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Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia
François de La Rochefoucauld (1613 - 1680)
Anno 6 | venerd́ 28 aprile 2017

Campo alla Sughera: il felice incontro fra Italia, Francia e Germania

6 gennaio 2016


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...per le vie del borgo

dal ribollir de' tini

va l'aspro odor dei vini

l'anime a rallegrar.

Tratto da: San Martino di Giosuè Carducci

Parole, opere d'arte e luoghi hanno, talvolta, la capacità di evocare ricordi, suscitare emozioni e spingere gli Uomini a compiere grandi azioni. La forza capace di ottenere così tanto anche da persone apparentemente "comuni" è - a mio avviso - la straordinarietà della loro bellezza, l'ineffabile capacità di comunicarci la loro unicità, la cui sola esistenza è in grado di arricchire l'Umanità.

In ambito enologico - un aspetto solo apparentemente minore della storia dell'umanità se pensiamo che il vino ci accompagna fin dagli albori della nostra civiltà - ritengo che il solo riportare alla mente alcuni grandi terroir susciti, in tutti noi enoappassionati, un desiderio profondo di conoscere, assaggiare e approfondire le nostre conoscenze.

Nomi quali Margaux, Pauillac, Beaune o Vosne-Romanée rappresentano vere icone capaci di esprimere prodotti di qualità assoluta ma, certo, anche il nostro Paese può a pieno titolo fregiarsi di territori di grandissimo prestigio, basti pensare - ad esempio - alle Langhe, con i grandi cru di Barolo e Barbaresco, a Montalcino o a Bolgheri.

Bolgheri: il fascino di un grande territorio in equilibrio fra natura e sviluppo

Lo "sviluppo sostenibile" è spesso uno slogan per agghindare gravi errori di gestione ambientale sul medio e lungo periodo con una parvenza di etica e rispetto del territorio e della salute di chi lo vive. Questo non perché sia in assoluto impossibile ma perché raramente si prova a realizzarlo su basi scientificamente e intellettualmente oneste.

 

Il territorio del Bolgheri Doc rappresenta, al contrario, un felice esempio di come, pur se profondamente modificato dall'azione dell'uomo a partire dalla seconda metà del 1800 tramite importanti bonifiche e conversioni colturali, il fascino di queste terre si giunto a noi intatto. Un intricato mosaico di boschi, vigneti, oliveti e antichi borghi collega la fascia collinare al mare attraverso un susseguirsi di agrosistemi e ambienti naturali che - già da soli - rendono la visita di questa porzione di Toscana un'esperienza unica.

Bolgheri, però, è anche - o soprattutto, per lo meno per chi mi legge - terra di grandi vini grazie all'intuizione del Marchese Mario Incisa Della Rocchetta, che notò alcune importanti somiglianze pedoclimatiche con i più importanti terroir bordolesi e decise, a partire dalla metà degli anni '50 dello scorso secolo, di coltivarvi e vinificare il Cabernet Sauvignon, sua grande passione. Molte furono le difficoltà e le iniziali delusioni ma il successo, in seguito raggiunto, arrivò - com'è ben noto a tutti - oltre ogni più rosea aspettativa portando così il territorio bolgherese alla ribalta internazionale.

Ecco quindi affermarsi - tra i vitigni a bacca rossa - oltre il Cabernet Sauvignon anche il Merlot, il Cabernet Franc e, più recentemente, il Petit Verdot e il Syrah a discapito del preesistente Sangiovese che, al di fuori della zona del Morellino Docg, mal si adatta alla vicinanza al mare. I vitigni a bacca bianca vedono il mantenersi del tradizionale Vermentino al quale si affiancano altre varietà, principalmente il Sauvignon Blanc e il Viognier.

L'area del Bolgheri Doc si sviluppa lungo il settore costiero della Val di Cecina, tra Bolgheri e San Vincenzo, in corrispondenza dell'area pedecollinare che unisce le Colline Metallifere, a oriente, con la vasta piana costiera di Castagneto Carducci. La geologia e la pedologia dell'area sono assai complesse, soprattutto nella porzione collinare, dove prevalgono rocce appartenenti ai Domini Ligure e Toscano rappresentati da rocce tra loro molto diverse, dato che comprendono formazioni sia di origine sedimentarie sia magmatica, queste ultime a loro volta presenti sia in forma intrusiva sia effusiva. La porzione pedecollinare è dominata da successioni clastico-terrigene, dovute all'alternarsi di sedimenti lacustri e marini, spesso ulteriormente ricoperti da ghiaie, sabbie e limi depositati in pianura dagli antichi corsi d'acqua provenienti dalle colline oppure, nel caso delle sabbie, anche di origine eolica.

