• Ven 14 Giu 2024

Tra frizzi e lazzi. Le bollicine che fanno bene alla salute

Bere poco e bere bene” potrebbe essere letto come un moderno monito in deroga agli inutili proibizionismi e agli allarmismi a volte sconsiderati e bigotti.

Fin dai tempi degli antichi padri romani si era intuito che il vino facesse bene al corpo e alla mente ed oggi questa coppia di protagonisti sussulta quando edonisticamente qualità salutiste e piacere gustativo si uniscono in una eterea bollicina.

Senza lontani scavi nella memoria basterebbe fermarsi al I e II secolo d.C quando un certo Galeno, fondatore della medicina sistematica e della fisiologia, scrisse:”Il vino spumante riscalda la bocca e solletica i sensi, soprattutto quelli della testa, infonde calore nelle viscere e fa digerire i cibi crudi, può essere impiegato per lavare le ferite con un panno di lana morbida inzuppata nel vino”.

Il progresso che la ricerca ha fatto in duemila anni ha confermato ed aggiunto altri tasselli alle qualità salutiste e curative di questo vino e di tutto il vino in generale se bevuto in dosi moderate.

L’impiego di Spumante a fini curativi, iniziando dallo Champagne, è stato ampiamente documentato a partire dal XVII secolo. Già alla fine del ‘700 il medico francese Claude Navier della facoltà di Medicina di Reims confermava l’efficacia dello Champagne per la salute umana attribuendone l’effetto benefico al gas carbonico. In realtà bisogna attendere il 1817 per avere sul tavolo studi scientifici attendibili che arrivano dalla Germania frutto del lavoro di Eduard Loebenstain-Loebel il quale constatò che lo Spumante favoriva la digestione, tonificava gli organi, calmava i soggetti nervosi ed era utile contro calcoli renali e gotta cronica tanto che alla fine dello stesso secolo si iniziarono a produrre Spumanti addizionati di principi attivi come chinino e pepsina ed era venduto in farmacia.

Nel 1935 il Congresso del Comitato Medico Internazionale per la Propaganda del Vino trattò sostanzialmente l’effetto salutista delle bollicine tanto che lo Champagne entrò d’onore nella dietetica francese.

Gli anni ’60 segnano l’inizio di un periodo di fermento e di ricerca a partire proprio dall’Università di Reims: furono avviati studi sugli effetti positivi che lo Spumante può avere sull’attività respiratoria e sulle difese immunitarie grazie al contenuto di zolfo e magnesio; la presenza di acidi organici e sostanze minerali quali calcio e potassio incidono invece favorevolmente sull’attività digestiva.

Non è frutto di suggestione che lo Spumante abbia anche effetti antidepressivi: la presenza di litio funge da ansiolitico, tranquillante e riduce l’angoscia e l’emicrania.

Il grande poeta inglese Lord Byron beveva un bicchiere di Champagne ogni sera prima di andare a dormire per favorire il sonno, proprietà ampiamente dimostrata per la presenza di alcoli superiori e zinco.

E saranno felici le donne di sapere che grazie alle sue proprietà diuretiche e la sua capacità di stimolare la circolazione linfatica limita il formarsi della cellulite.

Così come non è certo un caso vederlo protagonista modaiolo ed indiscusso dei nostri aperitivi dato che grazie all’alcol risveglia l’appetito.

Ma sono i sali minerali in esso contenuto – circa 50 tutti diversi- a fare la parte del leone con effetti antifatica, antianemica, antiacida e omeopatica. Tra le tante sostanze si segnala inoltre il tirosolo che conferisce allo Spumante effetto cardioprotettivo che è sempre stata considerata prerogativa dei vini rossi per il contenuto più elevato in essi di polifenoli. Il Prof. Albero Bertelli dell’Università degli Studi di Milano ha accertato che questo alcolo agisce sulle pareti interne dei vasi sanguigni favorendo il rilascio di interferone e molecole simili grazie alla sua capacità antinfiammatoria e antiossidante. Le sostanze polifenoliche, anche se poche, in esso contenuto combattono inoltre gli effetti dell’ispessimento delle arterie dovuto soprattutto all’uso e/o abuso di nicotina.

Non dimentichiamo gli amminoacidi – i mattoni di cui sono formate le proteine- che nello Spumante sono assai abbondanti ed hanno funzione di stimolatori fisiologici per la fabbricazione di altri amminoacidi di cui necessita il nostro corpo e sono i precursori di quelle sostanze di cui si compone il sistema nervoso cioè i neurotrasmettitori.

Un’altra proprietà riconosciuta allo Spumante è quella antibiotica: la maturazione sui lieviti per mesi o anni arricchiscono il vino di composti ad azione antibiotica rilasciate dai lieviti…per questo i medici consigliavano Spumante a soggetti affetti da malattie polmonari le cui cause non sono ancora ben identificate e per le quali non c’erano ancora farmaci efficaci…è quanto capitò a Stravinsky durante un suo soggiorno a Napoli.

Buone nuove anche in tempi recentissimi. E’ del 2007 uno studio pubblicato sul Journal of Agricoultural and Food Chemistry secondo il quale un uso moderato di Spumante Metodo Classico contribuisce a proteggere il cervello dalle lesioni causate da ictus e altre patologie quali il morbo di Parkinson. I responsabili di questo processo sono il trisolo e l’acido caffeico.

La sperimentazione in laboratorio ha dimostrato che somministrando estratto di Champagne su alcune cavie le loro funzioni cerebrali si sono ristabilite grazie alle proprietà infiammatorie dei composti fenolici, inoltre le cellule sono state pulite dei composti nocivi in esse presenti. Un altro studio condotto presso l’università di Reading da un pool di studiosi capeggiato dalla Prof.ssa Giulia Corona e dal Prof. Jeremy Spencer, pubblicato su Antioxidants & Redox Signaling, ha dimostrato come i composti presenti nelle uve a bacca nera- acido fenolico su tutti- usati per la produzione di Spumante quali Pinot Nero e Pinot Meunier aiutano a contrastare disturbi del cervello quali demenza ed Alzhaimer. Ovviamente le ricerche sono tutte condotte in laboratorio ed ancora sperimentali ma aiutano a dare un po’ di speranza.

E quando si dice che le bollicine siano afrodisiache non si parla per luoghi comuni. Delle 800 sostanze aromatiche di cui si compone questo vino la combinazione tra quelle con un peso molecolare elevato quali timolo e mircene e i minuscoli trienoli che si trovano sulle bollicine agiscono come ferormoni sull’ipotalamo da cui partono gli stimoli diretti agli ormoni sessuali.

Spumante come elisir di lunga vita dunque…e quale esempio migliore può essere citato se non il Sig. Roger Zéches chef de cave della Veuve Clicquot classe 1903 morto all’età di 103 anni che fino all’età di 85 ha praticato sport senza nulla da invidiare agli atleti propriamente detti; svela il suo segreto” per stare bene bisogna fare sport e bere Champagne!”.

Ma sempre con moderazione!!!

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