• Ven 19 Lug 2024

La Valle dei vini ritrovati

Viticoltura eroica: leggo dal sito del Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana; www.cervim.org) che con questo nome si identificano le forme di coltivazione della vite che soddisfino i seguenti requisiti: pendenza del terreno superiore a 30%, altitudine superiore ai 500 metri s.l.m., sistemi viticoli su terrazze e gradoni e/o viticoltura delle piccole isole. È assolutamente indispensabile definire dei criteri che identifichino queste forme di viticoltura estrema per fornire la giusta tutela e il dovuto aiuto a chi si impegna con passione e coraggio in questa attività…ma è troppo poco! Sarebbe come limitarsi a definire la forma-sonata come una struttura musicale tipica del classicismo costituita dall’esposizione del tema, dal suo sviluppo e dalla sua ripresa finale senza ascoltare come Haydn, Mozart e Beethoven siano riusciti, con questa forma, a regalarci alcuni dei più grandi capolavori musicali della storia.

Ecco pertanto iniziare la mia avventura, tuttora molto – anzi troppo – lontana dall’essere conclusa, in Valle d’Aosta al fine di vedere, calpestare, provare i vigneti e i vini di una delle zone vitivinicole più eroiche d’Italia e d’Europa.

La Valle d’Aosta

Profondamente erosa dai grandi ghiacciai quaternari e successivamente rimodellata dalla forza delle acque della Dora Baltea e dei suoi affluenti, la Valle d’Aosta gode di un orientamento secondo i paralleli tra Courmayeur e Chatillon, per assumere poi una direzione nord-ovest – sud-est fino al confine regionale nei pressi di Pont Saint-Martin (345m s.l.m.). La regione è interamente montuosa e raggiunge la quota massima di 4810m s.l.m. con la vetta del Monte Bianco.

La Valle d’Aosta è caratterizzata dal clima alpino con inverni rigidi e nevosi. Le estati sono fresche e ventose di giorno, mentre sono addirittura fredde di notte. Le temperature diurne si mantengono sui 25-28°C, ma possono superare i 30°C. Nonostante questo la Valle è ricca di microclimi assai diversificati e talune zone possono raggiungere temperature primaverile ed estive assai elevate soprattutto in relazione alla quota (circa 900m s.l.m.) e alla sua posizione all’interno della regione alpina. La pluviometria è abbastanza elevata con precipitazioni mediamente comprese fra i 600 e i 1000mm all’anno. La viticoltura, ovviamente, si sviluppa maggiormente sui versanti lungo la sponda sinistra della Dora Baltea in relazione alla migliore insolazione anche se, localmente, vigneti di grande qualità sono presenti anche sul verso destro orografico (ad esempio nella sottozona di Torrette). Il clima difficile dovuto all’altitudine ha contenuto l’invasione della fillossera, permettendo la sopravvivenza di un gran numero di antichi vitigni autoctoni e il mantenimento di alcuni vigneti a piede franco.

Il solco principale della Valle d’Aosta, nel suo sviluppo da nord-ovest a sud-est, rappresenta uno spaccato naturale attraverso le Alpi Graie e Pennine di cui sono ampiamente esposti i principali elementi che ne costituiscono l’ossatura e cioè i resti dei due antichi margini continentali europeo ed africano, con interposte le porzioni relitte del fondo del braccio oceanico che li divideva.

Le forti azioni erosive dei ghiacciai prima e delle acque dopo hanno creato una situazione pedologica e geomorfologica estremamente complessa, con suoli e pendenze assai variabili anche a tra siti tra loro assai vicini. Questo fatto, unito all’impegno millenario delle popolazioni della Valle, hanno permesso alla vitivinicoltura valdostana di crescere in diversità a qualità fino a rappresentare, attualmente, uno dei più importanti serbatoi di diversità genetica per la vite in Italia.

