Di vino parlare. Istruzioni per l’uso ovvero incontrando Andrea Gori

Uscire dai ristretti confini di una comunicazione autoreferenziale, spesso intrisa di iniziatici letteratismi, ancor più spesso specialistica, con lo scopo di aprirsi al mondo. Riuscire ad allargare lo sguardo oltre i propri confini, intercettando un flusso più allargato di persone, non necessariamente esperte o super competenti. Questo è il mantra della comunicazione del vino.

L’anno appena trascorso è stato forse quello in cui il vino ha vissuto uno tra i suoi momenti comunicativi più fortunati della storia rispetto al contesto generale che “avanza”. Questo dimostra quanto esso sia diventato elemento centrale della nostra vita nonostante sia passato attraverso momenti di calo di consumo e disaffezioni varie. Il boom economico del comparto vino ha aperto scenari di interazione internazionale che tiene vivo questo argomento e che spinge verso un coinvolgimento generale a livello comunicativo. Tutti parlano di vino. Ma tra santoni e dilettanti, in un contesto fortemente globalizzato, esistono delle direttive per una comunicazione di qualità del vino?

E’ quanto abbiamo prospettato ad uno tra i personaggi più influenti nel mondo del vino: Andrea Gori. Toscano, biologo , Sommelier AIS ,Campione Toscano nel 2006, Vice Campione Europeo nel 2008, ristoratore presso la famosa Trattoria di famiglia Da Burde, giornalista (per Business People), organizzatore di eventi God Save the Wine, blogger prima con Dissapore e a seguire Intravino, redattore dei testi didattici AIS, scrittore premiato Bancarell’Vino 2011 con il libro Divinando Le Stelle nel Bicchiere, Ambassadeur du Champagne per l’Italia, al decimo posto al mondo del vino per influenza secondo Klout e primo in Italia.

Si legge nelle sue biografie che ha approcciato al vino in tarda età…qual è stata la prima emozione consapevole che ha provato e che le ha fatto capire che sarebbe stato l’inizio di una brillante carriera?

Se si parla di primo amore con il vino forse posso citare un assaggio di un SuperTuscan ormai un poco dimenticato come il Vigorello di San Felice durante un tasting AIS a Siena, la presentazione dei 5 grappoli nel 2004 quando avevo da poco iniziato i miei corsi ais, mi fece capire quanto spessore e incanto potesse esserci in un vino ma soprattutto come fosse possibile con la scrittura evocarne le sensazioni.

Quali sono le principali qualità che mette nel suo lavoro?

Onestà e passione, cerco di essere trasparente quando parlo di un vino e di trasmettere quanto mi piace parlarne dal punto di vista emotivo

Cosa vuol dire per lei comunicare un vino?

Raccontare una storia ma soprattutto un modo unico di unire gusto e intelletto in una continua serie di rimandi di sensazioni fisiche e mentali

Il web è ormai saturo di blog e magazine che ruotano attorno all’enogastronomia; da semplice passione a competenze tecniche oggi c’è un po’ di tutto. Lei vede più approssimazione od arte in questa necessità di comunicare?

E’ tutto sedimentato sotto il chiacchericcio oggi ma ci sono notevoli sprazzi di bellezza” per citare un recente film su cui tutti si sono sentiti in grado di dire la propria. Con il vino succede lo stesso ma i risultati , ovvero quanto si scrive su di un vino, sono comunque validi. Come per molte informazioni sul web è necessario però che il lettore si armi di pazienza per valutare confrontando senza accettare acriticamente ogni affermazione. Siamo il paese dei campanili, difendere o promuovere i propri gusti in fatto di vino è inscindibile dall’essere italiano.

Cosa c’è alla base della moderna comunicazione del vino?

Dovrebbe esserci più attenzione al lettore “medio” o di passaggio e invece oggi c’è una gara al massimo a fare la più bella fotografia e a stupire con la parola, le sinestesie, le metafore, i riconoscimenti arditi.

C’è uno schema da seguire per rendere questa comunicazione più efficace? Magari partendo dal linguaggio? Tecnico, irriverente, polemico, semplice, aulico…quale incarna l’ideale?

