Nuovi vitigni per il Vecchio Continente: le varietà ibride di quarta generazione

E gira gira gira gira l’elica
e gira gira che piove e nevica,
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.
Tratto da: Titanic di Francesco De Gregori

Clinton, Isabella, Baco: nomi che mi riportano alla mente la mia lontana infanzia tra le montagne venete dove la fatica era tanta e i soldi pochi, dove qualche bicchiere “de quel bon” poteva servire a cancellare la fatica di una giornata di lavoro.

Erano le varietà ibride di prima e seconda generazione, viti arrivate dopo le devastazioni dovute alle malattie fungine prima e alla fillossera poi, che – rapidamente – si diffusero perché…piuttosto che niente è meglio piuttosto. Questi ibridi, infatti, avendo mantenuto la resistenza a tali malattie erano divenuti, pur dando vita a vini di qualità scadente con marcati sentori volpini, la soluzione contro oidio, peronospora e muffa grigia.

Le ricerche sulle ibridazioni tra Vitis vinifera e altre specie di vite non europee, che avevano dato origine a queste prime varietà resistenti, sono continuate negli anni dando vita a varietà ibride caratterizzate, oltre che da una buona resistenza contro le malattie crittogamiche, da un’eccellente qualità dei vini che è possibile ottenere con esse.

È stato questo l’argomento di un piccolo – ma interessante – Convegno organizzato a Canneto Pavese domenica 10 maggio 2015 dalla locale Pro Loco in collaborazione col Comune stesso. Tale convegno, alla cui realizzazione ha contribuito anche World Wine Passion, ha visto la presenza di due produttori (Alessandro Poli dell’Az. Francesco Poli di Santa Massenza – TN e Marco De Bacco dell’Az. De Bacco di Seren del Grappa -BL) da anni impegnati sul questo fronte nonché, a dare rilievo e spessore scientifico all’iniziativa, del Prof Alberto Vercesi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Sede di Piacenza.

Storia e caratteristiche dei vitigni ibridi di quarta generazione

Fin a partire dalla seconda metà del XIX secolo si è pensato di incrociare viti europee – sensibili a peronospora, oidio e muffa grigia – con viti americane (o asiatiche), resistenti a queste malattie fungine, allo scopo di ottenere vitigni ibridi resistenti, o perlomeno più resistenti, a queste pericolose malattie, costose dal punto di vista economico e ambientale.

Solitamente si distinguono ibridi di prima, seconda, terza e quarta generazione: la prima generazione è rappresentata da ibridi perlopiù di sole varietà americane; questi vitigni, incrociati con vite europea (V. vinifera), producono quelli di seconda generazione che, nuovamente incrociati con viti europee, danno gli ibridi di terza generazione; un ulteriore incrocio con varietà europee produce gli ibridi di quarta generazione, quelli più attuali.

Gli ibridi di prima generazione davano origine a vini di pessima qualità che si manteneva scadente – o insufficiente – anche con l’utilizzo di ibridi di seconda o terza generazione; solo con un successivo incrocio con viti europee si sono ottenuti vitigni in grado di dar vita a vini di ottimo livello, privi di odori sgradevoli quali, ad esempio, i sentori foxy o volpino. È da sottolineare che, con le successive ibridazioni, si è persa la resistenza alla fillossera mentre è stata mantenuta gran parte di quella alle micosi epigee, quali peronospora, oidio e muffa grigia.

È interessante evidenziare che, pur se diffusi anche in Italia, gli ibridi di prima e seconda generazione ebbero un grande successo in Francia verso la metà del secolo scorso raggiungendo – nel 1958 – la superficie di 402.000ha; il successivo divieto europeo di coltivare tali varietà ibride, ovviamente recepito anche dalla legislazione francese, ha ridotto – nel 1990 – tali vigneti ad una superficie di 35.000ha.

Attualmente, in Italia si sta sperimentando la coltivazione e la messa in produzione di alcune varietà ibride di quarta generazione alcune delle quali sono già state iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite; tra queste, le seguenti sono ritenute di particolare importanza: Solaris, Bronner, Helios, Johanniter, Prior, Cabernet Cortis e Cabernet Carbon. Tali vitigni possono essere utilizzati nella produzioni di Vino bianco e Vino Rosso o in alcune Igt ma, in ogni caso, in alcun caso all’interno di vini Dop.

È evidente l’importanza economica e ambientale che tali varietà potrebbero rivestire nella viticoltura biologica – o a basso impatto – dato che necessitano di un numero molto limitato di trattamenti. La loro coltivazione è, infatti, di grande utilità in quei vigneti siti in aree con climi freschi e piovosi oppure in località di difficile accesso e manutenzione particolarmente disagevole. Ritengo di esprimere anche la posizione degli altri partecipanti al Convegno di Canneto Pavese auspicando, però, che tali vitigni non siano utilizzati in alternativa ai nostri autoctoni, che rappresentano la vera unicità della vitivinicoltura italiana, bensì per poter mantenere in produzione vigneti altrimenti non più economicamente sostenibili.

I vitigni in degustazione: Bronner e Solaris

Solaris

La varietà Solaris nasce in Germania nell’anno 1975. Si tratta di un incrocio Merzling x Geisenheim 6493: il Merzling è un ibrido, sempre di origine tedesca, ottenuto a Friburgo nel 1960 dall’incrocio di Freiburg 375-52 (un incrocio di Pinot grigio x Riesling) e Seyval blanc (denominato anche Seyve-Villard 5276), questo ultimo un altro ibrido con “sangue” complesso (V. vinifera, V. rupestris, V. lincecumii) – mentre il Geisenheim 6493 è un vitigno ibrido ottenuto dall’incrocio di ripetuto di differenti varietà di V. vinifera con V. amurensis.