Il clima è fortemente influenzato dalla vicinanza del mare e delle colline e dal conseguente alternarsi di brezze di mare e di terra. Le temperature minime si registrano normalmente in febbraio (sempre comunque mediamente al di sopra dei 5°C) mentre quelle massime sono raggiunte ad agosto; la temperatura media annua è normalmente compresa fra i 15e i 16,5°C, inquadrando così il clima della dell'area come temperato caldo. La piovosità, assai contenuta, fatica a raggiungere i 600mm annui con il massimo di piovosità in autunno e il minimo in luglio.

Campo alla Sughera: ricerca, sperimentazione e qualità

Il mio incontro con questa interessante realtà vitivinicola bolgherese e con i suoi vini ebbe luogo, tra i Navigli di Milano, nel corso di una gradevole serata dell'autunno 2015, presso il Ristorante Fiaschetteria "Il Montalcino", grazie a una degustazione con cena dedicata ad un ristretto numero di blogger, giornalisti e addetti ai lavori. A fare gli onori di casa, presentandoci Azienda e vini, la più che competente Dott.ssa Rita Tonini, Responsabile Commerciale di Campo alla Sughera. Una serata trascorsa piacevolmente discutendo di vini, terroir e mercato mentre sulla tavola si alternavano gli eccellenti piatti preparati dallo chef de "Il Montalcino" in abbinamento ai diversi vini aziendali.

Nata nel 1998 dall'impegno della famiglia tedesca Knauf, la Tenuta di Campo alla Sughera ha alle spalle un progetto basato su alcuni punti fermi che possono essere riassunti brevemente nel concetto di produrre qualità nel rispetto del territorio. Quest'idea - veloce da scrivere - è però lunga e complessa da realizzare. Essa richiede, soprattutto per un'Azienda creata ex novo, un'approfondita fase di ricerca per imparare a conoscere a fondo, innanzitutto, le caratteristiche pedoclimatiche del territorio e, in seguito, stabilire quali vitigni impiantare, dove sia meglio collocarli e quali siano i sesti di impianto e le metodiche di allevamento ottimali. In seguito, sarà necessario conoscere profondamente le uve così ottenute per poterle vinificare in modo tale da valorizzarne al massimo le tipicità e le potenzialità.

 

Ecco quindi che, a seguito di un'accurata zonazione della Tenuta, i primi 11ha di vigneti furono impiantati nel 1998 nella porzione più alta - la cosiddetta Vigna Vecchia, a circa 60m di quota - seguiti, tra gli anni 2002 - 2004, dalla realizzazione, sul lato a mare della Via Bolgherese, della "Vigna Nuova", che si estende per altri 5ha; i vigneti sono tutti caratterizzati da una assai elevata densità di impianto (circa 9250 ceppi/ha).

Nel loro complesso, i suoli sono di natura alluvionale con depositi marini geologicamente riferibili al Pliocene. Le osservazioni stratigrafiche mettono in evidenza come, allo strato superficiale di natura sabbiosa, ne segua un altro, ghiaioso e dallo spessore di alcuni metri.

Attualmente, la composizione dei vigneti è caratterizzata come segue:

la "Vigna Vecchia", connotata da un'importante frazione sabbiosa, presenta la seguente ripartizione tra i differenti vitigni:

6ha: Cabernet Sauvignon

1,7ha: Petit Verdot

2,5ha: Merlot

1ha: vitigni a bacca bianca (Vermentino, Chardonnay, Sauvignon Blanc);

"la Vigna Nuova" è caratterizzata da una frazione argillo-limosa superiore a quella sabbiosa e presenta la seguente ripartizione:

2ha: Cabernet Franc

1,7ha: Merlot

1,5ha: Cabernet Sauvignon

La gestione delle vigne segue il pensiero della viticoltura sostenibile: i vigneti sono, infatti tutti inerbiti e, dopo la fioritura, le vigne sono trattate esclusivamente per mezzo di prodotti di rame o di zolfo; inoltre, è stata totalmente eliminata la plastica per la legatura delle viti, sostituita da materiali biodegradabili.