La Doc Valle d’Aosta

L’area viticola della Valle d’Aosta è compresa in un’unica omonima Doc divisa in sette sottozone:

Blanc de Morgex e de la Salle, Enfer d’Arvier, Torrette, Nus, Chambave, Arnad Montjovet e Donnas; la Doc prevede, inoltre, 19 denominazioni di vitigno. Alcune di queste sottozone sono fortemente legate a uno o pochi vitigni: il Prié blanc caratterizza, ad esempio, in vini di Morgex et de la Salle, il moscato bianco la sottozona Chambave, il Petit rouge le sottozone Torrette e Enfer d’Arvier; nella parte più bassa della Valle è di grande importanza la presenza del Nebbiolo localmente chiamato Picoutener. È importante ricordare altri vitigni autoctoni a bacca rossa, spesso di recente recupero e limitatissima coltivazione, che rappresentano la grande ricchezza ampelografica ed enologica di questa Regione: il Fumin, il Vien de Nus, il Vuillermin, il Mayolet e il Cornalin; un ruolo importante è svolto anche dalla Petite Arvine, vitigno a bacca bianca originatasi nel cantone svizzero del Vallese ma coltivato da decenni in Valle d’Aosta con ottimi risultati. Numerosi anche i vitigni internazionali coltivati nella Doc: i più diffusi sono Chardonnay, Pinot grigio e Pinot nero; buoni risultati sono stai ottenuti anche con Merlot e Syrah. Ottima la produzione di spumanti metodo classico a base Prié blanc, grazie all’elevata acidità di tale vitigno; da ricordare anche le piccole produzioni di vini passiti, in particolari gli icewine ottenuti sempre da uve Prié blanc di Morgex et de la Salle e i moscati passiti di Chambave, nonché la malvasia passita di Nus.

La viticoltura in Valle d’Aosta: cenni storici

L’origine dell’agricoltura nel confinante cantone Vallese è fatta risalire, sulla base di prove archeologiche, al neolitico antico (verso il 5500 a.C.); per la Valle d’Aosta mancano prove certe a riguardo, ma tutto lascia supporre un’analoga cronologia. Si hanno, al contrario, prove certe del consumo di vino in Valle durante tale periodo, grazie al rinvenimento di anfore vinarie in una necropoli nei pressi di Aosta.

La viticoltura era già praticata nel Vallese almeno a partire dall’800 a. C. come dimostrato dal grande aumento delle quantità di polline di Vitis vinifera osservato nei sedimenti lacustri del lago di Montorge, nella zona di Sion. La storia della domesticazione e della diffusione della vite fanno ragionevolmente supporre l’arrivo nel Vallese di tale coltura attraverso la Valle d’Aosta e, pertanto, la presenza della stessa in tale territorio a partire almeno dallo medesimo momento storico. Pur mancando prove archeologiche, durate la dominazione romana – iniziata nel 25 a.C. – la viticoltura deve aver avuto un forte incremento come accadde in tutta l’Europa soggetta al potere di Roma. Non vi sono però fondati motivi per riconoscere in alcuni vitigni tuttora presenti nel Vallese i diretti discendenti delle uve citate dagli agronomi e geografi romani (ad esempio l’Uva raetica o la Vitis aminea). È, infatti, necessario ricordare come i romani non conoscessero il concetto di vitigno così come da noi inteso, bensì identificavano con i diversi nomi solamente le aree geografiche di provenienze delle uve o dei vini. Inoltre, la connessione geografica tra Vallese e Valle del Rodano rende probabile l’arrivo di varietà differenti di vite anche dal bacino del Mediterraneo, ad esempio per mezzo dei Fenici stanziati nei pressi di Marsiglia. In ogni caso, l’influenza romana sulla viticoltura valdostana è sicuramente stata fondamentale come testimoniato, ad esempio, dall’ampio utilizzo in Valle dell’allevamento a pergola di sicura importazione romana.

Nei secoli seguenti numerosissime furono le interazioni fra la viticoltura del Vallese e quella della Valle d’Aosta, sia dal punto di vista tecnologico e agronomico sia – e forse soprattutto – per quanto riguarda i flussi genici e gli scambi di vitigni fra le due zone grazie ai valichi alpini, in primo luogo attraverso il Passo del Gran San Bernardo. Recenti ricerche hanno chiarito le origini e le relazioni di parentela di molti fra i vitigni in questione. La trattazione di tale argomento va molto al di là degli scopi di queste righe e, pertanto, per eventuali approfondimenti si rimanda allo splendido volume di José Vouillamoz e Giulio Moriondo “Origine des cépages valaisans et valdôtains” (Editions du Belvédère).

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