Turn on, turn in, drop out. Luca Martini, la visione di un campione del vino
Oggi non vi parlo di vino…almeno non direttamente. Voglio soffermarmi, attraverso la testimonianza di un ospite d’eccezione, su come il vino da semplice passione possa riuscire a trasformarsi in vita. All’anniversario della conquista del titolo più ambito della Sommellerie, incontriamo Luca Martini, attuale Sommelier Campione del Mondo per la WSA.

L’incontro con Luca fa riflettere sul fatto che forse per diventare campioni ci voglia qualcosa di più del talento e del dedito impegno.
Questi, alla fine, sono necessari per vincere il titolo, ma quello di campione è un “atteggiamento consapevole” che si conserva costante nel tempo. Allora, accanto a questi requisiti, diventa indispensabile una “visione” che mai come in questo caso può sintetizzarsi nel titolo del presente articolo, una celebre frase di Timothy Leary – personaggio discusso e ammirato dei rivoluzionari anni ’60 che ha avuto milioni di discepoli in diverse generazioni.
Cosa significa? Letteralmente “Accendi la mente, sintonizzati con l’Universo, sii consapevole”. Vuol dire rendersi disponibili ad ascoltare, attivando i sensi liberi da costrizioni, facendo emergere i propri talenti ed entrando in contatto con i diversi livelli della propria personalità. Èsintonizzarsi con l’universo, interagendo armonicamente con ciò che ci circonda, cercando di trarre giovamento e di far sì che anche gli altri possano fare lo stesso.
È abbandonare il tempo e lo spazio presente realizzando sé stessi. Questo è il concetto forse più interessante: prendere consapevolezza di sé stessi e di ciò che ci rende felici in un disegno più ampio della quotidiana routine. Accorgersi del mondo e del proprio ruolo nell’insieme. Cambiare prospettiva e punto di vista. È come riuscire a vedere contemporaneamente il film della propria vita in soggettiva e in campo lunghissimo. Vivere profondamente ogni singolo sobbalzo della coscienza, conoscendo però l’intera storia. È questa la visione che fa di Luca Martini meritatamente un campione.
Brevemente. Nato nel 1980, aretino, Sommelier dell’Osteria di famiglia da Giovanna di Arezzo, la sua attitudine al mondo del food and beverage lo porta fin da giovanissimo a soddisfare la sua voglia di imparare. “Nel 2000 sono partito per Londra e sono stato assunto nella compagnia di Caviar House dopo aver trascorso qualche mese come chef de rang a Leicester al Rothley Court Hotel. Lì ho potuto lavorare con il vice campione francese, food and beverage manager, una persona piena di entusiasmo che gli deriva dalla sua preparazione e voglia di crescere. Grazie a lui mi sono innamorato di un lavoro che è diventato la mia vita“.
Da allora è stata meritata ascesa. Miglior Sommelier d’Italia nel 2009, Miglior sommelier Toscano nel 2007 e nello stesso anno semifinalista al concorso nazionale, vincitore nel 2008 del Gran Premio Sagrantino di Montefalco e nel 2009 della Palma d’Oro al Gran Prix Excellentia a Perugia. E fu proprio Londra ad incoronarlo Campione del Mondo il 22 aprile 2013. Ed ultima la sua creatura il “Blend Four”.
22 Aprile 2013. Un’emozione che si dimentica?
No anzi. Più mi avvicino a quella data e più sento quella consapevolezza che magari lì per lì non hai per via del turbine di emozioni in cui una cosa simile ti trascina. Ho bene in mente comunque quella stanza gremita di gente…che emozione quel sogno che diventa realtà, quella di rappresentare il mondo del vino. Ti resta attaccata alla pelle, bella… e che sensazione meravigliosa quel senso di affrancazione dal percorso dedicato ai concorsi!

Come cambia la vita sotto i riflettori? Se cambia….
Cambia dal punto di vista degli impegni, dei progetti, dei vini da degustare, ma a livello personale sarebbe un errore cedere a cambiamenti nel senso letterale della parola.
Dobbiamo sempre essere noi stessi, tenere saldi i piedi per terra e, paradossalmente, volare e far volare la gente con la mente…perché il vino emoziona e noi, parlo di me e di quelli che come me hanno abbracciato questo “ruolo”, dobbiamo trasmettere questa emozione a chi magari non l’ha mai provata oppure vuole provarne ancora o provarne di diverse… Riguardo ai riflettori, sono piacevoli ma anche questi hanno i loro pro e i loro contro. Credo che alla base di tutto si debba mantenere quel senso di consapevolezza di sé stessi senza cadere negli eccessi a volte volgari e fuori luogo.
Cosa l’ha arricchita e cosa delusa durante questo ultimo anno?
I viaggi, le persone che mi sono vicine, la famiglia e la voglia di mettermi in discussione continuano ad arricchirmi ogni giorno, sono il mio nutrimento. Delusioni vere e proprie non ce ne sono, più che altro c’è la tristezza di constatare che la gente a volte è poco rispettosa nei confronti del ruolo che ricopre come produttore piuttosto che di venditore o sommelier.
È meritatamente riconosciuto come l’Ambasciatore del vino italiano. Di quali responsabilità si sente investito?
