• Mer 19 Giu 2024

Il vino del sabato: Sassicaia 2008

Per comprendere come è nato Sassicaia bisogna ripercorrere le tappe della vita del suo “inventore”: il Marchese Mario incisa Della Rocchetta.

Si deve all’intuizione, al senso di sfida e alla caparbietà di quest’uomo di voler creare un vino rosso italiano che sfidasse e sbaragliasse i grandi e famosi francesi se oggi possiamo vantare questo vino quale punta del nostro patrimonio enologico. Un vino nato dal nulla! Sassicaia non solo è un vino nuovo per l’epoca ma segna anche un grande passo avanti nella storia della viticoltura italiana imperniata, fino ad allora, sulla convinzione che i grandi rossi da invecchiamento fossero prerogativa delle zone collinari dell’entroterra. Le coste marittime erano considerate secondarie e adatte alla produzione solo di vini bianchi, rosati o rossi insignificanti classificati come vini da tavola.

Mario Incisa Della Rocchetta nasce a Roma da una nobile famiglia piemontese di Rocchetta Tanaro in provincia di Asti. Mario ebbe due passioni nella sua vita i cavalli e il vino. Quest’ultima tramandatagli dal nonno Leopoldo. Studioso e collezionista pubblicò diversi lavori di viticoltura che culminano nel 1862 con una mostra nei piani inferiori del castello degli Incisa di 175 varietà di viti in vaso di cui 92 erano Cabernet. Tutto questo restò in eredità al nipote Mario come materiale da consultare.

Cavaliere provetto Mario partecipa alla Grande Guerra in cavalleria. Dopo la guerra si iscrive alla Facoltà di Agraria a Pisa dove durante le sue cavalcate a San Rossore incontra i Conti Della Gherardesca e Salviati che già all’epoca coltivavano Cabernet nelle vigne di Vecchiano a Migliarino Pisano: fu amore a prima vista.

Nella città toscana frequentò i salotti nobiliari in cui incontra Federico Tesio allevatore e allenatore di cavalli. Fu con lui che fondò, successivamente, la celebre scuderia Dormello Olgiata. Ancora più importanti furono i rapporti con donna Lydia Flori di Serramarzana, moglie di Tesio, che gli presentò quella che sarà la sua futura consorte Clarice Della Gherardesca. Accomunati dalla grande passione per i cavalli si sposarono nella piccola chiesetta di Bolgheri nell’Ottobre del 1930.

La coppia si trasferisce all’Olgiata nella tenuta di Chigi, proprietà della madre di Mario, in cui fondò un’azienda agricola modello e un allevamento di futuri equini campioni. Solo alcuni nomi per chi ama i cavalli: Nearco, Botticeclli, Tenerani, Ribot….

Vi chiederete cosa c’entra tutto questo con il Sassicaia?

La scuderia e i campi di allenamento furono presto trasferiti proprio a Bolgheri dove si respira quell’aria di cui gli Incisa proprio non possono fare a meno.

Dopo il consolidato successo con i cavalli al marchese manca la realizzazione di un altro sogno: creare un vino diverso. Pensa alle affinità che Bolgheri ha con il Bordeaux: l’ambiente marino, i terreni sassosi e ghiaiosi, la bassa altitudine degli impianti vinicoli. In mente aveva ancora ben presente il ricordo di quel cabernet assaggiato in gioventù da Salviati ed è proprio a quest’ultimo che chiederà le marze per il primo impianti.

Il terreno su cui nacquero le prime viti per il primo Sassicaia è alle spalle di Bolgheri sull’altura dell’eremo di Castiglioncello a 350 m slm, al riparo dai venti salmastri ed esposto a sud-est…solo 1,5 ha.

Le piante furono collocate ad un metro di distanza tra loro, potature ad alberello molto corte – pratica poco ben accolta- per avere poche gemme e poca resa ma di qualità. Le prime vinificazioni risalgono gli anni ’50, molto rudimentali, senza l’ausilio di un enologo, fermentazioni approssimative e rigorosamente in legno perché il legno, secondo il marchese, dava sapore al vino. Il risultato non è da considerarsi un vero successo subito, ma affinando nel tempo qual vino migliorava di gran lunga. Qualcosa si trasformava nel Cabernet tanto da richiamare alla memoria quei blasonati vini francesi. Negli anni ’60 arriva in cantina il nipote di Mario, Carlo Guerrieri Gonzaga, fresco di studi enologici a Losanna, che portò delle novità in cantina. Fermentazioni in tini di legno, affinamento in barrique, una pressa a polmone di caucciù, botti dalla Italbotti di Conegliano Veneto.