Il Solaris matura alquanto precocemente e le sue uve a bacca bianca presentano di norma un elevato grado zuccherino. Il vino che se ne ottiene ha un bouquet prevalentemente fruttato caratterizzato da pesca, albicocca, melone, ananas e nocciola; sono frequentemente percepibili anche note di fiori di sambuco. Al gusto si presenta armonico, caldo e di buona struttura.

Bronner

Il Bronner è un vitigno ottenuto in Germania, nel 1975, anch’esso presso l’Istituto di Ricerca di Friburgo con un percorso genitoriale in parte simile al precedente ibrido (Solaris). Si tratta di un incrocio Merzling x Geisenheim 6494, dove questo ultimo ibrido si discosta dal precedente Gm 6493, per differenza nel contributo finale di V. vinifera che, in questo caso, è Saint Laurent, mentre nel Solaris è Muskat Ottonel.

Questo Bronner non è da confondere con il Pinot bianco ottenuto in Germania per via semenzale, come uva da tavola, e chiamato, anche in questo caso, Bronner.

Vitigno potenzialmente molto generoso, richiede, per ottenere vini di alta qualità, di contenerne la produttività.

Il Bronner può dare vita a vini fruttati, con sentori di miele, limone, frutti esotici e una gradevole nota minerale. Sono vini caratterizzati da una struttura complessa nonché da una vivace nota acidula nel finale. Lunga la persistenza al palato.

Entrambe le varietà sopra descritte sono caratterizzate da maturazione decisamente precoce e, pertanto, da preferire in ambienti freschi e/o a quote elevate; tra gli ibridi a bacca bianca più diffusi, in ambienti più caldi e di bassa quota è da preferire l’Helios, varietà con maturazione più tardiva. Nella tabella seguente sono riportate, a confronto, le caratteristiche di Bronner e Solaris per quanto riguarda fenologia e resistenza alle malattie crittogamiche (tratta da: AA.VV., 2010 Vitigni resistenti alle malattie crittogamiche: prove ed esperienze in Ticino).

I vini degustati

Az. Agr. Pravis – Naran Solaris – 2013 – Vino bianco – L. B5244

Il Naran Solaris, ottenuto come già suggerito dal nome da uve Solaris in purezza, si mostra nel bicchiere di un bel color paglierino cristallino. È il mio primo assaggio di un vino ottenuto da uve Solaris: la curiosità è davvero tanta e grande è la meraviglia che ne consegue. Il bouquet che si presenta al naso è intenso, di grande finezza e ottima complessità e regala, fin dalla prima olfazione, eleganti note fruttate, che portano all’ananas fresco e al pompelmo giallo, unite a sentori floreali di biancospino ed erbe aromatiche, quali il timo e la salvia. Al passare dei minuti, aiutati anche da una leggera rotazione, i profumi di questo vino si completano con note di mandorla, erba fresca e un con un leggero sentore di miele d’acacia. La mia curiosità non può che trovare nutrimento in un panorama olfattivo così vasto ed elegante ed è con grandi aspettative che intraprendo l’assaggio.

Il Naran Solaris – certo – non delude: in bocca si presenta di grande finezza e intensità gusto-olfattiva, con un ingresso compatto e assai ben equilibrato; l’evidente freschezza sostiene un corpo di tutto rispetto e una rotondità marcata ma di grande piacevolezza. La lunga persistenza dona la definitiva conferma della qualità di questo prodotto nonché delle grandi potenzialità del vitigno.

Degustazione effettuata il 27 maggio 2015

Az. Agr. Francesco Poli – Naranis – 2013 – Vino biologico – L. 41160

Il Bronner affianca il Solaris in questo vino dal cristallino color paglierino. Al naso si palesano immediatamente fini note agrumate – in questo caso tendenti al citrino – nonché sentori di biancospino ed erbe aromatiche. Col tempo, ecco emergere anche profumi di frutta bianca – riconducibili alla pesca, all’ananas e alla pera Williams – seguiti da un’elegante nota balsamica e da lievi sentori di mandorla; il Bronner si rende ben riconoscibile arricchendo il già complesso ed elegante panorama olfattivo con evidenti sensazioni di pietra focaia.

In bocca è ampio, rotondo e di corpo nonché caratterizzato da una freschezza ancora tagliente che, pur spostandone leggermente l’equilibrio verso le durezze, non ne intacca minimamente la bevibilità; lunga la persistenza e assai fine e piacevole il fin di bocca.

Degustazione effettuata il 6 giugno 2015

Azienda Agricola Pravis
Loc. Le Biolche, 1,
38076 Lasino – Trento
E-mail: info@pravis.it
www.pravis.it

Azienda Agricola Francesco Poli
Fraz. Santa Massenza, 36
38070 Vezzano – Trento
E-mail: info@distilleriafrancesco.it
www.distilleriafrancesco.it

Azienda Agrigola De Bacco
Via Quattro Sassi, 4
32030 Seren Del Grappa
cantina.debacco@alice.it
www.debacco.it

Voglio ringraziare il Prof. Alberto Vercesi per avermi fornito parte del materiale utilizzato in questo articolo nonché per la preziosa rilettura del testo.

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