Soprattutto quella di trasmettere al mondo il nostro life stile, la nostra passione, il legame carnale che ci unisce al vino. Non è il valore del vino degustato che conta, è riuscire a saltare nel passato con chi mi sta davanti e portarlo con me, far capire che il vino per noi è tavola, convivialità e stile di vita. Farlo al meglio senza tradire la fiducia di chi a me si affida è la grande responsabilità.
Lei, come molti, ha fatto esperienza all’estero prima della sua ascesa. Cosa regala alla propria formazione un’esperienza del genere? E in cosa si differenzia da quella fatta solo in Italia?
L’esperienza all’estero è fondamentale per avere una mente aperta, per potersi confrontare con mercati diversi o analoghi a quello italiano e poi per imparare le lingue – io oggi grazie alle mie esperienze estere ne parlo tre, a volte anche meglio dell’italiano…scherzo – Quando si lavora solo in Italia si rischia di rimanere più radicati ad uno stile e meno flessibili nell’approccio alla vita lavorativa… e la flessibilità è essenziale in questo lavoro.
Secondo lei c’è ancora un certo autentico interesse al vino da parte d pubblico oppure è il delirio generale del momento che serve a fare tanto “figo” agli occhi degli altri?
Chi si sente “figo” con il vino fa anche bene se questo nettare appaga il proprio ego …capire un vino ed un territorio è ben altra cosa che stappare una bottiglia o dimostrare che si conoscono le etichette più blasonate.
Lei si considera un “guru” del vino?
Niente affatto. Mi considero un uomo con una personalità salda e di sani principi. Credo che il vino, in fondo, sia anch’esso l’espressione di qualche personalità, che sia del produttore che coltiva la vigna, dell’enologo che lo trasforma o semplicemente del vitigno stesso. Il mio compito è quello di interpretarla, facendo fede a quello che sono. Basta con i 100 centesimi o il miglior questo o il miglior quello. Il vino migliore è quello che più ti piace.
Quanto l’umiltà può far bene al mondo del vino, soprattutto la parte che riguarda la comunicazione in generale?
Burton Anderson diceva “nel vino ci vogliono anima, umiltà e conoscenza“. L’umiltà è fondamentale in tutto, è la regola alla base della conoscenza…gli “arrivati” non mi piacciono.
Ha appena terminato un tour nei paesi Asiatici. Cosa c’è di potenziale in questi mercati rispetto al nostro?
In quella parte del mondo stanno vivendo una sorta di sogno asiatico vestito d’Europa. Imparano sempre più cose e sono sempre più competenti. È impressionante come nei ultimi 6 anni, da quando frequento questi lidi, la gente abbia sempre più fame di nozioni e sia interessata al mondo del vino in generale…per farla più semplice stanno smettendo di comprare semplicemente etichette ed iniziano a sviluppare una propria personalità molto forte nella scelta del vino. Iniziano a conoscere la nostra cultura e comprenderla, lo dimostra il calo delle vendite delle grandi etichette e spuntano sempre più piccole boutique in cui trovi un po’ di tutto.
Restiamo in Asia. Sembra essere il mercato che gli imprenditori italiani vogliono approcciare in termini di “sistema” con la formazione di personale che riesca a trasmettere il nostro vino in termini di cultura…e di tavola. È facile abbinare il vino italiano al cibo cinese?
È facile se si conosce bene il cibo cinese. Il problema principale è lo “scontro” con la speziatura del cibo, diversa da cantone a cantone…il cibo ha tante sfaccettature, cambiano i gusti, le consistenze, i profumi e quindi va da sé che dobbiamo essere sempre molto attenti all’abbinamento.
Il problema è che per capire realmente questi abbinamenti- o almeno provarli una volta nella vita – bisogna visitare questo paese, da questa parte di mondo è difficile rendersene conto oppure si può avere solo un’idea perchè loro cucina non è proprio “reale”, sta diventando sempre più fusion – anche per via della irreperibilità a volte dei prodotti tradizionali su una piazza come la nostra – e meno tradizionale. Ma sempre più cinesi stanno imparando a bere italiano.
Cosa l’ha entusiasmata in questa sua ultima esperienza?
L’accoglienza e la sete di sapere.
Si guarda ancora intorno con occhio curioso? E con occhio critico verso sé stesso?
Non smetto mai di guardarmi intorno, di novità ce ne sono sempre tante, tutte da esplorare e la mia voglia di sapere non è mai soddisfatta. Curioso? Anche di vedere cosa succederà il prossimo anno di questi tempi, ce ne sarà uno in più di distanza dalla mia vittoria. Critico? Sempre. Mi rimprovero di aver abbandonato la lettura dei miei meravigliosi libri sul vino causa troppo lavoro, ma mi riprometto di ricominciare appena avrò un attimo di respiro J
Ha un segreto per tenere in equilibrio il pubblico e il privato della sua vita?
Assolutamente… a volte è un disastro completo, sembra che il mondo ti travolga e non sei più padrone di te stesso. Il privato ha sempre la precedenza, come per tutti credo.
Più campione, sommelier o semplicemente Luca Martini?
Non scinderei la cosa…più Luca Martini miglior Sommelier del mondo.
Come sceglie un vino il campione del mondo?
Prima con la carta di credito, poi con la leggerezza e la consapevolezza che il mio gusto è mio e non obbligatoriamente deve rispecchiare quello del resto del mondo…dove finirebbe altrimenti la mia personalità?