Il Petit Verdot e il "Campo alla Sughera"

Vitigno di origine bordolese, il Petit Verdot, pur essendo diffusamente coltivato anche al di fuori del suo territorio di origine (ad esempio in Italia, Spagna, Turchia, Portogallo, California, Argentina, Sud Africa e Australia), difficilmente viene vinificato in purezza o, perlomeno, come vitigno dominante negli uvaggi e nei tagli di tipo bordolese. Nei non frequenti casi nei quali rappresenti la varietà dominante, regala vini potenti, intensamente colorati, freschi, tannici, con ottime capacità di invecchiamento e caratterizzati da un bouquet fortemente speziato.

Tenuta Campo alla Sughera ha immediatamente creduto alle grandi potenzialità di questo vitigno nell'area di Bolgheri, investendo ben cinque anni di ricerca e prove prima di dar vita - nel 2006 - alla prima annata dell'omonimo vino, ottenuto a partire da uve principalmente Petit Verdot con l'aggiunta di piccole quantità - variabili in relazione alle caratteristiche dell'annata - di Merlot o Cabernet Franc.

Gli ottimi risultati ottenuti sono probabilmente da imputarsi, oltre che alla scrupolosa attenzione nelle pratiche di vigna e di cantina, alla ricchezza di sabbia nel suolo della "Vecchia Vigna" dove è stato impiantato il piccolo vigneto di questo vitigno (1,7ha). Le sabbie, infatti, tendono a ingentilirne le caratteristiche organolettiche, a differenza delle argille che ne esaltano la carica polifenolica e le note erbacee; un ruolo essenziale, inoltre, è sicuramente svolto dai quattro anni - di cui due in legno - che trascorrono prima della messa in commercio del "Campo alla Sughera".

Le degustazioni, ovvero Campo alla Sughera nel bicchiere

 

Campo alla Sughera - Arioso - Toscana Igt - 2014

Ottenuto da uve Sauvignon Blanc in purezza vinificate esclusivamente in acciaio, l'Arioso 2014 si presenta alla vista ricco di luce, che ne esalta il chiaro color paglierino. Il suo bouquet, fine e piacevole, apre con note di erbe aromatiche e aggraziati sentori di foglia di pomodoro, il tutto gradevolmente soffuso da sensazioni di fiori bianchi dolci, miele millefiori e frutta bianca. In bocca, conferma finezza ed eleganza: il buon corpo è sostenuto da una citrina freschezza che ne rende la beva di particolare facilità e piacevolezza; più che soddisfacente la persistenza.

Campo alla Sughera - Achenio - Bolgheri Doc Bianco - 2014

Vino giocato sulla ricerca della morbidezza, Achenio nasce da uve Vermentino, raccolte tardivamente e vinificate esclusivamente in acciaio (40%), nonché da uve Chardonnay (30%) e Sauvignon Blanc (30%), vinificate in barrique all'interno delle quali il vino svolge anche la fermentazione malolattica. Questo Bolgheri Bianco sfoggia nel bicchiere tonalità più calde del vino precedente ma sempre connotate da un'accattivante luminosità. Il naso è ampio e fine e rivela note di frutta gialla matura, frutta tropicale e fiori dolci, il tutto gradevolmente frammisto a sentori burrosi e leggermente vanigliati. L'ingresso in bocca è ampio, morbido e composto e il vino mostra corpo ed equilibrio in virtù di una freschezza ben percepibile, ma non aggressiva, nonché di una evidente sapidità, figlia del suolo e della vicinanza al mare; più che adeguata la persistenza.

Campo alla Sughera - Adèo - Bolgheri Doc Rosso - 2012

Le uve Cabernet Sauvignon e Merlot (rispettivamente 60% e 40% nel 2012 ma, normalmente, in percentuali variabili a seconda dell'annata) ci traghettano verso il rosso cuore enoico di queste terre. Adèo predispone all'assaggio sfoggiando una calda e intrigante tonalità rubino che suggerisce un vino pronto ad affacciarsi alla vita adulta. Il naso regala, in apertura, note di ciliegia, fragola e fiori rossi appassiti; una lieve e rispettosa rotazione ne arricchisce il bouquet di sentori di spezie dolci, grafite, vaniglia e tabacco, il tutto elegantemente soffuso dalle note varietali di peperone giallo; col tempo, il suo panorama olfattivo tende a "scurirsi" regalandoci sensazioni di cassis, mora, liquirizia e polvere di caffè. In bocca, Adèo si rivela pieno, succoso, caldo, molto rotondo e sostenuto da un'elegante tessitura tannica che, unitamente alla giusta freschezza, gli conferisce armonia e gradevolezza di beva; l'ottima persistenza prolunga nel tempo il piacere di questa degustazione.

