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Meet the Team - Parte 7

3 giugno 2012

Un'intervista con Alessia Bianchi


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Per questa settima puntata della serie "meet the team" abbiamo il piacere di conoscere meglio Alessia Bianchi, food and wine writer appassionata del mondo enogastronomico ed esperta della cucina a "fuoco lento" con cotture lunghe. Scopriamola insieme...

Alessia, com'è nata la tua passione per la cucina?

Prima della passione per la cucina è nata la passione per le cene con gli amici. Il giorno in cui sono uscita di casa, ed ho "abbandonato" la cucina di mia mamma, è stato il giorno della scoperta del piacere dei banchetti in amicizia. E' stato come regalarmi la casa della Barbie e farmi giocare tutto il giorno tutti i giorni. Non avevo mai preso in mano un mestolo o dosato farina e zucchero, ma amavo dedicarmi alla cura della tavola e all'organizzazione della cena nei particolari. Certo non bastava saper ben apparecchiare e ben ricevere, bisognava mettere qualcosa nei piatti pure, quindi ho iniziato a comprare riviste, libri e a fare esperimenti. Una cosa non ho mai fatto: chiedere a mia mamma consigli, lei è della filosofia "q.b., un tot, ad occhio" e non riuscivo a combinare nulla di buono. Piano piano i primi risotti buoni e poi i dolci, ad ogni cena almeno due dolci per gli amici che da lì hanno iniziato a chiamarmi Nonna Papera. La ricerca e la degustazione di nuovi prodotti con gli amici più cari è diventato un "must" nella mia vita. La convivialità e la condivisione sono i veri "valori aggiunti" al prodotto senza dubbio. Condividere e accontentare i gusti di tutti mi permette di migliorarmi e specializzarmi e di portare avanti la filosofia dello star bene insieme seduti a tavola mangiando e sorseggiando buon vino, discutendo e socializzando.

Leggendo le tue ricette, una delle caratteristiche principali è la cucina "a fuoco lento", una contrapposizione rispetto a ciò che viene propinato oggigiorno con piatti di veloce esecuzione. Pensi che il tuo modo di cucinare alcune pietanze potrebbe essere un'anticipazione di una tendenza futura di ritorno alla cucina tradizionale con cotture lunghe?

Trascorriamo la settimana correndo fra lavoro, casa e faccende in generale. Sembra che non si abbia più tempo da dedicare ai fornelli ed ogni scusa è buona per rendere più facile e veloce il tempo passato in cucina andando nei fast-food o comprando al take-away (confesso che anche latte e biscotti a volte fan comodo). Posso accettare questo solo dal lunedì al venerdì a mezzogiorno. Ma venerdì alle 18 inizia il week end ed il week end deve esser scandito da ritmi lenti, dalla convivialità e dalla buona cucina. Ad oggi le cotture lente, vanno in controtendenza con i ritmi cittadini, ma richiamano molto quelli della natura, quelli del mio paese. La domenica in particolare è la giornata slow: mi alzo al mattino presto, calzo i miei scarponcini e vado a camminare sui monti immersa nel verde e nel silenzio. Al rientro, giusto il tempo di cambiarmi, e sono ai fornelli alle prese con arrosti, brasati, bolliti o risotti. Il pasto domenicale è unico e sacro, fra pranzo e cena, un vero momento di relax e comunione con amici e parenti che con me prima hanno assaporato il profumo della natura. Non so se il mio modo di cucinare è una anticipazione di una tendenza futura, so per certo che è una buona terapia che scarica lo stress quotidiano ed è un ottimo modo di tener viva la tradizione.

Segui e ti cimenti nella realizzazione di ricette che possono essere inserite nella categoria "fashion food"?

Nelle mie ricette io mi sento molto più slow food, good food and good wine, non troppo fashion, un food semplice, di facile esecuzione ed alla portata di tutti. Nelle mie tavole invece mi avvicino un po' di più al fashion style, inteso come ricerca del giusto particolare pensato e creato per quell'ospite. Una ricercata semplicità espositiva che rispecchi le mie origini ed il mio essere.

Sei un'appassionata di etichette di prodotti, in particolare di etichette di vini. Che caratteristiche devono avere perché possano colpirti?