Il linguaggio deve adattarsi al mezzo e al lettore e il web permette di scegliere il registro che più si adatta a chi riceverà il messaggio. Di volta in volta uso Instagram piuttosto che un pezzo di centinaia di battute o un tweet o un video su YouTube, per fortuna il web mette a disposizione vari schemi di lavoro per descrivere un vino. Oltre a saperlo analizzare è fondamentale scegliere il mezzo giusto al momento giusto per il giusto pubblico. Non c’è un linguaggio ideale per fortuna, quello aulico e quello tecnico sono paradossalmente i più facili da utilizzare ma quello che preferisco “semplice” è il più difficile da utilizzare, la sintesi è un colpo di genio che può venire raramente.

Secondo lei oggi la comunicazione nel mondo del vino è libera? È sempre un vantaggio dire la verità a scapito della popolarità?

La popolarità che si ottiene attaccando altri vini o persone è più veloce ma meno duratura e si rischia di subire lo stesso trattamento. Nonostante questo penso che la comunicazione del vino sia molto più libera di quella in tantissimi altri settori. Ha mai letto una recensione negativa di un’auto o di una moto? Dire la verità è un vantaggio, è l’unico modo per crearsi un pubblico che ti segua.

Vino: oggetto o soggetto della comunicazione? Oppure mezzo per “io” spesso egocentrici?

Diciamo per il 70% un mezzo per dare sfogo al proprio egocentrismo o a quello del produttore e un 30% per reale comunicazione del vino stesso

E’ più facile parlare di un grande vino oppure di un vino “sconosciuto”? Quanto incide sulla psicologia del lettore il fascino del grande nome? E’ giusto?

Il grande nome è anche più facilmente reperibile e si possono avere assaggi in comune con il lettore, serve per affiatarsi con il pubblico confrontarsi con vini di cui si ha entrambi un ricordo ma è sul riconoscere gli “sconosciuti” che si capisce la bravura di un degustatore.

E’ sufficiente fare affidamento solo sul buon senso di chi comunica?…considerando che le censure sono inesistente nel mondo del web…

Chi comunica raramente è spinto da buon senso o comunque un senso “buono” ma non necessariamente simile a quello del lettore. Occorre confrontare di continuo i propri assaggi con quelle di chi leggiamo per capire se ci si può fidare del “buon senso” di chi comunica.

Cos’è la degustazione di un vino e quanto è utile in un progetto di comunicazione?

Diciamo è condizione necessaria ma non sufficiente, ogni elemento della degustazione deve essere raccordato con il produttore, con il vitigno, con il territorio, con la storia attorno ad un vino altrimenti sono aggettivi messi quasi a caso.

Il Sommelier. Quanto è importante questa figura in uno scenario di “esperti in tre mosse” e tecnici simili a star di Hollywood?

Direi che è centrale ma purtroppo nonostante sia la persona più vicina al consumatore spesso non sa ritagliarsi il proprio ruolo e finisce solo con il servire il vino che il consumatore sceglie già altrove. E’ facile quindi che il sommelier si sfoghi raccontando altrove le sue idee sui vini ma non dovrebbe dimenticare che la lingua con cui parla e comunica un sommelier non è la parola ma sono le scelte che opera costruendo la carta dei vini di un locale che invece sempre più spesso sono fatte dai proprietari o dal rappresentante.

Un vino che la rappresenti e tre parole per descriverlo…

Un Chianti Classico di quelli di oggi, antico e legato alla tradizione ma pensato in chiave moderna, orgoglioso del proprio passato ma pronto alle sfide del nuovo gusto del consumatore. Fuori dall’Italia potrei scegliere uno Champagne sans annè, una cuvèe di vari elementi che suggerisce idee diverse a tipi di pubblico molto diversi tra loro rimanendo sempre coerente con se’ stesso.

Cosa consiglia a coloro che si affacciano alla comunicazione enoica sul web?

Siate voi stessi e portate un contributo più originale possibile ma soprattutto leggete più di quanto non scriviate…

Autore

Read Previous

Acqua d’Angera

Read Next

I vini arabi del Libano