• Lun 27 Mag 2024

La dolce Signora

Tratto da: La Vie Errante de Guy de Maupassant 1890 Cap. La Sicile
De la barque, en revenants j’avais découvert une île cachée derrière Lipari.
Le batelier la nomma: <salina>. C’est sur elle qu’on récolte le vin de Malvoisie.
Je voulus boire à sa source même une bouteille de ce vin fameux.
On dirait du sirop de soufre. C’est bien le vin des volcans, épais, sucré, doré et tellement soufré, que le goût vous en reste au palais jusqu’au soir: le vin du diable.

Tratto da: La vita errante di Guy de Maupassant 1890 Cap. La Sicilia
Dalla barca, tornando, vidi un’isola nascosta dietro Lipari.
Il barcaiolo la chiamò Salina. È su quell’isola che si produce il vino di Malvasia.
Volli bere, proprio alla sua origine, una bottiglia di questo famoso vino.
Si direbbe uno sciroppo di zolfo. È davvero il vino di un vulcano, di corpo, dolce, dorato e con sapore di zolfo così forte, che il suo gusto vi rimarrà in bocca fino a sera:il vino del diavolo.

Le Isole Eolie: mare sole vacanze e poi….questo racconto inizia qui, proprio dall’e poi…

Potrei citare la storia e il mito – il dio Vulcano fabbro degli dei – oppure la vulcanologia, che proprio da quest’isola prende il nome, ma sono storie troppo grandi e io preferisco quelle piccine, all’apparenza di poco interesse e delle quali nessuno scrive ma che, invece, raccontano una terra, un popolo e una persona. Questa è l’avventura di una donna – Paola Lantieri – e della sua grande passione: la malvasia delle Lipari.

L’isola di Vulcano

L’isola di Vulcano (circa 21km2 di superficie in provincia di Messina) è la più meridionale tra le Eolie (dette anche Lipari,) e dista solo una ventina di chilometri dalla costa settentrionale della Sicilia. Interamente di origine vulcanica e caratterizzata da suoli estremamente acidi in virtù del vulcanesimo di tipo stromboliano che l’ha formata, Vulcano è composta da numerosi coni eruttivi tra loro riuniti; alcuni di tali vulcani sono realmente spenti mentre altri sono solo in una fase di inattività; l’ultima eruzione si è verificata nel 1888-90 ma numerose fumarole e solfatare sono tuttora in attività.

Il clima è marcatamente mediterraneo con una piovosità media annua che varia tra i 500 e i 600mm.; le piogge sono concentrate durante l’autunno e l’inverno mentre i mesi di luglio ed agosto sono generalmente asciutti; l’intero arcipelago è particolarmente ventoso.

Le poche centinaia di abitanti hanno da sempre vissuto più di agricoltura (favorita dalla fertilità dei suoli vulcanici ma resa assai disagevole dalle cronica mancanza di acqua) che di pesca; gli ultimi decenni hanno visto il cambiamento dell’economia isolana che ha investito il proprio futuro nel turismo arrecando, bisogna dirlo, non pochi problemi all’ambiente e alle colture tradizionali. La produzione dell’uva e del vino ha subito negli anni forti oscillazioni; nel 1800 si producevano circa 10000hl ettolitri ma negli anni ‘60 dello scorso secolo ha raggiunto il minimo storico con una produzione di circa 200 ettolitri; attualmente se ne producono circa 800-900 ettolitri. Negli ultimi anni, fortunatamente, si sta assistendo ad un recupero di tali attività con una lenta ripresa soprattutto delle viticoltura e della coltivazione dei capperi.

La malvasia delle Lipari: il vitigno

La Malvasia delle Lipari è un vitigno antico che si ritiene essere di provenienza greca. Recenti analisi genetiche hanno mostrato che tale varietà è in realtà identica alla malvasia di Sardegna, alla malvasia di Bose, al greco di Gerace o di Bianco (Italia), alla malvasia de Sitges (Spagna) e alla malvazija dubrova&#269;ka (Croazia). Il suo nome corretto, stando alle regole internazionali di nomenclatura, dovrebbe anzi essere malvasia di Sardegna. Pur trattandosi di una cultivar ad ampia distribuzione, presente dal bacino del Mediterraneo fino alle Canarie e a Madera, l’origine prima di questo vitigno è tutt’ora ignota. (per approfondimenti consultare http://www.vivc.de/ e Crespan et al., 2006. Malvasia delle Lipari, Malvasia di Sardegna, Greco di Gerace, Malvasia de Sitges and Malviasia Dubrovacka-Synonyms of an old and famous grape Cultivar. Vitis 45, 69-73). Ricerche ancora più recenti riuniscono, su basi genetica, la malvasia delle Lipari (sic) in un macrogruppo insieme a malvasia bianca lunga, m. nera di Brindisi – Lecce, m. del Lazio, m. di Candia e, meno strettamente affine, la m. istriana; un secondo macrogruppo comprende la m. di Candia aromatica, la m. di Casorzo, la m. di Schierano e la m. nera di Bolzano (per approfondimenti vedi Meneghetti et al., 2012. Inter- and Intra-Varietal Genetic Variability in Malvasia Cultivars. Molecular Biotechnology, 50: 189-199).