Ma nonostante le ottimistiche aspettative il vino non ebbe un gran successo; tra il 1948 e il 1960 il Sassicaia resta un vino da consumo in casa Incisa. La sorpresa colse tutti solo negli anni ’60 quando si riassaggiarono le bottiglie del ‘49 e del ‘50: il vino era migliorato tantissimo in qualità e finezza grazie alla lunga sosta in bottiglia. Grazie a questo incoraggiamento il marchese decise di realizzare un nuovo vigneto nella Tenuta San Guido a 50m slm impiantando le barbatelle, ancora oggi coltivate senza uso di fitofarmaci, in un oliveto devastato dal gelo, l’allevamento a cordone speronato e l’esposizione da nord a sud.

Questa vigna sassosa dal nome bizzarro di soli 8 ha sulla via Aurelia è Sassicaia. Questa vigna destò l’interesse del cognato Nicolò Antinori che nel 1972 stipulò un accordo commerciale con il marchese. Fu creata la famosa rosa dei venti, oggi simbolo del vino, apposta sull’etichetta e l’annata: il 1968. Dopo l’accordo arriva in cantina l’enologo di Antinori Giacomo Tachis che da lì in poi rivoluzionerà il modo di fare il vino in totale disaccordo con Mario Incisa che voleva continuare la tradizione e tenere la produzione per i pochissimi suoi eletti. Le prime 3000 bottiglie furono frutto dell’assemblaggio di 4 annate il ‘66, ‘67, ‘68 e ‘65.

Questa fu tuttavia un’uscita abbastanza in sordina che non godette del bis degli anni successivi- non furono imbottigliate le annate ‘69 né il ‘73- ma a parte questi episodi il Sassicaia non mancò un appuntamento… neanche nelle annate difficili.

Il primo ad accorgersi del grande pregio di questo vino fu Luigi Veronelli che nel 1974 dedicò un intero servizio all’annata 1968. Nel 1978 arriva la consacrazione internazionale a seguito di una degustazione alla cieca (cioè a campioni coperti) organizzata a Londra; in questa occasione l’annata 1972, tra l’altro molto piovosa, sbaragliò i migliori 32 cabernet bordolesi. Il successo del vino arrivò anche in Canada ricordato con un simpatico slogan “I froze my ass for the ’81 ass” coniato dagli appassionati che passarono una notte al gelo in fila davanti al negozio statale per accaparrarsi alcune bottiglie di Sassicaia 1981.

Annoverato tra le eccellenze italiane il Sassicaia segna una sorta di rinascita per lo scenario vinicolo italiano. Esso è stato vissuto come il primo di una nuova era di vino, il primo Supertuscan!

E pensare che inizialmente era classificato come vino da tavola…da una parte fu la volontà degli stessi produttori che non imbrigliati nelle rigide norme dei disciplinari erano liberi di sperimentare ed innovare. Fu solo con la vendemmia del 1994 che i legislatori si accorsero del pregio di questo vino e divenne Bolgheri Superiore Sassicaia

Tachis affermò “non è bravo l’enologo a fare il Sassicaia ma è il Sassicaia a far bravo l’enologo”…

Degustato per voi:

Bolgheri Sassicaia 2008

L’8 è un numero magico per questo vino (straordinarie le annate ’68,‘78,’88,’98)

Nel bicchiere scende lento e pacifico, composto.

Il rosso rubino è pieno e denso, difficile intravedere le note della evoluzione…è ancora un bambino, ma un bambino con un grande futuro davanti.

Al naso apre con un leggero fumè che lascia il posto ad un mix mediterraneo ed esotico: frutti di bosco, piccoli e maturi, lampone, ribes, mirtillo, note amarognole di chinotto. Speziato di pepe rosa, tabacco, liquirizia, cannella. La nota erbacea elegante ed inconfondibile del Cabernet Sauvignon…quasi aromatica di alloro, mirto ed eucalipto… di grande equilibrio olfattivo.

Il gusto è pieno e deciso, la nota fresca sferza la lingua ma è il tannino che colpisce, quasi da manuale di enologia frutto di un uso dosato magistralmente del legno. Un finale senza fine. Un capolavoro di finezza ed eleganza.

Provatelo con filetto di cervo ai mirtilli rossi

Ingredienti:
4 filetti di cervo
4 cucchiai di mirtilli al naturale
2 scalogni
50 g di burro
½ limone
½ l di vino rosso
1 cucchiaio di olio extravergine
2 cucchiai di cognac
1 chiodo di garofano
1 arancio
Sale e pepe

Preparazione:

In una ciotola versare il vino, i chiodi di garofano, la scorza dell’arancio, gli scalogni tritati e il cognac.

Immergere i filetti in questa marinata e lasciare riposare per 12 ore. Scolare i filetti e rosolarli in una padella con il burro. Portate ad ebollizione la marinata fino a ridurlo della metà. A fiamma veloce ridurre ulteriormente nella padella in cui avete rosolato i filetti, unire i mirtilli e il succo di limone. Salare e pepare. Servire i filetti irrorati con la salsa così ottenuta.

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