Campo alla Sughera - Arnione - Bolgheri Superiore Doc - 2010

Nato a partire da uve Cabernet Sauvignon (40%), C. Franc (20%), Merlot (20%) e Petit Verdot (20%), l'Arnione 2010 rappresenta il taglio bordolese nella sua completezza. La sua struttura e la sua pienezza si palesano fin dal primo sguardo quando l'Arnione inizia a colmare il calice col suo impenetrabile color rubino. Il naso - assai scuro - si rivela immediatamente sontuoso e di grande finezza aprendo con note di ciliegia matura, Sunsweet, mora e mirtillo nero subito seguite dalle sensazioni floreali del glicine - che, col tempo, si porteranno verso la rosa rossa leggermente appassita - nonché da quelle minerali della grafite. La vaniglia - a ricordarci il sapiente uso del legno - è elegante e mai eccessivamente invasiva e tende a scomparire dal bicchiere col tempo e con l'ossigeno. Il passare dei minuti - si sa - è amico del buon vino e del paziente degustatore ed ecco quindi che il panorama olfattivo si arricchisce ulteriormente regalandoci sentori di erba fresca nonché le note agrumate del chinotto e quelle speziate riconducibili al pepe nero, alla noce moscata e ai chiodi di garofano. La sua lunga evoluzione si conclude con le sensazioni tostate e affumicate del tabacco, del cioccolato fondente e dell'incenso.

All'assaggio questo Bolgheri Superiore non tradisce le aspettative: l'ingresso in bocca è ampio, succoso e compatto e si avverte immediatamente il grande corpo di questo vino nel quale si armonizzano la morbidezza e il calore con un'ancora evidente freschezza, una marcata sapidità e una tannicità elegante pur se connotata da spunti giovanili. La lunga persistenza e la piacevolezza del fin di bocca sono la degna conclusione di una degustazione che merita di essere ricordata.

Campo alla Sughera - Campo alla Sughera - Toscana Igt - 2009

Certo non è un caso se proprio a questo vino - ottenuto nel 2009 per il 70% da uve Petit Verdot e per il rimanente 30% da Cabernet Franc - l'Azienda abbia voluto riservare il proprio nome, come a volerlo identificare non tanto come il proprio vino di punta ma, soprattutto, come quello che maggiormente ne esprime anima e filosofia. L'amore e la fiducia che la proprietà e lo staff ripongono nel Petit Verdot è, infatti, già stato ampiamente descritto poche righe or sono.

Nonostante le sei vendemmie trascorse, il Campo alla Sughera sfoggia nel bicchiere un ancor giovanile colore rosso rubino intenso. Il naso, intrigante e di indiscussa finezza, colpisce per la speziata verticalità del pepe nero - a rimarcare importanza e potenzialità del Petit Verdot - che sorregge un tappeto di profumi riconducibili al frutto scuro maturo e al potpourri di fiori rossi; col tempo, al già interessante panorama olfattivo si aggiungono sentori ematici e sensazioni di liquirizia e polvere di caffè. L'ingresso in bocca del Campo alla Sughera 2009 è compatto, pieno, succoso e immediatamente piacevole; questo vino sfoggia un ottimo corpo e si mostra capace di coniugare rotondità e carattere grazie alla ben presente freschezze e a tannini avvolgenti e setosi ma, nel contempo, in grado conferirgli equilibrio e armonia; assai lunga la persistenza. Un altro vino da serbare chiaro nella propria mente in attesa di poterlo riassaggiare.

Tutte le degustazioni sono avvenute il giorno 5 novembre 2015.

Azienda Agricola Campo alla Sughera

Località Caccia al Piano 280

57022 Bolgheri - Castagneto Carducci (LI)

www.campoallasughera.com

Email: info@campoallasughera.com