Malvasia delle Lipari Doc: il vino

Il vino “Malvasia delle Lipari Doc” deve essere ottenuto con le uve dei seguenti vitigni: malvasia delle Lipari (massimo 95%) e corinto nero (5 – 8%), entrambi tradizionalmente coltivati nell’arcipelago delle Eolie; anche la lavorazione delle uve deve avvenire in detto territorio. Il vino può essere prodotto nelle tipologie bianco, passito e liquoroso. La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino “Malvasia delle Lipari” è stabilita in 90q per ettaro di coltura specializzata. La tipologia “passito” prevede la raccolta dell’uva sovramatura con selezione dei grappoli ed eliminazione degli acini guasti, seguita da appassimento naturale al sole su graticci di listarelle di canne (cannizzi) per 10-20 giorni e successiva spremitura dei grappoli appassiti; le fermentazioni devono essere lunghe e a temperatura controllata e avvenire in recipienti di piccola dimensioni. In queste righe ho riassunto alcuni degli aspetti principali del disciplinare di produzione di questo vino così come approvato nel 1973 e successivamente modificato nel 2011.

Un vino, però, non è solo la somma algebrica del disciplinare con le pratiche di vigna e di cantina, ma è soprattutto amore, sacrificio e storia…ed è a questo punto che entra in gioco Paola Lantieri.

Paola Lantieri: l’Azienda Agricola Punta dell’Ùfala

Paola non è di Vulcano, anche se frequenta l’Isola da più di trent’anni ma, in realtà, Paola è Punta dell’Ùfala ed è per questo che voglio iniziare lasciando che sia direttamente lei a parlare, riportando integralmente alcune righe che mi ha recentemente scritto per presentarsi.

Che dire? La viticultura è sempre stata presente nelle Eolie, anch’esse, come Pantelleria, terre più di contadini che di pescatori. Ogni famiglia aveva i suoi filari di malvasia e ogni casa grande il suo palmento e la sua “pinnata” cioè il locale dove ricoverare i cannizzi durante la notte. Ancora adesso, il vecchio contadino che mi aiuta per la vendemmia e che è nato poco più sopra, non manca mai di farmi rilevare, con tono di rimprovero, che io nella pinnata ci ho fatto il soggiorno!

Credo che la coltivazione della malvasia per me che vengo dalla città e che ho fatto fino a 10 anni fa tutt’altri lavori, sia sostanzialmente la dimostrazione che il perseguire un obiettivo, un sogno forse, è raggiungibile solo coinvolgendo profondamente la gente del luogo. La riscoperta dell’agricoltura a Vulcano, la più nazionalpopolare delle Eolie, dove la salita al cratere e il bagno nei fanghi chiude in tre – quattro ore la visita dell’isola, è stata la mia più grande soddisfazione. Adesso c’è qualche altro nuovo impianto, si ricominciano a coltivare i capperi, anche questi da sempre prodotti per uso personale, c’è in generale la constatazione che la vita economica dell’isola non può essere solo fatta di un turismo “mordi e fuggi”. E la partecipazione corale dell’isola al momento della vendemmia è davvero per me la più grande soddisfazione e il vero incitamento a continuare, perché se si dovessero fare solo i conti…

A questo punto potrei anche finire qui in quanto ciò che veramente conta nel descrivere i vini di quest’azienda è stato scritto ed emerge, commovente, dalle parole di Paola: la tradizione, la partecipazione collettiva alla vendemmia, un’economia con la terra, alternativa a quella contro la terra. E invece no…troppo buona la sua malvasia per non scrivere ancora qualche riga.

L’Azienda, che ha effettuato la prima piccolissima vendemmia nel 2006, è in località Gelso, in una delle zone meglio conservate dell’isola, e si affaccia verso la Sicilia. La resa ettaro è bassissima: nel 2012, anno in cui i 5 ettari vitati hanno raggiunto il loro massimo produttivo, la produzione è stata di 30q/ha (molto meno della metà di quanto permesso dal disciplinare) per un totale di circa 8000 bottiglie da 0,5l. La lavorazione delle uve avviene presso la cantina Colosi a Malfa sull’isola di Salina, perché l’Azienda di Paola è troppo piccola e per ora non ha la possibilità di lavorare da sola le proprie uve.

Decidete voi chi è…la dolce Signora…

La degustazione:

Malvasia delle Lipari passito Doc. Az. Agr. Punta dell’Ùfala 2010 15,5% vol.

La luce dell’ambra liquida nel bicchiere predispone subito lo spirito ad attendersi il sole e la ricchezza che presto saranno percepiti dal naso e dalla bocca. E lo spirito non viene deluso: il naso, di grande finezza e complessità, è un’esplosione di frutta secca – albicocche e fichi su tutto – miele d’acacia, foglie di tè, fico d’india ed eleganti note eteree. In bocca esplode il calore del sole di Vulcano insieme a grande intensità e finezza; la beva è resa piacevole dalla freschezza che rende il tutto di grande armonia nonostante l’elevato residuo zuccherino. In chiusura, a quanto già percepito al naso, si aggiunge una piacevole nota ammandorlata; ottima anche la persistenza che raggiunge sicuramente i 7 – 8 secondi.

Azienda Agricola Punta dell’Ùfala – di Paola Lantieri
Contrada Gelso Vulcano – 98050 Lipari (ME)
Via Ignazio Gioè 22, 90146 Palermo (Sede Legale da utilizzare per la corrispondenza)
Tel. 0916889635
Cell. 336712905www.malvasiavulcano.com (in costruzione)
e-mail: info@malvasiavulcano.com

Read Previous

“La Bassa Parmense sulla tavola della Trattoria Campanini”

Read Next

Alla Corte degli Estensi regna sovrana la salama da sugo