Adoro le etichette, verissimo. Molto spesso io scelgo il vino in base all'etichetta che ha, mi rendo conto non esser una scelta tecnica e professionale, ma è così. Sulle etichette ci sono l'insieme di tutte le menzioni, indicazioni, marchi che l'azienda ha l'obbligo di riportare e ne condivido l'utilità e la necessità. Ma a me colpisce molto l'aspetto decorativo estetico. Mi colpiscono i colori, le linee ed i significati. Fra tante ce n'è sempre una che spicca ed io vado da quella e poi da lì mi informo sul perché della scelta fatta come timbro aziendale. Una etichetta deve identificare in qualche modo il vino, ma anche rappresentare il suo produttore, a mio avviso. Quindi mi piace vederle con linee semplici, ma con un senso di movimento, mi piace vedere il colore, ma sobria, mi piace vedere la poesia, la firma, l'impronta. Ci sono etichette raffinate, etichette personalizzate, d'epoca e da collezione. Pochi giorni fa ero da Lino Maga a Broni (PV) ed ho ricevuto da lui personalmente un regalo bellissimo e per me di grande valore: mi ha donato la bottiglia di Barbacarlo etichetta 1975, la mia annata, una bellissima emozione averla in casa.

Qual è il tuo piatto preferito da commensale?

I risotti non mi stancano mai, mi piacciono tutti. Se poi me li fai con l formaggi (fontina o castelmagno) o con i porri...vengo sempre a cena da te.

Nella tua cucina sono presenti tantissime ricette dove utilizzi la birra, il vino e liquori come ingrediente protagonista o co-protagonista . Quando ti sei appassionata e quali sono stati i fattori che hanno influenzato questo tuo modo- peraltro molto apprezzato tra chi ti segue- di cucinare (e bere)?

Diciamolo pure, la cucina di Dolcezze di Nonna Papera è una cucina ubriaca. Ho la tendenza a rovesciare birra, vino ed altri liquori in tutte le pentole, pirofile o piatti. Negli anni ho iniziato ad apprezzare, oltre che il buon mangiare, anche il buon bere. Mi sono avvicinata alla cultura della birra e alla degustazione dei vini frequentando corsi e partecipando ad eventi a tema. Un giorno poi mi sono accorta che, ad unire buon cibo e buon vino, non solo come abbinamento, ma proprio come metodo di cottura, i risultati erano ottimi. Si crea un'alchimia culinaria. Cucinando si ottiene sempre uno "scambio aromatico" tra l'alimento di origine animale o vegetale ed il liquido in cui viene cucinato ( acqua, vino, brodo, succo di pomodoro, birra, latte o altro). Cucinando poi con il metodo a fuoco lento e con il coperchio, il cibo assorbe i vapori che si creano all'interno del tegame, cedendo i suoi succhi al liquido di cottura, che si trasforma così in un intingolo sublime. Con il vino e la birra il tutto prende un sapore diverso, strutturato, la carne diventa più tenera e saporita. Ma non solo la carne, tutti i miei risotti e tutte le mie paste.

Come hai scoperto la tua passione per la scrittura?

Nella vita parlo poco e ascolto molto, sono una psicologa mancata ed una filosofa laureata. Mettere nero su bianco i propri pensieri è lasciare un segno, ed io, parlando poco, ho pensato che, scrivere di ciò che mi piace e delle mie esperienze, potesse essere un modo per comunicare senza quella timidezza che mi contraddistingue dal vivo. Non ho mai avuto la presunzione di saper scrivere bene, ma mi sono accorta che mi leggevano in molti e che apprezzavano, quindi ad oggi credo di aver trovato il mio modo di trasmettere. In maniera semplice e lineare, come sono io.

Vivi a Faggeto Lario la frazione Lemna . Com'è il tuo rapporto con le sue tradizioni culinarie?

"A tavula sa ven mai vecc"

"La pulenta la cuntenta"

"Mangia e tas, se ta voret vif in pas"

Sono solo esempi di detti laghee. Lemna è una piccolissima frazione del comune di Faggeto Lario. Stiamo parlando della cucina lariana, fatta di sapori del lago, dei monti e del contrabbando. Polenta e missoltini è un classico, la supa de scigulin un toccasana per le fredde sere invernali ed il paradell il dolce tipico da gustare semplicemente con lo zucchero sopra. Io cucino molto spesso i piatti tipici, mi fanno sentire a casa e mi fanno sentire di continuare una tradizione familiare. Molte ricette vengono tramandate da generazione in generazione, non esistono sui libri o su internet. La classica che mi ricordo, e che mi piace riproporre in alcun cene, è la petamura. Mi fa tornare alla mente gli anni dell'infanzia, gli anni in cui ci si trovava alla fontana grande del paese e si mangiava tutti insieme, nelle sere calde di agosto, paesani e villeggianti, questo dolce che altro non è che un budino al vino. Poi noi siamo molto polentoni e la polenta richiama la cucina slow, richiede cura e tempo ai fornelli, anche se anni ed anni fa esistevano i pulentatt, venditori di polenta che offrivano ai passanti la possibilità di un pranzo all'aperto veloce o, per chi preferiva, offrivano la possibilità di portalo a casa, quindi un po' gli antenati del fast food di oggi.