso presente nei vini ottenuti da questo vitigno.
Il Barolo Docg Cannubi 2012 rappresenta il frutto di uno dei cru più prestigiosi dell’intera Denominazione. La vigna, appartenente a Cannubi in senso stretto, è allevata sulle ben note Marne di Sant’Agata, è situata a circa 220m di quota e gode di un’esposizione tra sud e sud-est. Il bouquet di questo Barolo Docg coniugava piacevolezza, intensità e finezza offrendoci note di frutta rossa a sostegno di altri sentori quali le spezie dolci, il cuoio e una mineralità capace di esprimere le marne, da cui tutto ha avuto origine. In bocca, confermava la sua gioventù pur potendo vantare un ottimo equilibrio fra la pienezza del corpo e la tessitura tannica, ancora nervosa ma già fitta ed elegante. La lunga persistenza, la grande compattezza e l’indiscutibile finezza di questo vino facevano onore, pur se ancora con grandi margini di evoluzione negli anni a venire, alla sua terra e alle innumerevoli generazioni che l’hanno coltivata e preservata fino ad oggi.

Renato Keber -Cormons (GO)
È in frazione Zegla dove Renato Keber prosegue il lavoro del suo bisnonno coltivando la vite su questi colli a cavallo fra le Alpi e il mare, dove la ponca – una roccia arenareo-marnosa di origine marina – tanto dona ai vini che da essa prendono origine.
Nel corso del Merano Wine Festival ho avuto l’occasione di assaggiare il suo Sauvignon Collio Doc Riserva 2013 capace di fondere vitigno e territorio, conducendo i nostri sensi alla frutta bianca matura, alla salvia, alla foglia di pomodoro e alla roccia da cui tutto prende vita; all’assaggio mostrava ottimo equilibrio, grazie alla spiccata freschezza capace di fungere da spina dorsale per la pienezza del corpo. Nel complesso, un Sauvignon tipico, fine ed elegante sia al naso sia all’assaggio.
Gli assaggi sono poi proseguiti con il Friulano Collio DOC Riserva – Zio Romi 2013 in formato Magnum. Il naso di questo Friulano, fine e complesso, apriva con note di frutta gialla matura seguite da sentori di fiori di gelsomino e di mandorla non tostata oltre a una lieve mineralità. All’assaggio era pieno, ampio, rotondo e di ottimo equilibrio; la chiusa ammandorlata, tipica del vitigno, mi accompagnava gradevolmente all’assaggio successivo ovvero all’annata 2006 dello stesso vino, questa volta in formato da 750ml. Dal calice, emergeva un bouquet di non comune eleganza e complessità: la nota di roccia e pietra, questa volta molto evidente, sosteneva la frutta gialla matura, mentre il tutto era impreziosito da sensazioni di cedro candito, miele di castagno e sentori balsamici riconducibili alle erbe aromatiche. Al gusto, stupiva per freschezza e struttura uniti in un gioco di contrapposizioni, culminante in un eccellente equilibrio nonché in una lunga persistenza.
Tiefenbrunner, Schlosskellerei Turmhof – Cortaccia sulla Strada del Vino (BZ)
Sabine e Christof sono la quinta generazione al timone della Tenuta Tiefenbrunner Castel Turmhof, un’Azienda che svolge la propria attività in una zona vitivinicola dalle storia plurisecolare; attualmente, l’azienda possiede 25ha di vigneti a Niclara, Cortaccia e Magrè, tra i 250 e i 1000 metri di altitudine oltre a ricevere l’uva provenienti da 45ha di vigne di altri produttori di assoluta fiducia.
Il Feldmarschall Von Fenner Müller-Thurgau Alto Adige Doc 2014 – le cui uve provengono dall’altopiano di Favogna, una frazione di Magrè situata a più di 1000 metri di quota – presentava un naso fine e ampio, con evidenti note di frutta fragrante e fiori di gelsomino, nonché ben dosati sentori boisé; il tutto era sorretto da un “tappeto” di sentori minerali capaci donare al suo bouquet personalità e legame col territorio. L’ottimo equilibrio, che ne rendeva la beva particolarmente gradevole, era dovuto alla pienezza del corpo, che trovava il suo contraltare nelle evidenti freschezza e sapidità.
La Cuvèe Linticlarus Alto Adige Doc Riserva 2013, prodotta da uve Cabernet Sauvignon (55%) e Merlot (45%), nel bicchiere si presentava con un panorama olfattivo ampio ed elegante con evidenti note di frutto rosso non molto maturo, cassis e fori rossi nonché con profumi dolci che riportavano alla mente i confetti; l’ingresso in bocca era lineare e compatto, per poi aprirsi rivelando ampiezza, corpo e armonia grazie alla ben presente freschezza nonché a tannini dolci di bella fattura.
Nota conclusiva
Le Aziende citate sono state riportate in rigoroso ordine alfabetico e i vini recensiti sono stati premiati dalle Commissioni di Assaggio The Wine Hunter – a una delle quali ho avuto l’onore di partecipare in qualità di vice-presidente – con i bollini (rosso, oro o platino) del Merano Award Wine and Culinaria.